Dall’inizio della crisi sempre peggio i conti pubblici italiani

di REDAZIONE

La crisi iniziata nel 2008 ha causato un sensibile deterioramento delle condizioni della finanza pubblica nei paesi europei: l’indebitamento netto della PA nel complesso dell’area dell’euro ha raggiunto il 6,4% del Pil nel 2009 ed e’ sceso gradualmente negli anni successivi, raggiungendo il 3% solo nel 2013. Lo rileva il Rapporto Istat 2014, precisando che durante la crisi, il rapporto debito pubblico/Pil e’ salito nell’area euro di oltre 26 punti percentuali, dal 66,2% nel 2007 al 92,6% nel 2013, superando di 19 punti percentuali il picco storico.

In Italia il rapporto debito/Pil e’ salito al 132,6% nel 2013, con un aumento di oltre 29 punti dal 2007, circa 12,5 punti oltre il massimo del 1996. L’evoluzione negativa dei conti pubblici e’ dipesa soprattutto dagli effetti della recessione economica, da un aumento della spesa per interessi e, in misura minore, dall’attuazione di politiche fiscali discrezionali espansive. In Italia, il percorso di risanamento fiscale riprende dal 2010, in seguito all’attuazione della procedura di infrazione per deficit eccessivo, e si rafforza sensibilmente a partire dalla meta’ del 2011, in risposta al brusco aumento del premio di rischio richiesto dai mercati per sottoscrivere il nostro debito pubblico.

La dimensione delle manovre fiscali attuate complessivamente in Italia dal 2010 e’ stata notevole (pari a -15 miliardi per il 2011, a -75 miliardi per il 2012 e a -92 miliardi per il 2013), ma gli effetti sul miglioramento dei conti pubblici sono stati in gran parte limitati dal cattivo andamento dell’economia, che ha raffreddato in particolare la dinamica delle entrate. La dinamica delle spese, meno sensibili al ciclo economico rispetto alle entrate, ha registrato andamenti coerenti con gli obiettivi, risultando sostanzialmente stabile tra il 2010 e il 2013, in seguito alla riduzione soprattutto della spesa per il personale (-7,9 miliardi), degli investimenti fissi lordi (-6,6 miliardi) e dei consumi intermedi (-3,3 miliardi) e nonostante l’aumento della spesa per interessi.

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3 Comments

  1. Comitato Ultimi Veri Venexiani says:

    L’Euro non ci ha salvato da nulla, a parte che nel valore ridotto degli interessi sul debito sovrano.

  2. Roberto Porcù says:

    In Italia non viene fatto nulla per ridurre la spesa pubblica e ridare fiato alle imprese produttrici.
    Per ridurre la spesa bisognerebbe ridurre numero e retribuzione di coloro che hanno a ché fare con il palazzo: ma questi sono maggioranza nel paese e di tagliarsi i ciribei non hanno alcuna intenzione.
    Bisognerebbe ridurre le tasse e gli adempimenti fiscali idioti alle imprese, ma questi ultimi sono stati inventati per giustificare l’assunzione di chi ha il compito di seguire le importanti pratiche ed il prelievo fiscale potrà solo aumentare per assecondare gli appetiti solo crescenti dei padroni del palazzo.
    Su Renzi non bisogna fare affidamento, è di sinistra e chi lo sostiene è di sinistra. Lo tengono lì per prendere voti, ma che non si azzardi a tagliare.

  3. silvano polo says:

    Articolo deludente e anche distorsivo.
    “In Italia il rapporto debito pubblico/PIL è salito al 132,6 % nel 2013” solo che nessuno ci dice se il denominatore (PIL) è corretto, cioè se i 1.570 Miliardi di euro considerati (che è il massimo – sempre “teorico” (!) – del 2007, cioè ante-crisi) sono quelli di oggi, quando invece i giornali economici (SOLE24ORE) parlano di un calo di (almeno) un 10%, cioè 1.400 miliardi o poco più. E allora quel rapporto diventerebbe 150% … !!!!!
    Infine, basterebbe riflettere sul trend dell’andamento del debito per … non aggiungere più nulla :
    1. dal 1994 al 2001 (31/12) il debito pubblico è cresciuto ad una media di 35 miliardi l’anno,
    2. dal 2002 (entrata nell’euro) al Nov. 2011 (Governo Monti) è cresciuto di 55 miliardi l’anno
    3. dal nov. 2011 (Monti) a marzo 2014 è cresciuto di 100 miliardi l’anno.
    Domanda : “da cosa ci avrebbe salvati l’euro ?”

    Tanti cari auguri per il futuro.

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