DALLE ALPI STRATEGIE PER UN NUOVO ASSETTO TERRITORIALE

di CHIARA M. BATTISTONI

Il 5 settembre, in Val Poschiavo, Cantone Grigioni, si aprirà la Settimana Alpina dedicata alle “Alpi rinnovabili”, quattro giorni di convegni, seminari e laboratori, a chiusura dell’anno di Presidenza Svizzera della convenzione delle Alpi. Per qualche giorno Poschiavo, che dell’omonima valle è il centro di riferimento, si trasformerà nella capitale delle Alpi, il crocevia di culture, di stili di vita, di approcci diversi alla montagna che in comune hanno amore e passione delle genti per le proprie terre. A poco più di 15 km dalla valtellinese Tirano, Poschiavo, col suo borgo medievale, le chiese cattoliche e protestanti una a fianco dell’altra, il Museo poschiavino (in cui fino al 19 ottobre è di scena l’esposizione “I Grigioni ela Valtellina”, che racconta della conquista grigionese dei contadi di Bormio e Chiavenna e della Valtellina), è un gioiello di storia alpina, un esempio vivo e dinamico di ciò che sa essere il federalismo rossocrociato.

Probabilmente per molti di noi Poschiavo è sinonimo di Trenino Rosso del Bernina, per via della ultracentenaria Ferrovia Retica, ora Patrimonio Mondiale dell’Unesco (una delle tre ferrovie al mondo riconosciute Patrimonio dell’umanità). Poschiavo, però, è molto altro: poco più di 3300 abitanti, è capoluogo di una valle suggestiva e aspra, valico cruciale verso l’altopiano dell’Engadina e le vette del gruppo Palù – Bernina. Un paese tutto da scoprire: negli ultimi anni, molte le antiche dimore ristrutturate; ai tradizionali percorsi storici si sono aggiunti itinerari naturalistici tra le marmitte dei giganti di Cavaglia (il Giardino dei Ghiacciai) e le stazioni dell’EcoSentiero che da Cavaglia raggiunge Ospizio Bernina, passando per le centrali idroelettriche di Palù. Un territorio difficile, per profilo altimetrico e caratteristiche geo-morfologiche, amato, curato e rispettato, che quest’anno (non è la prima volta) ha visto ricomparire l’orso bruno, poi migrato versola Val Zebrù, la valle pensile italiana che affaccia sulla Valfurva, a qualche decina di chilometri in linea d’aria dalle montagne della Val Poschiavo.

Francia, Germania, Italia, Austria, Lichtenstein si incontreranno qui, ai piedi del Passo Bernina, la via maestra verso l’Engadina, uno degli altopiani abitati più alti d’Europa, in cui vive buona parte della comunità elvetica di lingua romancia, la quarta lingua nazionale della Confederazione. Qui discuteranno di Alpi rinnovabili, di politiche integrate, di approcci sostenibili allo sviluppo delle comunità alpine; qui dibatteranno di crescita sostenibile e sarà interessante scoprire le diversità di approccio, visto che dei Paesi presenti ben tre hanno ordinamento federale. Per me, soprattutto, sarà interessante ascoltare le esperienze altrui per verificare se il vento centralista che soffia oggi sull’Italia, più volte invocato in questa torrida estate nella gestione delle politiche territoriali, possa avere motivazioni scientifiche accettabili, sia cioè capace di proporre modelli concreti di crescita che, superando le specificità del territorio, sappiano armonizzare territori che armonizzabili non sono, senza perdere la ricchezza culturale, amministrativa, organizzativa espressa dalle specificità.

Una Svizzera nella Svizzera

Il Cantone Grigioni è una sorta di Svizzera nella Svizzera, un crogiuolo di diversità: se avete occasione di transitare per la stazione di Coira, la capitale, alzate gli occhi prima di sbucare con la scala mobile sull’ampia piazza. Noterete due sagome luminose intersecate; una blu, l’altra rossa. Non ho potuto verificare l’intuizione, ma mi sono fermata a osservarle; il rosso rappresenta i confini della Confederazione, il blu quello dei Grigioni. Le due sagome sono quasi sovrapponibili, semplicemente hanno dimensioni diverse! Questioni geografiche a parte, i Grigioni sono una sorta di Svizzera nella Svizzera anche dal punto di vista amministrativo; oltre a essere il Cantone più esteso, popolato da 191.000 abitanti, su una superficie di 7.106 chilometri quadrati, è l’unico trilingue; i cittadini appartengono a gruppi linguistici ben distinti; il 68% parla tedesco, il 15% romancio, il 10% italiano, oltre a un 7% di altre lingue. Una miscellanea culturale, linguistica, confessionale stimolante che fa dei Grigioni una terra di frontiera nella frontiera, davvero capace di plasmare l’unità nella propria diversità; un Cantone, tra l’altro,  costretto a misurarsi con un territorio che per il 90% ha una quota superiore ai1200 metrisul livello del mare, soggetto dunque a tutti i rigori tipici dei lunghi inverni. I Grigioni, inoltre, sono il Cantone dei Comuni; nel 1524, grazie al “patto federale generale” le tre Leghe in cui erano organizzati i Comuni della zona diedero vita al “Libero Stato delle Tre Leghe”, una sorta di stato federale in cui ogni comunità conservava ampia autonomia; solo nel 1803, con l’Atto di Mediazione, i Grigioni diventarono un Cantone della Confederazione Elvetica. In qualche modo, nelle “terra grischuna” si anticiparono e si anticipano i grandi temi che poi caratterizzano l’intera Confederazione. Dal 2011, per esempio, è in fase di sviluppo la ristrutturazione radicale del territorio (immutato da 160 anni) con la proposta di aggregazione di numerosi Comuni. Con 178 Comuni (di cui un centinaio con meno di 500 abitanti), 39 circoli, 11 distretti, 13 corporazioni regionali e oltre 400 forme diverse di collaborazione intercomunale, il Cantone, ha osservato il Governo di Coira, è sovra strutturato. Per semplificare, osserva sempre il Governo, è necessario promuovere aggregazioni comunali con approccio bottom – up (dal basso verso l’alto) e riforme territoriali dei livelli intermedi con approccio top – down. Non crediate che le obiezioni identitarie sollevate dai cittadini grigionesi siano molto diverse da quelle di casa nostra, che si tratti di Comuni, come nell’estate del 2011 o di Province, come nell’estate 2012. La differenza sostanziale è che nei Grigioni sono chiari a tutti i capisaldi del federalismo: il potere deve essere quanto più possibile vicino al cittadino; perciò il Comune, per essere tale nella piena autonomia, deve avere la possibilità di realizzare i propri compiti. Se la frammentazione diventa un ostacolo al principio della sussidiarietà e della sovranità comunale, è necessario intervenire; la nuova identità passa proprio per l’aggregazione.  Aggregarsi, dunque, non significa affatto perdere la propria identità, significa riguadagnare il proprio ruolo attivo e autonomo all’interno del Cantone. Intendiamoci, immagino che qui come in tuttala Svizzera, non sia affatto semplice convincere i cittadini ad aggregarsi; il segreto però sta nell’adottare un approccio dal basso; sono i Comuni a scegliere liberamente di unirsi, beneficiando anche di agevolazioni.

Il Governo di Coira si attende che entro il 2020 il numero dei Comuni sia ridotto a un centinaio; tutto però dipenderà dalle scelte dei cittadini.

Dai Comuni alle Regioni

Di pari passo procederà la riforma territoriale che coinvolge invece il livello intermedio di gestione, in cui oggi ci sono circoli, distretti e corporazioni regionali, qualcosa di simile alle nostre Province e alle Comunità Montane. In questo caso l’approccio scelto è dall’alto al basso (proprio come si sta cercando di fare a casa nostra): è il Governo a proporre al Gran Consiglio (il Parlamento cantonale) le nuove regioni, mentre i cittadini sono chiamati a votare la riforma delle Costituzione, indispensabile per attuare il nuovo assetto.

Nel 2011 il Governo di Coira propose di strutturare il livello intermedio in cinque – otto regioni predefinite, da creare entro il 2013 con una modifica costituzionale. Nella seduta di marzo 2012, la proposta del Governo al Gran Consiglio ha ampliato il numero delle regioni previste, portandole a undici, attive dal 2015, a cui seguirà il successivo e graduale scioglimento dei circoli. Le regioni, di fatto, dovrebbero riunire i distretti e le corporazioni regionali attuali, per essere l’unico ente giuridico costituzionale futuro accettato tra Cantone e Comuni. Dovranno servire ai Comuni per adempiere ai compiti sovracomunali ed essere strutturate secondo le regole della collaborazione intercomunale; saranno enti di diritto cantonale. Si vedranno delegate la giurisdizione civile e penale degli attuali distretti. Non avranno invece competenze fiscali e legislative perché, non dimentichiamolo, il federalismo rossocrociato si costruisce solo su Comuni e Cantoni (e Confederazione in ultima istanza). Spetterà invece alle Regioni occuparsi della pianificazione territoriale e del piano direttore regionale.

Ora, perché la riforma diventi operativa si dovrà passare dalla revisione parziale della Costituzione cantonale, soggetta a votazione popolare, già fissata per domenica 23 settembre 2012. Uscirà dalle urne, dunque, la riforma che darà modo a Governo e  Gran Consiglio di modellare il nuovo assetto amministrativo grigionese. Ancora una volta siamo di fronte a un esempio illuminante di  democrazia diretta, in cui cittadini e organismi rappresentativi interagiscono per costruire insieme il proprio futuro, scegliendo strategie complementari.

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2 Comments

  1. caterina says:

    a due passi dall’itaglia è tutto un altro mondo a livello di partecipazione nella gestione del territorio e delle sue strutture, eppure le situazioni ambientali sono identiche.
    Da noi è il centralismo esasperato che ci frega… si pretende di disporre e legiferare per le vallate di montagna standosene a Roma e poi a Milano o Venezia, e decreti e postille e regolamenti sono studiati a tavolino per riferito attraverso i mille rivoli della burocrazia, per cui il prodotto finale non è mai adeguato alla realtà e comunque sempre tardivo. Intanto un argine crolla, un terreno smotta, un fiume tracima… e la gente del luogo resa impotente subisce gli eventi anzichè partecipare a prevenirli.

  2. Diego Tagliabue says:

    Sperem che vegn för quai cos’ da bon!

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