Dalla strage del carabiniere alla società che si sgretola. Il mandante? Credere e cedere solo ai “diritti” di tutti

giustizia

di SERGIO BIANCHINI – L’altra mattina ascoltavo radio Maria in macchina e l’ottimo padre Livio raccontava la disastrosa vicenda del carabiniere che ha sterminato la famiglia e poi si è ucciso. Episodio ormai di cronaca quotidiana a cui lui stesso (padre Livio) non sapeva come rispondere. Sono drammi annunciati, con richieste di aiuto alla polizia, con evidenze agghiaccianti ma non si riesce a fermarli. In aggiunta ha letto la cronaca di un prete a Cremona che ha sospeso le funzioni perché un pazzo lo insegue e minaccia di ucciderlo entrando anche nei locali affollati della chiesa. Polizia e carabinieri intervenuti varie volte, con accorate esortazioni, ma la cosa continua.

La conclusione di padre Livio, che è un uomo molto intelligente e concreto, è stata che c’è “un vuoto legislativo”. A mio parere non c’è il vuoto. Basterebbe applicare le norme penali contro le minacce, le aggressioni, il disturbo della quiete pubblica.

Sono norme cadute in disuso a causa di complicità culturali che per anni furono di massa, soprattutto quella sulla quiete pubblica. Generazioni intere negli ultimi 50 anni hanno aborrito la quiete pubblica e desiderato vite emozionanti e galoppanti.

Più volte ho segnalato le canzoni dell’amatissimo De Andre che invitano all’omertà nei confronti dell’assassino e delle puttane e la complicità contro le forze dell’ordine. Ma è stato così. Tutti abbiamo fatto i liberal …gratis.

La realtà ci sta ormai dimostrando ogni giorno che la società liberata dalle protezioni storiche, sia culturali e morali che coercitive, si spappola e la prepotenza di minorane di pazzoidi, che perdono il senso profondo del limite, disgrega la vita collettiva.

Tra parentesi segnalo che spesso i pazzoidi profittatori della mancanza di autorità spesso la desiderano e ne sarebbero i primi sostenitori.

Ne abbiamo una prova macroscopica nella vita quotidiana delle nostre classi dove la retorica perdonista ha reso ormai quasi tutte le classi ingovernabili.

Ma i santoni, gli intelligentoni, ancora oggi non vogliono prendere atto della nuova situazione e continuano a fare la lotta contro…l’autoritarismo.

Ne abbiamo avuto la prova a Gorgonzola l’altra sera alla conferenza di Ezio Aceti che urlava contro i metodi educativi tradizionali gettando anatemi contro genitori, professori e preti che si impongono alla vecchia maniera e non liberano e non amano. Dove vive costui?

Ma il nodo vero è proprio nella nostra incapacità di coniugare la libertà con l’ordine e la tranquillità pubblica. La mia generazione combattè contro l’autoritarismo chiedendo più libertà individuale. Sotto colpi poderosi e di massa l’impianto culturale e giuridico che difendeva l’ordine pubblico e la quiete pubblica si è spappolato. Oggi capiamo che bisogna ricostruirlo.

Certo non possiamo semplicemente tornare da un eccesso a quello opposto. Dovremmo avere capito che liberismo e collettivismo, interesse dell’individuo e quello della collettività vanno coniugati ed estesi insieme. Ho spesso citato il rifiuto generalizzato dell’allontanamento dall’aula dell’alunno che disturba. Una misura semplice, efficace, non invasiva. Eppure messa “fuori legge” nelle nostre scuole dove notissime immagini documentano il degrado della classe e la rinuncia dei docenti al buon governo della stessa. Rinuncia disperata che a volte degenera nell’eccesso opposto e cioè perfino in atti inconsulti di violenza fisica. Sono rari ma crescenti. Oggi il compito di castigo, non scritto in alcun regolamento, è la minaccia più usata assieme alla negazione della gita scolastica e alla nota…collettiva. Tutte misure non dette, legalmente insostenibili, ma di vastissimo uso.

Non ritornare semplicemente all’opposto autoritario dell’ultraliberismo vuol dire che bisogna organizzare una sostenibile vita quotidiana adatta alla grande maggioranza ma prevedere anche misure precise per la gestione ordinaria delle frazioni in sofferenza o in difficoltà. Con percorsi e risorse specifiche. E che anche l’emergenza deve prevedere misure, anche energiche fino all’ efficacia vera, di contenimento e successiva gestione del deragliamento individuale.

Io nella scuola ho applicato questi criteri trovando anche soluzioni efficaci. Orari personalizzati per i casi limite, allontanamento dalla classe dei disturbatori che spesso desiderano e acconsentono ad una estrazione fatta senza disprezzo e brutalità ed accompagnata da una persona dedicata a spiegare, consolare, ammonire, ricucire.

La chiesa cattolica finì sotto accusa perché sosteneva la predominanza benefica della morale sull’individuo, cioè dei diritti del tutto sul diritto di ciascuno. Temendo l’isolamento si è adeguata al dirittismo dominante coniugandolo a modo suo e cioè a favore degli ultimi e dei più fragili ma non potrà non riconoscere la necessità e perfino la prevalenza dei diritti del tutto cioè del clima relazionale generale che vediamo ogni giorno più compromesso.

Chi darà voce e difenderà questo clima, questo ente impalpabile e non posizionabile che però permea ogni persona, ogni cosa ed ogni evento quotidiano? Dovrebbe essere sia compito della morale, in primo luogo la chiesa, che dello stato. Per ora entrambe sembrano in paralisi.

L’impianto teorico ancora dominante rifugge da queste considerazioni sia culturali che organizzative. Si sta riproponendo una insolubile diatriba tra liberismo, ancora dominante, ed autoritarismo crescente. Diatriba che fotografa la situazione ma la pietrifica. Dobbiamo soffrire ancora molto per cambiare decisamente e consapevolmente rotta.

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