Dalla rassegnazione all’Indipendenza, domani assemblea a Milano

di STEFANIA PIAZZO

Domani, domenica 27 ottobre, con inizio alle ore 9.30, all’Hotel dei Cavalieri di piazza Missori 1 a Milano, si svolge l’assemblea del movimento Indipendenza Lombarda dal titolo “Dalla rassegnazione all’indipendenza”. La manifestazione è aperta a tutti coloro che vogliono partecipare. A sostegno dell’appuntamento ripubblichiamo l’articolo con cui Stefania Piazzo ha concentrato il senso dell’iniziativa.

 

La rassegnazione quotidiana del niente che avanza. La consapevolezza di vivere in uno stato fallito anche per aver tradito l’appuntamento con la svolta, quando 17 anni fa un milione e mezzo di cittadini del Nord scesero in strada, con una normalità disarmante, per dire sì ad una Padania libera. Era una dichiarazione di indipendenza che evocava come in America il diritto alla felicità, il dovere di garantire alle nuove generazioni un futuro, non una rovina.

Oggi si è punto e a capo, tra il dire e il non fare, nell’astratta concretezza di progetti macroregionali che non scalzano né la crisi d’identità, già svenduta peraltro per altri fini di occupazione, né la necessità di accelerare la coniugazione di un passo cruciale per la libertà: la giustizia sociale. Non esiste democrazia. Né vi sono leader in grado di essere disposti a tutto per la libertà. E’ ancora tempo di mediazione? O serve altro? Questa è la cronaca di una mattina qualsiasi scorrendo le prime notizie.

Sette cittadini su dieci temono la crisi. (Coldiretti). All’estero vedono l’Italia come un morto che cammina. Troppa ignoranza nella classe dirigente (Giovani Confindustria). Alitalia salvata all’ultimo minuto, una pezza. (Cgil). Pensioni, messa in sicurezza non assicura il futuro (ministro del Lavoro governo Letta). Scioperi, si ferma la metropolitana di Milano. Scioperi, gli operai del Sulcis occupano i pozzi. La legge di stabilità delude la maggioranza del Paese (indagine Ixè). Poche ore di agenzie e la fotografia dell’Italia è pronta.

La crisi non è solo quella dei partiti, semmai è l’effetto terminale che travolge anche le ideologie, ma alla base la crisi è quella della democrazia. Da lì nasce la rassegnazione al non cambiamento. I partiti sono la forma che si è data nel tempo la nostra democrazia occidentale. E i tirannucci che da destra al centro e a manca, pure negli spazi cosiddetti delle autonomie, imperversano, hanno fatto scadere la democrazia in un esercizio di demagogia.

Esiste così la demagogia anche sull’indipendenza, sul facile estorcere un voto al gonzo elettore, al bifolco che spera nel messia carismatico. Accade, è accaduto. A essere in crisi non sono i partiti, e nemmeno le ideologie, ma un certo tipo di democrazia. È perché la democrazia è in crisi che sono in crisi i partiti come tali, non perché la democrazia stessa ne abbia bisogno in sé e per sé, ma perché essi sono la forma principale che la democrazia occidentale si è data, per fotterci il voto e una delega in bianco.

Val la pena ribadire che la demagogia non ama l’educazione (e val la pena rimarcare che democrazia, la paideia, è e-ducare, saper tirar fuori). Quindi i demagoghi, i politici dell’autonomia nei vagoni separati della metropolitana, non amano la cultura e il confronto, comunicano luoghi comuni alle masse. E riscuotono il consenso sui barconi degli schiavi. Fanno senatori i loro cavalli, lasciano che le scuole siano e restino appannaggio di chi forma le nostre generazioni all’indifferenza di massa  e alla cultura di Roma. Con cui trattano per non sparire. Per l’indipendenza al Nord non si sono visti grandi colpi di scena. Tranne i Serenissimi sul Campanile. E il loro abbandono politico, una presa di distanza che ancora oggi interroga le coscienze.

In Padania, nessuno può ancora paragonare la lotta di liberazione con i gesti estremi di libertà alla Bobby Sands. Con lui, morirono anche altri 9 membri della resistenza irlandese. I nostri politici “macroautonomi” li vediamo, al contrario, imbolsiti e preoccupati di dispensare cariche.  L’autonomia, anche la più minima, non si conquista con la tattica dei ruffiani e degli adulatori, della continua dei piccoli passi inconcludenti. In 25 anni nulla è stato conquistato.

La lezione irlandese oggi ci serve ancora per uscire dalla rassegnazione e per specificare che la politica deve anche essere estranea al compromesso. La libertà ad un certo punto impone scelte radicali, non può scendere a patti. O sì o no. O un risveglio, per scuotere chi è stato assopito dalla demagogia, o è rassegnazione.  Il nome del mondo è potere oppure la ricerca dell’uomo che supera i confini del mondo, pure quello della democrazia apparente dei partiti e dei loro tirannucci.

Gli Strikers muoiono martiri, non disperati. Come gli studenti di Tien An Men. Come Jan Palach a Praga nel 1968. Come gli insorti di Budapest, contro i carri armati sovietici, nel 1956. Come il Catone di Dante Alighieri, che «libertà va cercando chè sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta». Come una lunga schiera di uomini liberi … Muoiono uccisi dal terrorismo di Stato, non suicidi. Muoiono per svegliare il loro popolo, e anche noi”, scriveva Giuseppe Reguzzoni in una eloquente analisi del fenomeno irlandese.

Ira come vizio, ma ira anche come virtù, antidoto all’indifferenza, all’accidia. Ira giusta, quella che si ribella all’ingiustizia. Un bel “temete l’ira dei mansueti”, oppure il salmo 58, “Il giusto si rallegrerà nel vedere la vendetta; si laverà i piedi nel sangue dell’empio”. Oppure secondo il pensiero di san Tommaso d’Aquino:

«Colui che allo scopo di liberare la patria uccide il tiranno viene lodato e premiato quando il tiranno stesso usurpa il potere con la forza contro il volere dei sudditi, oppure quando i sudditi sono costretti al consenso. E tutto ciò, quando non è possibile il ricorso a un’istanza superiore costituisce una lode per colui che uccide il tiranno».

Noi siamo nella fase in cui il tiranno è a portata di tiro ma il suddito dorme ancora, diseducato dalla demagogia.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

5 Comments

  1. CAMUNIA NASCIU' says:

    Queste assemblee si dovrebbero fare al pomeriggio di domenica perché qualcuno durante la settimana lavora e anche se dovessero partecipare solo qualche decina di persone in piu’ sarebbe sempre a vantaggio dell’organizzazione, infatti non ho mai capito perché la frega nord i Pontida Venezia Milano e tutte le manifestazioni nazionali le facevano e le fanno di mattina , sia chiaro che per il sottoscritto e penso come per altri migliaia di ex militanti l’orario contava fino ad un certo punto ,parlo piu’ che altro per quelle persone che della politica indipendentista non ne sanno nulla o comunque persone da avvicinare all’ideale ,ma a quanto pare a questo partito chiamato lega nord italia poco o niente gliene fregava o comunque faceva comodo non aggregare magari gente che potevano fare la differenza in campo politico ,ma quelli e meglio non aggregarli o comunque espellere quelli che erano gia dentro

  2. emilia2 says:

    Mi sembra che l’articolo istighi alla violenza.

    • Castagno12 says:

      Ciò che le sembra questo articolo non è di alcuna utilità alla nostra causa di sottomessi.
      La sua sensazione non interessa a nessuno.

      Piuttosto, se il suo cervello riuscirà a partorire una idea utile sul da fare (cose concrete, che portino risultati), ci faccia sapere.
      Ci tenga informati. Grazie.

  3. Castagno12 says:

    In base a ciò che conosco, mi risulta che, nell’attuale contesto, è tecnicamente impossibile ottenere l’Indipendenza per la Lombardia o per altre Regioni del Nord.italia.

    Si possono inoltrare richieste, ma senza illusioni.
    Poi, circa un eventuale referendum in Lombardia o nel Veneto, una risposta favorevole dei residenti, non è per nulla scontata.

    Le due disgrazie, l’Ue e l’€uro, anche se costituiscono un blocco con vistose crepe, per il momento non consentono distacchi, allontanamenti di chi si trova nel gruppo degli intruppati, dei sottomessi.

    Quindi è fondamentale agganciare quei Partiti e Movimenti europei favorevoli all’uscita dall’Ue e dall’€uro.
    Un gruppo molto grosso aumenterà le probabilità di successo.

    Ritengo ottime le proposte fatte a Beppe Grillo, indicate da Angelo Baraggia nel suo articolo postato il 25 Ottobre u.s.

    Una risposta di Grillo farà capire all’elettorato italiano da che parte sta il M5S.

    Se sarà per il SI’, contribuirà ad ingrossare le file di chi intende affrontare i problemi fondamentali della Emissione di Valuta / Sovranità Monetaria / Bankitalia.(ora Privata).

    Il Governo Mondiale, che ora presenta evidenti difficoltà (vedi USA e Ue), dovrà essere attaccato su più fronti ad opera di grossi gruppi (Partiti e Movimenti), compatti e risoluti.

    Sarà determinante l’azione di sostegno da parte del popolo che intende reagire. E lo si potrà stimolare buttandogli in faccia realtà incontestabili anche se indigeste.

    Certo che una popolazione che aiuta finanziariamente il Sistema può solo essere di danno.

    Insomma il popolo del Nord italia, per il momento disinformato e inconcludente, si agita solo a vuoto. Rappresenta una grossa incognita, un grosso scoglio, o meglio, UNO SCOGLIONE !

  4. ingenuo39 says:

    Movimento Indipendenza Lombarda dal titolo “Dalla rassegnazione all’indipendenza”? Prima che lo facciano gli altri, mi censuro il mio commento.

Leave a Comment