Dalla gente all’…ente. Parabola del green power: il Nord è sede vacante

di GIULIO ARRIGHINI E ROBERTO BERNARDELLI*

C’erano una volta i sindaci. Quelli che facevano sistema con le loro ordinanze in materia di immigrazione e anagrafe, controllo del territorio e sicurezza.

La classe di governo della Padania era quella. Veniva da lì. Lo diceva bene Cattaneo che “I Comuni sono la nazione nel più intimo asilo della sua libertà”. I Comuni, piccole patrie, risposta a quel paese che anni fa già il Censis descriveva come ridotto a “mucillagine, a poltiglia senza collante”. Una società che ha perso i confini della propria identità, smarrita tra “contrasti e vulnerabilità” mentre l’unica bandiera che può ancora sventolare è quella del municipio, del campanile che si è conficcato come un bastone appuntito nel cuore del sistema.
L’appartenenza al territorio è stata sempre la chiave di tutto. Nella crisi della politica, l’autogoverno locale è diventato il modello da esportare. Buon governo, non longa manus del governo. La gente chiede più sindaci, meno prefetti, meno magistrati bizantini. Volti credibili, progetti credibili. Questa volta, non ha funzionato. Il tonfo del centrodestra e, in particolare, il vuoto sismico del Carroccio, scompone sul tavolo i pezzi di una sconfitta annunciata ma non irrimediabile per la questione settentrionale, che non sparisce anche se spariscono gli uomini che ne hanno cavalcato le ragioni.
Scriveva Vittorio Feltri:“Dopo oltre 20 anni di attività, il Carroccio viene così preso sul serio dagli stessi politologi e commentatori di pronto intervento che lo avevano sempre snobbato… La Lega, autentica novità… ha trovato terreno per espandersi. Finché persino i soloni della pubblicistica nazionale sono stati costretti, davanti a risultati elettorali impressionanti, a prendere atto che il movimento padano non è un temporale passeggero bensì una mutazione profonda della società italiana”. Era l’aprile del 2010 e Panorama titolava: L’onda verde.

Oggi, a soli tre anni di distanza da quel pieno di uomini e nomine, molte nomine, al quale il settimanale dedicava ampio spazio con un richiamo a tutta pagina “Nomi e cognomi dei 100 uomini d’oro di Bossi”, ci chiediamo: come è stato possibile in tre anni bruciare un patrimonio costruito in un quarto di secolo? La mutazione profonda l’ha avuta chi rappresentava il Nord, non certo la società italiana.
La risposta la danno i titoli interni del settimanale già tre anni fa: Boiardi verdi. Municipalizzate. Millepoltrone.Il servizio inizia laconicamente così: “Quando Giancarlo Giorgetti tira fuori dalla tasca interna della giacca la sua agendina nera, qualcuno nella Lega Nord spera. In una poltrona, in un incarico, in un mandato”.Ma il green power che fine ha fatto? Che risultati elettorali ha portato? Che consenso ha raccolto la distribuzione degli uomini negli enti? Quello che era il più grande partito rappresentativo del Nord sulla carta sta sparendo. E la responsabilità non arriva solo dal presente. E’ il lascito di un lasciar fare.E che rivoluzione sta arrivando dal Pirellone? Che “pathos” nell’annunciare la provocazione al sistema?Eppure il Pd, quanto a nomine, persino a banche amiche, non è da meno. Anzi. E’ da quando esiste, prima il Pci, poi il Pds, poi Pd… che occupa prima degli altri. Meglio e di più. Ma il Pd non rappresentava la rivoluzione. Il Carroccio sì. La rappresentava. In Lombardia ha vinto, il febbraio scorso. Maroni era riuscito ad entrare in sintonia con le ragioni dei “piccoli”, come scriveva Di Vico l’indomani della vittoria. Il Pd aveva perso con Bersani e 16 milioni di italiani, ricordava Mannheimer, avevano cambiato lido elettorale. Insomma, tra vincitori e vinti, in realtà il Paese era davanti a tre minoranze impotenti. Il centrodestra vincente ma non governante, la sinistra vincente ma non governante, il grillismo vincente ma non governante. Bersani apriva a Grillo e non al Pdl, Grillo replicava picche. Andò così fin dopo le elezioni di Napolitano. La Lega si astenne. Che occasione persa!

Il Nord, le sue città, oggi, sembrano una sede vacante. Non lo sono, invece, i consigli di amministrazione, dove gli uomini sono stati collocati a rappresentare cosa? Chi? La libertà del Nord?

Di sicuro non ha perso un modello di Stato auspicato, non ha perso la bontà delle ragioni dell’indipendenza. E’ finito, svuotato di anima e pancia, un modello di partito che ha partorito più ragionieri, h24, sindaci dal tricolore della ragion di Stato… che combattenti per il Nord, partigiani del Nord.

Non è neanche colpa delle liti se i ballottaggi si sono infranti contro il muro della stanchezza. Litigano per comandare, vivono nel passato, non fanno emozionare. Le ragioni del Nord sono integre, sono quelle delle poltrone le ragioni meno indicate per pensare di vincere ancora per rendita.

*Segretario e Presidente di Indipendenza Lombarda

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10 Comments

  1. Miki says:

    Sig. Bernardelli come spiega però che le liste personali di quelli “che vivono nel passato e non fanno emozionare” i voti li hanno presi,e tanti? Forse c’è un po’ troppa fretta a bollare,da parte delle new entry, come retrogradi nostalgici i vertici del partito. Errore,grave secondo me, ne più ne meno che dare per morto Berlusconi e il berlusconismo. Salvo poi fare frettolose retromarce (“no Silvio no party”) come dovranno farla i capi del Pdl.

  2. Miki says:

    Non capisco il grassetto “la risposta … già TRE anni fa”. Maroni è stato eletto nel 2013 e quelle parole di Feltri “quando G.G ….” si riferiscono,appunto,al 2013 e all’elezione di Maroni.
    Da come viene presentato sembra un articolo del 2010 che titolava “Boiardi verdi. Municipalizzate. Millepoltrone”.

  3. Miki says:

    Eh ma nel 2010 Bossi non si era ancora ammalato.

  4. Marco says:

    Gli italiani del nord votando il pd che li rifornirà di ulteriori stranieri da mantenere e li spremerà a dovere facendo terra bruciata dappertutto hanno solo quello che meritano.
    Tra non molto se ne accorgeranno.

  5. Gian says:

    concordo al 100%, ogni sindaco, ogni carica in enti, ha senso solo ed esclusivamente se serve ad ottenere quanto previsto dall’art.1 dello statuto della Lega.

    Governare per governare, occupare poltrone per occupare poltrone non ha alcun senso oltre ad essere moralmente discutibile.

    Bene che la Lega abbia perso posti che non erano utili all’indipendenza.

  6. ingenuo39 says:

    Indipendenza Lombarda? Ma non era Unione padana? MI sono perso qualcosa? Dove è finita l’ Unione Padana Lombarda? Se qualcuno me lo spiega, Grazie

  7. Paolo says:

    Come è stato possibile? semplice, con la meridionalizzazione delle nostre terre.

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