Dalla devolution tradita alla riforma Renzi. Perché votare No al referendum

gramsci

di STEFANIA PIAZZO – Ancora un passaggio al Senato e poi via. La devolution è quasi fatta. Si leggeva questo prima che poi arrivasse la bocciatura referendaria. Oggi si è passati dalla mancata devolution alla ricentralation, la ricentralizzazione di tutti i poteri in capo allo Stato. Spacciata per riforma,  in autunno siamo chiamati a confermarla o meno nel referendum che stravolge una Costituzione che non è un feticcio ma che peggiorerebbe fino a chissà quando lo stallo del paese. Ma facciamo un passo indietro, quando era la sinistra e i suoi salotti cartacei a bocciare le riforme.

Una volta la devolution era vista come la peggiore delle condanne, peggio della Brexit. Il Corriere della Sera parlava di un «effetto socialmente imbarazzante». I padani erano poco meno che un rozzo spiffero,  un
impronunciabile rumore. Eppure via Solferino tra corsi e ricorsi della penna, scriveva attraverso la firma di Marzio, sul loro paginone culturale, del «romanzo della
“Padania” nei diari segreti di Bacchelli». L’opera di Riccardo Bacchelli il Mulino sul Po era trattata come
«una sorta di “libro etnico” della Padania».

E dimenticava, la grande stampa, che considerava la riforma dei poteri del territorio come un testo che «si propone di evirare gli organi dello Stato capaci di impedire l’abuso dei poteri», che fu un comunista, Guido Fanti, primo presidente della Regione Emilia Romagna, a proporre una “macroregione padana”. Era il 1975, e a sinistra né al Corriere gridarono “al golpe”.

Oggi, tutto tace sul titolo V di Renzi. Com’è che non dicono che anche per Gramsci, uno che non si può tacciare di «tonta ideologia» per dirla alla Magris, la pensava così a proposito del patriottismo alla Solferino: «L’unità fu un magro affare anche per il Sud».
La Devoluzione sarebbe invece «Un attentato al patriottismo e al buon governo», scriveva il Corrierone.
Peccato. Antonio Gramsci su questo patriottismo aveva delle riserve. Ma al Corriere , invece, rinnegavano le sue parole (da Il Mezzogiorno e la guerra): «La nuova Italia aveva trovato in condizioni assolutamente antitetiche i due tronconi della penisola (…). Nel Settentrione i Comuni avevano dato un impulso speciale alla storia (…). La tradizione di un certa autonomia aveva creato una borghesia audace e piena di iniziative, ed esisteva una organizzazione economica simile a quella degli altri Stati d’Europa. Nell’altra parte (al Sud, ndr), le paterne amministrazioni di Spagna e dei Borboni nulla avevano creato (…). L’accentramento bestiale  ne confuse i bisogni e le necessità». L’unità fu un
inganno. Lo pensava anche il Sole24Ore. Così Franco Cardini: «Il processo di unificazione nazionale (…) negò edisattese profondamente (…) la realtà istituzionale e policentrica del nostro Paese». E scrive di una «storia spezzata» e di una « identità malintesa e imperfetta». Ci insegnava Luigi Barzini, il grande inviato, giusto per restare in via Solferino, nel suo Gli italiani, che l’italiano deve tenere a bada e sconfiggere, «se può, quando cresce», quattro spiriti maligni: il primo è la miseria, «il secondo dei geni malefici è l’ignoranza», il terzo è l’ingiustizia, il quarto è la paura.

Chi spiega a Renzi, l’erede di Gramsci, e del pensiero della sinistra, che “l’identità malintesa e imperfetta” non piaceva neanche al suo avo passato per le prigioni, e che quindi aveva cara la libertà?

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2 Commenti

  1. RENZO says:

    renzi chi?
    I dittatori, almeno degli ultimi 100 anni, sono innoqui pargoletti… se confrontati con il cd presidente del cd coniglio (sì coniglio) dei ministri della cd repubblica… boh che casino con tutte queste bandiere che si somgliano….
    Messico..Ungheria… mah.
    WSM

  2. Castagno 12 says:

    Non può andare bene la riforma della Costituzione italiana, ora proposta da Renzi.
    Ma non va bene neppure la Costituzione attualmente in vigore. L’Assemblea Costituente che la promulgò nel Dicembre del 1947, rifiutò d inserire la “SOVRANITA’ MONETARIA”. Si trattò di un grande tradimento: la Costituzione ialiana non riconosce al popolo LA SOVRANITA’ MONETARIA, che è FONDAMENTALE.
    Questa determinante prerogativa non interessava ai politici disposti ad assecondare al meglio la globalizzazione già in atto (vedi accettazione aiuti Piano Marshall).
    Quindi i padri costituenti non hanno avuto scrupoli NEL NEGARE al popolo italiano la sua Sovranità FONDAMENALE.
    Non poter battere moneta comporta SOTTOMISSIONE.
    Più volte ho suggerito di richiedere ITAL-EXIT, ma ho sempre manifestato dubbi sulla futura sorte dell’italia per il raggiungimento della Sovranità.
    Siamo un popolo in ginocchio che dovrebbe conseguire due risultati ENORMI: uscire dall’Ue e rivedere la Costituzione per inserire la condizione di SOVRANITA’ MONETARIA.
    Con il popolo molliccio ed inconcludente sarà veramente arduo ottenere UNA POSTURA DIGNITOSA !

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