D’Alema, Ciccio il ristoratore e i parassiti al governo

di ALBERTO VENEZIANO

DAlema dixit:«Chiunque dopo Berlusconi avrebbe fatto una discreta figura: anche. Gianni del ristorante Cacio e Pepe che c’è sotto casa mia». Questo sbotto inusuale di sincerità da parte di un leader che non è solito farne uso è prezioso. Quindi Gianni avrebbe fatto una discreta figura, migliore di Silvio, e paragonabile a quella che sta facendo Mario. Posto che Mario è al governo su iniziativa di Giorgio, sostenuto fra gli altri anche da Massimo, che a suo tempo ha governato con esiti non classificabili, si può dire che Gianni farebbe meglio anche di Massimo? Secondo me si. Secondo me ne è convinto anche Massimo che sosterrebbe anche il governo di Gianni pur di non avere seccature e poter continuare a fare l’umorista.

Da questo ragionamento si dovrebbe ricavare che Gianni, rappresentante dell’economia, farebbe meglio di Silvio, Massimo e Mario ma qui non sono d’accordo. Gianni al governo farebbe quello che hanno fatto tutti i governanti che si sono succeduti: solo danni. Chiedere a D’Alema una conferma anche su questo sarebbe pretendere troppo dalla sua sincerità, eppure io scommetterei qualsiasi cifra sul fatto che lui ne è convinto quanto me: la classe dirigente è assolutamente inetta a risolvere qualsiasi problema, con la nostra organizzazione può solo intervenire per aggravare la situazione.

Per tentare di conoscere le cause della disastrosa crisi economica ci sono due possibilità: la prima, quella accennata, ovvero rendersi conto che l’intervento della politica sull’economia può essere solo fallimentare, la seconda dare la colpa ai cittadini italiani.

Questo si sta facendo. Secondo la “classe dirigente” gli italiani sono: ignoranti, egoisti, evasori, qualunquisti, populisti, pigri, ignavi, ladri… e via elencando per definire quel concetto di “popolo bue” tanto caro a chi si sente “elevato”. Naturalmente la “classe dirigente” non dice queste brutte cose, i politici dicono tutto il contrario, però insinuano, lo fanno dire ai loro portavoce  e sotto i baffetti sorridono.

I nostri guai quindi, dovuti a interventi disastrosi della politica sull’economia o al fatto che gli italiani sono cattivi?

Se si conclude “italiani cattivi” allora è giusto continuare ad auto flagellarci con ancor più interventismo, mirato, come vuole la Camusso. Se è così è giusto scontare i nostri peccati con la miseria che gli interventi ci procureranno. E’ giusto continuare con le processioni autunnali, più o meno rumorose e variopinte, ma suggerisco alla Camusso e agli altri leader un abbigliamento adeguato. Duemila anni di liturgia e di processioni sono lì per essere copiate, basta copiare bene magari adottando fruste e catene di plastica, voglio sperare.

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7 Comments

  1. Albert Nextein says:

    d’alema è uno degli artefici della rovina d’italia.
    La sua prosopopea,la sua inconsistenza, la sua totale mancanza di idee, la completa assenza di strategie,il tatticismo a perdere, marcano la sua totale insipienza politica.
    Un mister nessuno sovrappesato e supervalutato.
    Non sarà ricordato come uno statista.
    E neppure come un politico particolare od originale.
    Sarà ricordato per un politico che ha intrallazzato una vita senza ottener altri risultati che vantaggi per sè.
    Neppure per il suo partito, quello dei comunisti.
    Perchè dentro costui è un comunista.
    Glielo si legge in faccia.
    Il suo mestiere era quello di guardia penitenziaria.
    Braccia rubate alle galere.

  2. Luca says:

    Il quotidiano online “l’Indipendenza” debutta sulla scena dell’iweb con un articolo incommentabile per l’accumulo di idiozie, tipiche del più squallido rotocalco, che dice!

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