DALAI LAMA: “SUICIDI IN TIBET SONO UN PROBLEMA POLITICO”

di REDAZIONE

Il Dalai Lama esprime la propria preoccupazione per la recente ondata di immolazioni di cittadini tibetani.

Ci sarebbero infatti due nuove vittime in Cina, come rivelato dalle associazioni per la Difesa dei Diritti Umani. Il leader tibetano in esilio, tuttavia, resta cauto spiegando che il problema è «politico». Alla domanda circa l’immolazione di due tibetani che sarebbe avvenuta in una regione della Cina sud-occidentale il Dalai Lama risponde: «È molto, molto triste. Davvero triste. Ma al tempo stesso è un tema caldo, molto politico. Preferisco rimanere in silenzio».

In totale 34 tibetani, soprattutto monaci e monache buddiste si sono tolti la vita dall’inizio del 2011 per protestare contro la Cina, accusata di voler cancellare la loro cultura. Il suicidio più recente è avvenuto giovedì scorso nella prefettura di Aba, in una regione della provincia del Sichuan.

Il Dalai Lama, attualmente in viaggio negli Stati Uniti verso le Hawaii per poi visitare la California e il Canada, ribadisce di aver visto segnali di riforma in Cina. E spiega che le recenti dichiarazioni del premier cinese Wen Jiabao dimostrano che la Cina non ha altra scelte che attuare riforme strutturali e di politica economica.

Nel 1950 la Repubblica Popolare Cinese invase il Tibet.

L’invasione e l’occupazione del Tibet costituirono un inequivocabile atto di aggressione e violazione della legge internazionale.

Il Dalai Lama, capo politico e spirituale del Tibet, tentò una pacifica convivenza con i cinesi, ma le mire colonialiste della Cina diventarono sempre più evidenti. La sistematica politica di sinizzazione e sottomissione del popolo tibetano segnò l’inizio della repressione cinese cui si contrappose l’insorgere della resistenza popolare. Il 10 Marzo 1959 il risentimento dei tibetani sfociò in un’aperta rivolta nazionale. L’Esercito di Liberazione Popolare stroncò l’insurrezione con estrema brutalità uccidendo, tra il marzo e l’ottobre di quell’anno, nel solo Tibet centrale, più di 87.000 civili. Il Dalai Lama, seguito da circa 100.000 tibetani, fu costretto a fuggire dal Tibet e chiese asilo politico in India dove fu costituito un governo tibetano in esilio fondato su principi democratici. Attualmente, il numero dei rifugiati supera le 135.000 unità e l’afflusso dei profughi che lasciano il paese per sfuggire alle persecuzioni cinesi non conosce sosta.

In Tibet, a dispetto delle severe punizioni, la resistenza continua.

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One Comment

  1. Pippo says:

    I cinesi se ne devono andare dal Tibet……l’occupazione è abusiva e deve essere terminata atutti i costi. Il popolo Tibetano è rimasto incontaminato e deve continuare ad esserlo. L’unica speranza per tutti è che il Dalai Lama possa ritornare a regnare a casa sua.
    Con Rispetto per il Dalai Lama.

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