Dal voto indipendentista a quello qualunquista. Addio alla rivoluzione

festa veneziadi TILLER – Buon giorno Padania. Non voglio fare il gufo. Anzi. La pentola del mondo ribolle. Il margine che un singolo evento generi un effetto domino negativo, diventa sempre più sottile. Le società “civili” in presenza di un evento tragico, spesso trovano il coraggio di fare scelte traumatiche. Gli Stati come li conosciamo sono frutto di rotture e ricomposizioni post belliche. Oggi le guerre non si combattano con i fucili e i carri armati.  Ne stiamo vivendo una e pare che ancora non se ne sia accorto nessuno.

Tutto ciò per dire che: se Padania deve essere, sarà per effetto di un evento traumatico.  Ma quale Padania? Per iniziare. Sempre difficile giudicare ma basterebbe non ripetere gli errori del passato. Si è iniziato a volere la secessione da uno Stato romano centrico.  Per fare cosa? Uno stato Milano centrico o Varese centrico. Secedere da uno Stato per farne un altro simile? Forse c’è una contraddizione.

 

Si è demolito un partito, la DC. Poi  il PSI e lo stesso Partito Comunista (grazie alla azione dei giudici di Milano) per fare cosa? Un Movimento sempre di più simile ai partiti di  prima. Da Patelli (Lui non ha colpa) per finire al Trota. Forse c’è una contraddizione. Si è partecipato alle elezioni al Parlamento romano. Poi al governo convinti che da dentro si sarebbe potuto cambiare. Cambiare cosa? Lo Stato che si sarebbe dovuto lasciare andare al suo destino e da cui secedere? Forse c’è una contraddizione. Se si vuole smontare uno Stato non si può farsi pagare dallo Stato. Forse c’è una contraddizione.

 

Dentro alla macchina del potere si sono occupati tutti i posti possibili per mantenere in piedi la grande macchina del partito come hanno fatto da sempre tutti gli altri. E gli effetti si sono ben visti. Forse c’è una contraddizione. Credo che nessun altro movimento secessionista sia mai riuscito a governare contemporaneamente le grandi  regioni  del nord, e di molte amministrazioni comunali, senza ottenere alcun risultato politico concreto. Nessun coordinamento. Nessuna scelta di rottura. Certo. Hanno governato, non dappertutto, meglio di quelli di prima. L’obbiettivo non era quello di governare meglio. Era quello di secedere. Forse c’è una contraddizione. Il peggio, il dramma vero è che da queste contraddizioni non se ne esce. La soluzione? Non ho la sfera di cristallo. Credo, immagino che la prima sia quella di buttare al macero tutta la struttura di partito. Cestinare quello che gli elettori secessionisti, hanno già scartato. Chi vota Lega Nord è contro il governo attuale, contro gli immigrati, contro la delinquenza, contro le tasse.  Non vota per una causa. A favore di una scelta. Per una  rivoluzione.  Questi elettori qualunquisti, non sono fedeli a nessuno.

Votano l’uno o l’altro leader a seconda di chi, a destra,  urla di più. E non mi si dica che  con i voti di costoro si farà la rivoluzione. Dopo 20 anni di questa favola, non ci crede più nessuno. Per nascondere questi scempi si fa leva sulla storiella dei popoli. Quelli della  Padania? Ma va là!  Mettere assieme un Piemontese con un Veneto. Un Lombardo con un Emiliano non è riuscito a nessuno. Imperatori e Re, Napoleone compreso. L’unico a creare una unione, di carta pesta,  è stato Cavour.  Per farlo ha dato una fregatura ai suoi  stessi amici. Che la storia si sia ripetuta?

(1-continua)

Tiller

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2 Comments

  1. Padano says:

    La Padania ha una piena integrazione economica e sociale. Come evidenziato fin dal 1992 dalla Fondazione Agnelli.
    Il resto è fuffa.

  2. giorgio says:

    Mi dispiace ammetterlo, ma penso proprio sia la cruda e sacrosanta verità, che mio malgrado vado dicendo da qualche anno.

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