DAL “TROTA” ALL’INUTILE VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO

di REDAZIONE

Mai avreste pensato che si potessero associare le parole “imparare” e “Renzo Bossi”, eppure il Trota è riuscito ad insegnarci -involontariamente e comicamente-  qualcosa che dovrebbe far molto pensare gli italiani. Purtroppo veramente poche persone hanno colto la palla al balzo, solo qualche sparuto liberale e libertario qui e là, e hanno letto tra le righe tragicomiche albanesi la vera notizia: il valore legale del titolo di studio è uno dei problemi da riformare più pressanti per la crescita e la modernizzazione del paese Italia. Forse non mi spingerei a definirlocriminogeno, come dice Cloridrato di Sviluppina, ma sicuramente crea il substrato per una serie di personaggi che poi possono utilizzare le istituzioni per i loro crimini. Come utilizzare 14000 euro al giorno di soldi pubblici per il proprio piacere.

Abolire il valore legale del titolo di studio può sembrare una piccola cosa nel caos Italia ma come abbiamo visto può creare mostri come il Trota laureato in Albania, senza esserci mai andato tra l’altro. E decine di migliaia di dipendenti pubblici che millantano lauree prese in università di provincia che non solo altro che laureifici. Laurefici dove non si fa altro che produrre pezzi di carta con timbri e bolle ufficiali. Pezzi di carta essenziali per il funzionamento della società italiana, la quale non può vivere senza.

Senza i pezzi di carta nessuno si iscriverebbe all’università -ovviamente- non ci sarebbero gli esami di stato che ti permettono di avere un altro pezzo di carta; non esisterebbero gli albi professionali, altri pezzi di carta che hanno bisogno di pezzi di carta; fatto questo che fine farebbero quegli assembramenti di bestiame tipici italiani di partecipanti ai concorsi pubblici con decine di migliaia di concorrenti? E chi vince il concorso vince il pezzo di carta più prestigioso: il posto fisso in amministrazione pubblica dove tra le altre cose produrranno altri pezzi di carta per la prossima generazione di italiani. E’ il ciclo continua, il ciclo della carta, l’unico modo di riciclo in cui gli italiani sono bravissimi.

Come vedete l’Italia è un castello di carte, ma nell’episodio del Trota per settimane ci siamo soffermati solo sull’aspetto comico. Forse avremmo dovuto guardare la tragedia che nascondeva dietro: un pezzo di carta tra gli ingranaggi del paese.

*FONTE ORIGINALE: libertarianation.org

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One Comment

  1. jimmie says:

    Diamine, viviamo nell’epoca dell’ iper-concorrenza (vinca il milgiore) e del capitalismo nudo, ma una piccola foglia di fico e’ pur necessaria per mantenere le parvenze di “liberta’ e democrazia”.
    Ecco dunque il “pezzo di carta” che sancisce la “vittoria” del tenitore del pezzo (stavo per dire “pezzente”) sulla “concorrenza” (leggi i fessi privi del medesimo).
    Le uniche a non averne bisogno sono le veline, le olgettine e simili, il cui cervello e’ tutto nella loro…. (absit iniuria verbis). Ma anche qui ci sono ampie eccezioni – basta guardare il rostro delle Veneri berlusconiane in parlamento o sotto-parlamento.
    La parte piu’ tragico-divertente della laurea albanese del Trota non e’ la laurea ma che non sapesse di averla. E qui mi sento un po’ come il montanaro di Dante,
    Non altrimenti stupito si turba
    lo montanaro, e rimirando ammuta,
    quando rozzo e selvatico s’inurba… (Pur. XXVI, v.67)
    Da rozzo e selvatico come sono, ammutolisco rimirando che prima un ministro era all’oscuro che qualcuno gli avesse comprato la casa multimilionaria (dove abitava), poi un segretario di partito ignorava di avere acquistato dozzine di case e terreni. Quindi il nostro eroe della Conoscenza ha tutto il diritto di non sapere di aver conseguito una laurea in Albania.
    Magari sara’ perche’ abbiamo a Roma la Casa Bianca del Cristianesimo, ma l’Italia e’ davvero il paese dei miracoli.
    Jimmie
    http://www.yourdailyshakespeare.com

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