Dal Porcellum al Renzusconi: la spartizione del sistema politico

di DANIELE VITTORIO COMERO
 

Renzi e Berlusconi sabato scorso hanno fatto di nuovo il pieno, conquistandosi tutta l’audience, tanto gentilmente concessa loro da RAI, Mediaset e La7. E’ una coppia assortita, un po’ disallineata anagraficamente, che dimostra di essere molto affiatata, nel ripartirsi i compiti, nel non pestarsi i piedi. Nel panorama politico italiano primeggiano, sono bravi, validissimi attori, non c’è che dire: chapeaux! Sul versante politico però il risultato è sconcertante: parole tante, fatti pochi. Anzi, sul piano formale le azioni sono esemplarmente dirompenti, dopo aver visto la direzione PD di lunedì sera 21 gennaio.

Senza offesa, si può dire che l’esempio fornito è più simile a quello di due “scassinatori” del sistema democratico parlamentare, più che di due statisti che hanno a cuore il bene del Paese. Uno agisce in sordina, non facendosi vedere, ma sentire, l’altro sovraesponendosi per coprire l’evidente buco mediatico. Entrambi si concedono elogi e apprezzamenti per alzare le reciproche quotazioni di credibilità, con delle patenti inesistenti. Su Berlusconi e sulla sua figura c’è poco da aggiungere: è proprio un caimano. Su Matteo Renzi occorre ricordare che è stato indicato segretario del PD in una votazione di ballottaggio Renzi/Cuperlo, aperta ai soli sostenitori PD lo scorso 8 dicembre. La gara è stata fatta per la segreteria di un partito, non per la riforma della Repubblica italiana; non si può dire che abbia avuto un mandato popolare a fare riforme elettorali e costituzionali. Tanto meno ha avuto deleghe in bianco per sottoscrivere il patto di sabato scorso con il diavolo, il “Renzusconi”.

I suoi sostenitori erano del tutto ignari del fatto che la prima rilevante mossa politica, oltre che attaccare il governo Letta, sarebbe stata quella di portarsi a casa l’odiato nemico Berlusconi e di riproporlo quale unico interlocutore politico. Se avessero saputo prima di chi aveva intenzione di privilegiare, forse, avrebbero votato Cuperlo. Adesso, non rimane loro che tenere bene a mente che cosa vuol dire “primarie”, in politica: dire una cosa e farne un’altra. Prima di Renzi, anche Bersani ha fatto la stessa cosa nel 2012.

L’azione politica del nuova coppia è certamente devastante, il nostro sistema parlamentare ne è uscito ridicolizzato. Due uomini esterni al sistema parlamentare si sono ritrovati a decidere in una sede di partito, ciò che andrà fatto dal Parlamento nel primo semestre, impartendo degli ordini molto perentori, con margini di libertà quasi nulli. Da un punto di vista formale è un mezzo “golpe”. Le Camere saranno costrette a ratificare atti e decisioni, che formalmente spettano a loro approfondire, con delle scelte legislative che già a prima vista risultano malmesse, rattoppate. E’ certamente così per la riforma elettorale.

Dopo la sentenza della Consulta, con l’avvallo del nuovo segretario PD, in procinto di essere eletto, i capi delle Camere, eletti con e da Bersani, hanno spostato d’urgenza la discussione dal Senato, dove era stata bloccata dal PD stesso, alla Camera. Quaranta giorni a vuoto, persi. Settimana scorsa sono stati interpellati ben 23 esperti nella 1° Commissione per capire tutti risvolti tecnici della sentenza della Consulta insieme con la fattibilità delle tre proposte renziane divulgate dal suo sito web.

Il risultato di tanto studio e riflessione è questo in estrema sintesi: la Consulta ha fissato dei paletti molto rigidi dove le proposte fanno fatica a collocarsi, sono emersi tanti problemi tecnici e giuridici, piccoli e grandi, che consigliano prudenza nel redigere un testo scritto, effettivamente funzionante.

Come al solito le cose più interessanti sono state dette negli ultimi interventi, quelli di venerdì 17 (sul sito della Camera sono visibili i filmati).

Bene, tutto questo lavoro non è servito a nulla. Il giorno dopo si è svolto l’incontro dove i due leader di PD e FI hanno sottoscritto un patto alla Molotov-Ribbentropp, non a Mosca come nel ’39, ma nella sede PD al Nazzareno. Come allora, la parte più importante dell’accordo non appare, segretata, altrimenti non c’era motivo di far vedere pubblicamente una convergenza su una decisione tanto delicata, su un testo che non c’è.

Come è noto, in campo elettorale sono i dettagli che contano moltissimo, poco contano le affermazioni generiche (l’accordo Renzi-Berlusconi appare un proporzionale-maggioritario, a doppio turno di lista o coalizione eventuale, con sbarramenti molto alti; premi molto consistenti per pochi, al vincitore un doppio premio).

Infatti, se ne guardano bene dal diffondere un testo scritto, si viaggia a indiscrezioni, a comunicati stampa. Quel poco che si sa è che il “Renzusconi” è un mostro a geometria variabile, un po’ porcellum, un po’ mattarellum.

Senza addentrarsi in tecnicismi elettorali indigesti ai più, da come è stato presentato, il “Renzusconi” dovrebbe servire a normalizzare il sistema politico, un po’ come hanno fatto a suo tempo Hitler e Stalin con la Polonia. Una spartizione dei territori politici, prima di dare l’avvio alla campagna (guerra) che porterà alla nascita della 3° Repubblica, con una pesante modifica della Costituzione.

 

 

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6 Comments

  1. Marcaurelio says:

    Bene .
    Questa è la formula giusta per risollevare il Paese da questa situazione di stallo.

  2. gold price says:

    Fin troppo facile lanciarsi in speculazioni in degne dell’orwelliano Grande Fratello, ma il nuovo progetto sulla salute – l’HR 3200 – adottato di recente dal Congresso prevede la necessità di impiantare il chip per identificare tutti i cittadini che usufruiscono del sistema sanitario.

  3. Luigi Bandiera says:

    Ricordiamo ai distratti che 1+1=2. IN ARITMETICA.
    Invece in politica 1+1=a QUELLO CHE SI VUOLE.

    Quindi?

    NE VEDREMO DELLE BELLE A BREVE.

    Veramente saranno delle BRUTTE.

    Ma forse sto sognando?

    Beh, le comiche ITA non fanno mai pausa.

    continua

  4. Dan says:

    Queste spartizioni riescono sempre perchè tutti coloro che bazzicano in politica lo fanno col solo scopo di arricchirsi quindi è gioco forza che si possono attuare ricatti contro i “partitini” e le correnti, essendo a loro volta degli orticelli .

  5. giggetto says:

    L’unica cosa che pare evidente è la norma salva-Lega approntata da Silvio per consentire a una manciata di 4-5 bellerians doc (a cominciare dal calderolo) di rimanere in parlamento. In sostanza entrerebbero i partiti che abbiano raggiunto il 5% anche solo in una o due regioni, dando per scontato che la Lega superi il 5% almeno in Lombardia e Veneto. Cosa tutta da dimostrare. Insomma, come quando la commissione alla maturità fa carte false pur di farti passare per toglierti di mezzo. bellerians sempre più vassalli del Berlusca. Hanno un’autonomia certamente inferiore a quella di Dudù. A questo punto è un dovere morale mandarli sotto il 4 ovunque.

  6. Paolo says:

    Un motivo in più per votare Indipendenza Veneta.

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