Dal Grana Padano in Russia (senza bonifici) alla grana dalla Russia

grana padano

di ROBERTO BERNARDELLI – Si perdono a vista d’occhio le stime sul danno economico per l’agroalimentare italiano a causa dell’embargo verso la Russia.

Quando ancora Matteo Salvini non era così popolare ma lo stava diventando grazie alle reti di Berlusconi, ai giornalisti Mediaset anticasta o paraleghisti che ne hanno spianato il terreno mediatico mentre il Cav dormiva, c’era una questione del tutto ignorata dall’allora governo, ovvero  il blocco delle esportazioni Made in Italy verso la Russia. Forse allora la Lega non esportava così vistosamente “ambasciatori” ufficiosi a tessere rapporti di diplomazia silente, però si occupava per lo più di affrontare   la “lista nera” del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano, del prosciutto di Parma e di quello San Daniele.

Addirittura la stampa Salvini da Putin non se lo filava proprio. Ecco, siamo al 13 di novembre 2014 e l’allora già segretario della vecchia Lega Nord afferma al termine di un incontro col presidente Vladimir Putin, a Milano: «ma i giornali non ne hanno parlato. Qui ci sono in gioco posti di lavoro e competitività, perché le imprese, soprattutto del Nord, rischiano di venire estromesse da un mercato e, se passa molto tempo, rientrarci sarà molto difficile. E anche se uno volesse fare affari è impossibilitato, perché il blocco si estende anche alle banche: insomma, i russi sarebbero disposti ad acquistare i nostri prodotti, ma non potrebbero pagarceli con un bonifico».

Ora che la grana è giudiziaria, e viene dalla Russia per il pasticciaccio dell’Hotel Metropol, la stampa apre gli occhi sulle relazioni tra la Lega e Putin. E i magistrati sulle banche, e presunti bonifici. Non sappiamo se ancora oggi il  blocco dei bonifici sia efficace, ma il blocco delle relazioni quello di certo non c’è mai stato.

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