Dal crollo del muro di Berlino al crollo del muro di Pontida. Comunismo e post-leghismo cos’hanno in comune?

di STEFANIA PIAZZO –  muro berlinoNe hanno messo un po’ di tempo per venire giù ma alla fine la storia fa il suo corso. Gli errori degli uomini, e la loro avidità, l’accompagnano.Il comunismo aveva ancora una sua delimitazione geografica ma non poteva reggere in eterno, se non con propaggini ancora in Asia, anche se ce ne vuole a chiamare comunismo il capitalismo e l’imperialismo cinese. Quindi, a parte il colore delle maglie, di comunista non c’è più niente.

Con la svolta di Salvini che spinge la Lega a superare se stessa, a diventare persino da nazionale a nazionalista, come suggerisce pure Diamanti, si consuma il crollo di un altro muro, quello del leghismo, 25 anni di parole mai riempite di senso come federalismo, devolution, secessione, autonomia. Oggi, è il comune senso del pudore che manca o che forse è messo in soffitta, assieme ad un fallimento politico dietro l’altro. Il leghismo è venuto giù da solo, sotto il peso dell’incapacità di troppi dei suoi uomini di trasformare milioni di voti in cambiamento. In più occasioni il Carroccio ha dimostrato di poter fare opposizione ma, nel contempo, di essere come tutti gli altri, dispensatore di promesse padane e invischiato nel malcostume tipicamente italico-meridionale che sempre aveva additato come il nemico esterno. Invece, è diventato il suo nemico interno, autogenerato dall’assenza di anticorpi gestionali, oltre che etico-culturali, in grado di far fronte a qualsiasi cavallo di Troia.

Giù il comunismo, dunque. E il leghismo, inteso come ideologia del Nord? E’ diventato nel tempo un dogma, un marchio di rispetto carismatico, familiare. Oggi il federalismo al banco del mercato non va via neanche ad un euro al chilo. Il banco della secessione è nel reparto domenicale del modernariato, per come ci si vestiva un tempo. Le proteste degli imprenditori e delle partite Iva difficilmente fanno rima con autodeterminazione.

Lo stesso sfarinamento indipendentista  è la prova di quanto sia difficile il coagulo culturale attorno a questo obiettivo esistenziale, più che politico.

Il Pci tolse dal suo simbolo la falce e il martello e spuntò un cespuglio. Occhetto pianse. Poi da Pds, si arrivò nel tempo all’Ulivo, nel tentativo di assorbire le fronde democristiane orfane della Margherita. Il processo fu lungo, fino al Pd che ha come guida, e persino premier, un democristiano che ha preso tutto da Andreotti e non certo da Berlinguer o Di Vittorio. E per la Lega, che lo si voglia o no, arriva il cambio identitario. Si sa da dove si è arrivati, ma quello è il passato, il diario. Si sa dove si vuole andare: a consolidare i sondaggi, il consenso, a costituire un soggetto politico dichiaratamente conservatore e a destra, a tutela degli italiani rispetto ai nemici esterni, i soliti: gli immigrati, Bruxelles.

I capi carismatici spesso non vogliono un gruppo di lavoro, accanto a sè, fanno da soli. Ma sarebbe un errore copiare gli errori. Se però siamo al post-leghismo, alla fase della nazionalizzazione, la Lega salviniana non rischia di commettere gli errori delle vecchie ideologie? Lo Stato nazionale, centralista, non appartiene al dna del Carroccio…

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2 Comments

  1. Ric says:

    Si persevera nel dubbio Amletico errando .
    Lega , strumento “0perativo” non ideologico .
    Quando “scivola” non è farina del suo sacco ma retaggi di uomini e donne dell’appartenenza o fede post , che ad insaputa , condizionano la concezione in purezza ( come il vino ) , configurandola a piacimento in base a retaggio cultural-antropomorfico universale .
    LEGA che essendo uno STRUMENTO non è né bene né male , semplicemente indispensabile , come la pila. “ Se non ci fosse(la Lega) bisognerebbe inventarla” ( Bossi) . “ …non ci interessa destra o sinistra , ma che nelle strade di Busto Arsizio non ci siano le buche ( Speroni) . ( profetico ,vedi Roma) .
    Il contorno “protettivo “ dove operare , inoltre , è importante , perché permette di muoversi in autonomia senza il fiato sul collo ; infatti il PCI è stato il partito comunista più grande dell’occidente sfruttando la polarizzazione est-ovest , blocco di interessi antitetici e di espansionismi tutt’altro che ideologici .
    In questa cornice i governanti italiani trovavano il loro equilibrio di potere giostrando la polarizzazione di questa dinamica e concretamente e di conseguenza muovono interessi delle lobbies che contano e che li “nomina” , naturalmente col famoso consenso popolare .
    Così ogni gruppo quando va al potere si tira dietro il suo protettorato del business , le banche che lo finanziano e via cantando , qui il popolo non conta un cazzo .
    Inciso : Renzi è molto simile ad Andreotti e dissimile da Berlinguer per caratterizzazioni zodiacali più che altro ; sono entrambi del capricorno ( come Gianfranco Fini) , mentre Berlinguer un Gemelli .
    Iperbole forse nemmeno così assurda con approfondimento che darebbe esito sconcertante .
    La fede ideologica arriva in seconda battuta , diciamo che è il lusso dissimulatore” esterovestito “ per storicizzare emfatismi e per drenare , attraverso valvola di scarico , le esaltazioni invasate dei pericoli reali che le giuste e concrete aspirazioni di popolo alle libertá frustrate , ai diritti negati , alle legittimitá disattese che gli interessi di pochi furbescamente capitalizzano questioni con la cogenza dell’affare pro domo suo , sfruttando il riverbero dell’ideologismo .
    Quando , lo capisce un ceppo antropologico avvezzo da mali tribalistici ma dalla spregiudicatezza tipica del nomadismo pastorale propensa al raggiungimento del benessere attraverso il senso del possesso , attiva l’istinto predone che le appartiene , ed invade comunità stanziali dall’inclinazione antropizzatrice , espropriando con forza beni e risorse di lavori e fatiche altrui .
    In sintesi il parassitismo mafioso che razionalizza l’autopoiesi dello Stato e ne giustifica l’esistere ;
    Lega è LO STRUMENTO atto a scardinare , il setaccio per raffinare idee del progresso di operativitá dei popoli , al netto di tutti gli ideologismi e fedi che come gramigna , veleno , alimentano illusioni , inganni e stato di schiavitù .
    Il fatto che sia ardua l’azione iniziata da Bossi e proseguita oggi da Salvini ( piaccia o meno ) , è la prova provata che in ballo non ci sono fasulle fedi politiche , ma interessi potenti di interi ceppi sociali ; ergo , il contorno di spazio per muovere qualsivoglia azione minima serve come il pane , si chiami quel che si vuole , ma è indispensabile al momento storico attualizzato essere più realisti del re .
    Si chiama per economia d’esercizio “ Populismo sovranista “ con venatura federal autonomista ; il leghismo è il tentativo ideologico che cade quando all’unisono cade la sua antitetica finzione cioè il catto comunismo.

  2. mumble says:

    Spesso i politici immaginano il futuro semplicemente come una restaurazione di un passato più o meno mitizzato ed idealizzato: il socialismo europeo è andato in crisi con la globalizzazione che ha disintegrato la classe operaia e contadina ed ogni ipotesi di ritorno a partiti di massa che rappresentino gli interessi delle classi lavoratrici sfruttate dal padronato è impossibile, perché oggi quella classe è spezzettata in mille categorie spesso in competizione tra di loro (basti pensare all’extracomunitario che vende la sua forza lavoro a pochi euro l’ora).
    Allo stesso modo gli stati nazione sono stati disintegrati dalla globalizzazione e proporre – come fanno la Lega di Salvini, la Le Pen e soci – un ritorno alle valute nazionali ed ai confini dei vecchi stati ottocenteschi è semplicemente delirante (basti pensare al fatturato di alcune multinazionali che con poche centinaia di dipendenti superano il PIL di molti stati europei).
    Il futuro è l’indipendenza della Padania in un’Europa che si muove sui mercati mondiali guardando alle nuove tecnologie (agricoltura idroponica, IA, etc.).
    Umberto Bossi ha precorso i tempi di 50 anni e ha indicato una strada che deve ancora venire ed è il Futuro.
    Quindi dopo il leghismo cosa c’è ? Semplice: il leghismo.

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