Dal crollo del muro di Berlino al crollo del muro di Pontida. Comunismo e post-leghismo cos’hanno in comune?

di BENEDETTA BAIOCCHImuro berlino

Ne hanno messo un po’ di tempo per venire giù ma alla fine la storia fa il suo corso. Gli errori degli uomini, e la loro avidità, l’accompagnano. Il comunismo aveva ancora una sua delimitazione geografica ma non poteva reggere in eterno, se non con propaggini ancora in Asia, anche se ce ne vuole a chiamare comunismo il capitalismo e l’imperialismo cinese. Quindi, a parte il colore delle maglie, di comunista non c’è più niente.

Con la svolta di Salvini che spinge la Lega a superare se stessa, a diventare persino da nazionale a nazionalista, come suggerisce pure Diamanti, si consuma il crollo di un altro muro, quello del leghismo, 25 anni di parole mai riempite di senso come federalismo, devolution, secessione, autonomia. Oggi, è il comune senso del pudore che manca o che forse è messo in soffitta, assieme ad un fallimento politico dietro l’altro. Il leghismo è venuto giù da solo, sotto il peso dell’incapacità di troppi dei suoi uomini di trasformare milioni di voti in cambiamento. In più occasioni il Carroccio ha dimostrato di poter fare opposizione ma, nel contempo, di essere come tutti gli altri, dispensatore di promesse padane e invischiato nel malcostume tipicamente italico-meridionale che sempre aveva additato come il nemico esterno. Invece, è diventato il suo nemico interno, autogenerato dall’assenza di anticorpi gestionali, oltre che etico-culturali, in grado di far fronte a qualsiasi cavallo di Troia.

Giù il comunismo, dunque. E il leghismo, inteso come ideologia del Nord? E’ diventato nel tempo un dogma, un marchio di rispetto carismatico, familiare. Oggi il federalismo al banco del mercato non va via neanche ad un euro al chilo. Il banco della secessione è nel reparto domenicale del modernariato, per come ci si vestiva un tempo. Le proteste degli imprenditori e delle partite Iva difficilmente fanno rima con autodeterminazione.

Lo stesso sfarinamento indipendentista  è la prova di quanto sia difficile il coagulo culturale attorno a questo obiettivo esistenziale, più che politico.

Il Pci tolse dal suo simbolo la falce e il martello e spuntò un cespuglio. Occhetto pianse. Poi da Pds, si arrivò nel tempo all’Ulivo, nel tentativo di assorbire le fronde democristiane orfane della Margherita. Il processo fu lungo, fino al Pd che ha come guida, e persino premier, un democristiano che ha preso tutto da Andreotti e non certo da Berlinguer o Di Vittorio. E per la Lega, che lo si voglia o no, arriva il cambio identitario. Si sa da dove si è arrivati, ma quello è il passato, il diario. Si sa dove si vuole andare: a consolidare i sondaggi, il consenso, a costituire un soggetto politico dichiaratamente conservatore e a destra, a tutela degli italiani rispetto ai nemici esterni, i soliti: gli immigrati, Bruxelles.

I capi carismatici spesso non vogliono un gruppo di lavoro, accanto a sè, fanno da soli. Ma sarebbe un errore copiare gli errori. Se però siamo al post-leghismo, alla fase della nazionalizzazione, la Lega salviniana non rischia di commettere gli errori delle vecchie ideologie? Lo Stato nazionale, centralista, non appartiene al dna del Carroccio… A meno che sia nata un’altra Lega.

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3 Comments

  1. Ric says:

    La rabbia della percezione , una percezione di rabbia ;
    analisi polverizzata dai riferimenti e dalle comparazioni che fatalmente avvalorano l’argomentazione confezionata attraverso cliché modaioli molto efficaci se tombalmente impotenti dall’avviluppante magma marketing teologico esistenziale .
    Va bene per dare lo spunto , il pungolo , il sentiment uterino stizzito di trasversale impotenza che paralizza ogni simulacro di ragione e di identitá personale non più riconducibile ad un essere umano che abbia almeno un simulacro di imprimatur sull’esistenza .
    Va bene lo schiaffo , dove capita capita , al patriarcato politico del movimento (Lega Nord) che , come ogni “chiesa ideologica” ha nel maschio padrone l’identificazione del potere ;
    allora va bene tutto , si faccia avanti il mondo femminile , la proposta diversificata di visione con strategie maggiormente configurabili con le prioritá del mondo in ottica rosa .
    Ogni guerra , come forma per redimere questioni , è determinazione troglodita , dalla caverna fino ai giorni nostri ; alle nuove forme di conflitto la comunicazione si sforza con titoloni politically correct .
    Tuttavia la sostanza , anche se appare meno cruenta ed addolcita non muta il feretro risultato di un destino immutato nei secoli .
    Come si evince , anche se giro al largo dal “tema” , il quadro sostanziale non muta , e l’analisi seria , quella si , va a ramengo .
    Obbiettivo raggiunto se argomentiamo con le capziositá che ogni sorta di restauratore parassita , (Stato ,”Chiese” Caste, Burocrazie) che , possedendo tutti i mezzi imponga tutti i fini , inocula nelle deficienze percettive dei bisogni pret a porter del consumo spiccio e modaiolo , un’identificatio sentore che fa di ogni qualunque un diplomato Macchiavelli , Marx o magari un Carlo Cattaneo .
    Siamo impotenti e deboli , perciò insicuri e gelosi , per cui il gioco da ragazzi del magistrato lazzarone di turno , ( anche se QUELLA è punta dell’iceberg , vera industria autopoietica di cancro sociale ) il media che chiama lavoro il training autogeno dell’informazione dovendone giustificare liceitá d’assurgenza divinatoria …….
    siamo nel sacco come coglioncelli spaventati dal sangue procurato da un “tagliettino”, così siamo ammorbiditi al credere ( perciò fottuti) .
    Così il pressappochismo , che confonde l’esigenza dialettica , sana autocritica da “FARE DI BRUTTO IN CASA” , ( anche a botte se è il caso , per allenarsi a far andar le mani soprattutto fuori , perché adesso bisogna iniziare a farlo senza mediazioni ! ) scambiata con più serio approccio analitico per patologica casistica .
    Quanta acqua al mulino dell’usurpatore parassita a nostra insaputa a beneficio dell’invasore per eccesso di buona fede e mal riposta concezione nel display determination di superioritá morale ( trappola giá in uso nella Gauche di Berlinguer , nella nostra tradizione di sopportazione con martirio cristiana ) !
    Per non sembrare brutti cattivi razzisti di destra andiamo fatalmente nei contraltari e nei vizi che incorrono ed hanno incorso le contraddizioni delle fazioni opposte , marcando una sorta di complementarietá nell’immaginario , in assenza di una vera identitá nel reale ( vedi “costola della sinistra” di D’Alema ) .
    La rivoluzione delle scope , sic. , promossa da Maroni col sax , che tuttora parla di due Leghe , una rivoluzionaria delle origini e l’altra riformista che col referendum per l’Autonomia del 22 Ottobre farebbe di Lombardia e Veneto , udite udite , il modello dei sogni Trentoaltoatesini , Verdi pascoli di Manitù ,
    detta in “agroalimentarismo” parmesan per sottosviluppati .
    Andiamo avanti ancora col giochetto delle carte bollate , con le bollicine di Zaia , le mutande verdi di Cota e le “terronate “ dei figli di Bossi ?
    Per questo , le sovrapposizioni comparate tra comunismo e leghiamo , muro di Berlino e Pontida vanno più che bene , una politica alla Signorini tipo novella 2000 come massima espressione ;
    di grazia , mi consenta , siamo ridotti a questo o pensa che ci possa essere dell’altro ?

  2. caterina says:

    …un’altra Lega, di potere, che a guardar bene e’ la deriva finale della stessa… che non si e’ ispiravano a uomini saggi, colti e disinteressati, tipo Oneto e prima Cattaneo e Miglio, ma a pura e semplice rivalita’ personali pensando che bastasse parlar lumbard o nominate il Carroccioer costruire un futuro diverso da quello al quale invece si sono adeguati perfino nei peggiore comportamenti personali….
    Hanno tradito il loro popolo che si era fidato di loro…
    Bene Han fatto i Veneti che nell’ormai lontano 2012 li hanno lasciati Al loro destino e inventarono un nuovo percorso per realizzare il sogno della vecchia Liga Veneta e fondarono Plebiscito.eu, che ci porto’ a votare per l’Indipendena, non gia’ per un’autonomia farlocca alla quale oggi approdano I capi regionali della Lega di Salvini..
    Ma, si sa, ci vuole dedizone totale e intelligenza e capacita’ di intraprendere e usare strumenti d’avanguardia coi quali abbiamo percorso l’unica strada che permettesse di dribblare tutte le difficolta’… vediamo oggi in Catalogna cosa riescono a fare I regimi Al potere per ostacolare le istanze all’indipendenza… e non e’ che l’Italia romana sia diversa..
    Tutti I nodi vengono al pettine e tutto diventa chiaro e manifesto…
    Mi sento fortunato di avere gia’ in tasca la carta d’identita’ rilasciatami pochi mesi fa dalla Repubblica Veneta… diversi Stati la riconoscono gia’… e ci auguriamo che presto lo facciamo tutti…

  3. marco says:

    “A meno che sia nata un’altra Lega.” Ben svegliati.

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