Dal Bisagno al Bisogno di potere. La melma della politica Boia

di ROBERTO BERNARDELLIbisagno genova

Genova, un’altra volta nella melma della politica. Assente la protezione civile, assente il governo, assente il sindaco, assente la prefettura, assente l’Esercito. Assente la civiltà.

Abbiamo visto le immagini in tv dei cittadini liguri che spalano da soli i rifiuti e il fango che sommergono le strade del centro. Una dignità mai vista, una rabbia fin troppo sotto controllo. Nessun pianto madre, nessuna litania a san Gennaro: pala in mano, a spalare la merda di Stato come non sarebbe accaduto altrove.

State a sentire infatti questa:  “Se ricevo il via libera dall’Avvocatura dello Stato e dal Governo io in pochi giorni affido l’opera per la messa in sicurezza del Bisagno”. Lo ha detto il presidente della Regione Claudio Burlando annunciando la volontà di forzare la mano per superare i contenziosi per il rifacimento della copertura del torrente che da anni provoca distruzione e morte. 

Ma certo, contenziosi, burocrazia, Avvocatura… appalti…. Tocca a me, tocca a te.

Persino quel filone del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, ha dichiarato ieri che “nessuno deve vedere lo stato distratto e lento rifugiarsi dietro primato delle responsabilità o dietro una inaccettabile e macchinosa burocrazia che per assicurare legalità e trasparenza lascia affondare nel fango chi ha perso tutto”. 

La verità è che allo Stato dei cittadini non importa nulla, ai sindaci, ai presidenti di Regione, che hanno responsabilità dirette sulla messa in sicurezza del territorio, non importa nulla. Sperano solo ci sia il sole e che la fortuna li accompagni. Questa volta non è colpa del maltempo né della cementificazione, ma della cementificazione dei cervelli dell’apparato dello Stato, un boia che tutti i giorni gioca alla roulette. O la va o la spacca.

Lo Stato è baro perché gioca con le scommesse, sapendo di vincere sempre, ma è anche boia quando sa che le proprie regole sono una lenta eutanasia per i cittadini. Come è accaduto a Genova, come è stato per la provincia di Treviso pochi mesi fa. O lo abbiamo già dimenticato che una bomba d’acqua e fango ha seminato distruzione e morte non previste nella terra del prosecco? Oggi, più in grande, come nulla fosse, il girone dantesco torna a uccidere.

Roberto Bernardelli, presidente Indipendenza Lombarda

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5 Comments

  1. Sarebbe tempo che anche i padani (liguri compresi, anche se non vogliono esserlo…) imparassero a gestire il CONTROPOTERE TERRITORIALE. Come i ‘posse comitatus’ del diritto anglosassone ed in genere nordeuropeo, anche i padani si puliscano le strade, i canali, i fiumi prima, e non dopo.Le città padane, che sono sporche, le sporcano (solo) i ‘negri’? Non direi.

  2. Rodolfo Piva says:

    Condivido il contenuto dell’articolo in generale però ho una considerazione da fare. I liguri ed i genovesi, in particolare, questa rottamaglia comunista prima e cattocomunista dopo l’anno votata ed eletta per decenni quindi si facciano un bell’esame di coscienza.

  3. federico caravita says:

    Articolo ottimo e centratissimo- avrei evidenziato il fatto che
    nei territori da loro amministrati, i comunisti non si danno da fare perchè si ritengono sicuri e blindati nei confronti dell’opposizione, ma il diavolo fa le pentole senza i coperchi
    (come si diceva una volta), e ora si sono bagnati il naso. Purtroppo i compagni hanno tutti versato il cervello al loro ammasso (come diceva Guareschi) e, alla fine,sosterranno che la colpa è di Berlusconi e del suo governo.
    Federico Caravita

  4. Alex Biffi says:

    Sarà, ma io, da Lombardo, tutti questi Liguri probi e “spalatori” mica li ho visti sempre. Mi spego: a Genova ci sono seimila (6000) dipendenti comunali, non so bene quanti dipendenti regionali e provinciali, al porto non ci entri se non hai le “mutande rosse”, poi mettiamoci gli ospedali e quant’altro, rimarranno un 10% di lavoratori produttivi, diciamo, ai quali va tutta la mia solidarietà, naturale. Spiace certo per le vittime, ma il detto “chi è causa del suo male, pianga se stesso”, mi pare si attagli perfettamente a chi, per settant’anni, ha perpetuato una classe dirigenziale sinistrorsa che, guarda caso, non può che provocare… sinistri.

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