Rinasce la speranza! Sabato 27 maggio al Cavalieri con Fare Tornare Grande il Nord! Da Stammati alle stimmate del Nord: i costi dello Stato

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di Stefania Piazzo – Stato: c’è chi dice, acutamente, che sia anche un participio passato, che la sua immutabilità nella grammatica costituzionale garantisca la permanenza delle stesse regole del gioco. Questa immagine di potere lessicale, riannoda i fili del discorso pre e post referendum per le autonoime. Persino su un settimanale nazionalpopolare distribuito dalle edicole alle parrocchie e all’interno delle nostre Chiese, il primo presidente della Regione Lombardia, disse: «È sbagliato non comprendere che questo Stato è vecchio perché immutabile, portatore di costi e inefficienze. I settentrionali non credono nella ricostruibilità di questo Stato». Al Nord intanto l’economia industriale è divenuta anche economia della conoscenza, e non si è convinti che la propria vita la debba fare e decidere lo Stato.

Almeno questo Stato così organizzato, che trascina dietro sè il peccato originale di una finanza che dagli anni ’70 in poi ha segnato i peggiori delitti a danno del territorio. Doveva essere l’era delle Regioni, invece… Ricordate? Tolsero prima ai Comuni la leva fiscale: via la tassa di famiglia, via l’imposta generale sulle entrate… Per gli enti locali scattò la corsa al mutuo, i più virtuosi riuscirono a contenere le spese ma non andò così per tutti gli altri. Morale? Si pensò bene di sostituire i tributi soppressi con i trasferimenti statali. Tra ’76 e ’77, con i decreti Stammati, i debiti comunali vennero “ripuliti” e posti a carico dello Stato, che s’impegnava a finanziare la differenza tra la spesa riconosciuta, definita “storica”, e il gettito delle entrate dei bilanci comunali. In base alla spesa storica dichiarata dagli enti locali, lo Stato trasferiva i nostri soldi! Passò poi persino il principio per cui lo Stato pagava e basta, senza entrare nel merito del governo della spesa.

Insomma, nessun principio di perequazione fiscale né di responsabilità della spesa: «Se io non pago le tasse, ci pensa poi lo Stato». Certo, continuando a pescare dalle regioni più virtuose. Sono gli anni in cui la spesa pubblica cresce senza freno, alimentando l’assistenzialismo. L’egoismo centralista ha fatto riesplodere la questione settentrionale, l’insofferenza di una popolazione sottomessa ad un sistema da Terzo Mondo fiscale. Dove altri, anni luce distanti e diversi, decidono, giudicano, educano, amministrano per noi. Hanno analizzato la rivolta del Nord stupiti e preoccupati i vari sociologi del giornalismo italiano, come se non voler restare coglioni a vita fosse proibito ai cittadini solo perché padani. Ancora oggi alzarsi e chiedere una democrazia in cui si può decidere a casa propria, è considerata una deriva totalitaria per lo Stato dell’ideologia della spesa.
Ma la storia fa il suo corso. Verso presente e futuro l’Italia ha atteggiamenti diversi nelle sue diverse latitudini regionali. È un dato di natura, è un’eredità culturale che affonda le proprie radici nella libertà comunale, prototipo di autonomia fiscale, legislativa, di difesa delle regole economiche, del commercio, degli scambi, delle arti, dei mestieri, delle invenzioni, delle università. Tutto viene da lì, dall’uomo moderno che si smarca dalle grandi contrapposizioni di potere, che difende la propria identità territoriale e religiosa. È, guarda caso, l’uomo libero nato in queste terre, da quella prima questione settentrionale, dalla riscossa di chi chiedeva di versare meno tasse al tiranno e di essere padrone a casa propria, liberando le energie del progresso.

La storia si ripete. La questione settentrionale resta aperta. Fu persino l’Osservatore romano, a firma dello storico Giorgio Rumi, non a caso cattolico ambrosiano, figlio di queste terre, a scrivere nel giugno del ’91 della persistenza della questione settentrionale, interpellando le istituzioni ad affrontarla. Diceva lo storico a la Padania, l’indomani delle cosiddette elezioni padane: «Ma lo si vuol capire o no che l’Italia non può essere considerata una camicia di forza (…). Tutto va bene, a patto che la risposta alla questione del Nord sia politica (…). Basta che si diano una mossa».

Ancora oggi diversi accademici e segretari di partito credono che il Nord sia una leggenda, che non sia diverso dal resto del Paese. Eppure i voti dicono che le regioni centro-meridionali premiano in consensi il rendimento dell’intervento pubblico sia dove funziona (nelle regioni rosse) che dove non funziona (nel meridione). È il culto della spesa storica. Ma dove sono forti le richieste di autonomia, di non-assistenza, è chiesta invece una spinta di forte modernizzazione. È una diversa qualità del consenso, che ha un diverso peso politico specifico. Bisogna tenerne conto.

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3 Comments

  1. Gianluca P. says:

    Giancarlo il prelievo forzoso in stile troika regna e signoreggia tra di noi. Con più forza, da quando equitalia è confluita in agenzia delle entrate.
    Dal 1 luglio 2017 l’agenzia delle entrate-riscossione nuovo strumento di ag.d.e. potrà accedere alle banche dati inps e potrà prelevare direttamente dai conti correnti senza autorizzazione del giudice. Si amplieranno i poteri del fisco in materia di controllo delle disponibilità liquide del contribuente. Ag.d.e.r. consulterà i database inps per studiare i rapporti di lavoro e pignorare stipendi e indennità(art 3 d.l. 193/2016 convertito in legge 225/2016).
    Anche oggi è consentito procedere in caso di debiti fiscali, ma dal 1 luglio la procedura sarà ancora più veloce poiché le somme sul conto potranno essere girate direttamente al fisco. “Se il contribuente riceve una cartella esattoriale e non adempie ai suoi obblighi entro i termini previsti, il Fisco potrà subito emettere atto di pignoramento alla banca del creditore. La disponibilità esistente sul conto sarà subito bloccata e trasferita nelle casse dell’Amministrazione finanziaria per chiudere i debiti che il contribuente ha verso l’erario”. Ma non finisce qui, perché la nuova agenzia per la riscossione avrà anche il potere di accedere alla banca dati dell’Inps per verificare l’esistenza di rapporto di lavoro dipendente o di pensione, per poi eventualmente procedere al pignoramento dello stipendio o della già citata pensione o altre indennità di cui usufruisce. Per difendersi, entro 60 gg, il contribuente schiavizzato, può presentare istanza di rateizzazione per evitare il pignoramento del conto.
    Alcuni principi fondamentali dalla Costituzione.
    “Tutti i cittadini hanno pari dignità davanti alla legge”, “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”,”la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo tale diritto”. La Costituzione più “bella del mondo”, spesso stuprata, dagli stessi che ne usano alcuni principi quando gli fa comodo. Una vergogna inaudita.

  2. RENZO says:

    Cara Stefania
    te lo dice un combattente indomito
    purtroppo ……game over!
    WSM

  3. giancarlo says:

    Per far ripartire l’italia bisogna abbattere drasticamente tutte le tasse oggi esistenti, e sono tante, troppe.
    Mettendo più soldi nelle tasche dei lavoratori e dei pensionati l’economia potrebbe riprendersi. Ma c’è un ma.
    Il ” ma ” è che per fare questa operazione puramente politica ci vogliono politici puliti, seri e responsabili.
    Un secondo ” ma” è che oggi assistiamo , nonostante il paese stia sprofondando, ai continui spostamenti dei problemi reali per dare posto a quelli virtuali o meglio ancora a quelli che interessano la classe politica oggi diventata parassitaria dell’intera società italiana. ( Costa e i fatti non sono proporzionali al costo)
    Ecco perché qualsiasi cosa facciano non risolveranno i reali problemi. Ecco perché da Veneto sono convintissimo che solo l’indipendenza e la rinascita della Nazione Veneta potrà dare un colpo decisivo all’italia paese il cui DNA è diventato corruzione, anarchia disinteresse del bene comune, truffe ai danni dei cittadini, ma soprattutto per ciò che si avvicina inesorabilmente alla sua conclusione.
    L’italia in mano a dei satrapi sia politici che economici non ha futuro se non nel federalismo.
    Ma, il federalismo implica responsabilità a due livelli difficilmente accettabili da questa classe politica capace e brava solo a parole ma non nei fatti.
    E’ persino difficile per me continuare a scrivere cose del genere tanto ho scritto da stancare persino me stesso. Ma, quando un cittadino ( Veneto ) ha come unica arma possibile per esternare il proprio pensiero, spazi democratici seri ,qua e là , mi dico che sarebbe un delitto non esternare.
    Abbiamo visto la censura su ciò che accade e sta accadendo in Grecia…..e quando accadrà in italia ???
    La mancanza di idee e soluzioni è evidente anche a dei cretini.
    Dunque perché continuare su una strada che ci sta portando al disastro generale ?
    Perché invece dell’autonomia che sarà limitatissima……,se verrà accettata dopo i referendum che saranno sicuramente vincenti, non si procede con coraggio a creare da subito regioni franche !!!
    REGIONI FRANCHE… prima di arrivare ad una seconda evoluzione e cioè quella del federalismo e successivamente dell’indipendenza del Veneto prima, poi la Lombardia e via via altre interessate ?
    Sappiate che chiunque andrà a governare dopo le prossime elezioni avrà a che vedersela con l’europa della troika…. e se guardiamo cosa è successo prima sull’isola di Cipro e poi in Grecia il panorama che ci aspetta è molto nero.
    Non saremo più padroni a casa nostra. Ci potranno prelevare soldi dai conti correnti, dalle cassette di sicurezza che sono aperte al fisco, e specialmente per chi è più ricco vere e proprie requisizioni fiscali a suon di tasse sugli immobili e quant’altro. E’ questo che gli italiani vogliono ?
    Alle prossime elezioni prima di andare a votare pensate bene a quello che farete perché dopo non sarà più possibile tornare indietro se commetteremo sbagli.
    Non lasciate condizionare da nulla e da nessuno. Pensate agli ultimi 20 anni cosa hanno fatto o non fatto i partiti politici e loro “padroni” e poi, solo poi decidete. QUESTA VOLTA LA POSTA E’ PESANTE !!!!
    WSM

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