Da “mandateci un fax per Milosevic” a “salviamo il soldato Putin”. Chi pensa per la Lega?

di STEFANIA PIAZZOputin rieletto

E’ in atto una guerra, non fredda, tra occidente e oriente, ma nessuno lo ricorda. Forse abbiamo anche dimenticato la recente pedata nel sedere ai diplomatici americani a Berlino, che in realtà erano spie di Obama. Chi lo avrà detto nell’orecchio alla Merkel? Magari i servizi russi? magari. Oggi Putin non può che aprire le braccia a chi accredita la linea di Mosca, contro lo strapotere decadente degli Usa. Non deve stupire il successo mediatico di Matteo Salvini e squadra al seguito sul filone putiniano, i convegni, le associazioni, il movimentismo “antimondialista” e quant’altro. Per Putin è una vetrina che diffonde e sostiene il progetto di un altro equilibrio europeo e mondiale, per Mosca centro della cristianità ortodossa che vuole prendersi la rivincita sui disordini dell’Europa. Per la Lega è infilarsi sul binario di un treno che corre, con immediato impatto. C’è notorietà e un posticino al sole per tutti.

Dietro c’è qualcuno che pensa

Dietro, c’è qualcuno che pensa. Al posto di chi non pensa, non legge, non studia. Ma chi è il regista? Max Ferrari? Gianluca Savoini, dell’associazione Lombardia Russia? Matteo Salvini stesso, geopolitico dopo la ritrovata unità d’Italia? O ce ne sono altri? O possiamo ritenere che dietro questa operazione di geopolitica vi sia la giocatrice di basket, interprete intraprendente e presidente dell’Associazione Rossijsko-italijanskaja Molodiozh (giovani italo-russi), per la Terza Roma, Irina Osipova? C’è un Andreotti del gruppo? A chi, a cosa giovano le braccia delle associazioni pro Putin, purché il progetto vada avanti e vinca la guerra, neanche tanto fredda, con la decadente America? Forse gli stessi artefici dei servizi, nel senso di servirsi, non di apparato segreto, che a suo tempo non disdegnarono la visita della Lega a “Fratello Milosevic” nella guerra dei Balcani. Servizi non disinteressati. E anche allora c’era un gruppo che faceva da portavoce del dissenso. Come oggi. Era la Lega, con alcuni volti che si ripetono. Gli stessi di oggi? Vedete voi.

Di certo alcuni nomi che appaiono oggi accanto a Putin, apparivano anche nel corso pro Milosevic del Carroccio. C’è da stupirsi? Ma no. Se la storia non è un’opinione, è normale che gli attori non cambino. Milosevic e Putin, Serbia e Russia, mai divisi. Dunque, qualche volta tornano.

La Russia sempre con la Serbia. La Lega con la Serbia. La Lega con la Russia

In fin dei conti, la Serbia è ortodossa, come la madre Russia. Da sempre i serbi sono alleati dei russi. E’ storia vecchia. Anche nel 1914, e anche qui forse lo abbiamo dimenticato, dopo che l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, la Russia dichiarò guerra all’Austria. Tornano un po’ di più i conti? La Lega stava con la Serbia, contro i bombardamenti umanitari di Clinton, oggi sta con Putin contro le sanzioni umanitarie di Obama.

Che vuol la Terza Roma dell’Associazione Giovani italo-russi?

Che ne sa una giocatrice di basket dell’Editto di Costantino? Tutto, evidentemente, le hanno insegnato ad andare a canestro. C’è sempre un allenatore dietro ad un successo.

L’associazione che presiede, Rim, Giovani italo-russi, si richiama alla Terza Roma. La prima era la Roma antica, e fin qui ci siamo. Durò fino a Costantino, quando l’imperatore portò la capitale a Costantinopoli, l’antica Bisanzio. La seconda Roma arrivò con i turchi, nel 1453, che trasformarono Costantinopoli in Istanbul. La basilica di Santa Sofia,  divenne moschea. La San Pietro degli Ortodossi fu espropriata. E la terza Roma? Indovinato: vuole rimettere la croce ortodossa, con tutto quel che ne consegue, sulla cupola della basilica. La Russia è la custode di tutti i popoli ortodossi, è la Santa Madre Russia. Ergo, Mosca è per gli ortodossi la terza Roma.

Questo è il progetto della signorina Osipova. Anche Salvini, con gli altri, appassionato di storia, non vede l’ora di salire la cupola, e rimettere ordine all’Europa cacciando i turchi e i loro alleati dal vecchio continente, da sempre suddito degli Usa.

Come ci si arriva? In tutti i modi possibili. Per chi ha posizioni professionali dentro legami istituzionali, ha più strumenti per accedere ai luoghi e agli spazi dove si fa politica anche in ambito internazionale. Ci si dà visibilità reciproca e si procede…

 

I Giovani italo-russi su Hussein e Milosevic: non erano nuovi Hitler

Dal sito ufficiale dell’associazione si legge poi: “È accaduto con Saddam Hussein, è accaduto con Slobodan Milosevic. “Nuovo Hitler” venne definito il dittatore irakeno (che pure per dieci anni aveva strettamente collaborato con Washington combattendo una guerra per procura contro l’Iran) e conseguentemente vennero i bombardamenti a tappeto, una occupazione disonorevole con turpi episodi di tortura da parte dei marines e lo sfacelo totale di uno Stato sulle cui rovine oggi si erge l’ISIS. “Nuovo Hitler” venne definito anche Milosevic un attimo prima che si bombardasse la Serbia e si creasse uno Stato “il Kossovo”.

Niente di nuovo sotto il sole padano

Non solo Milosevic ma anche le visite in Russia presso l’ultranazionalista russo Zyrinovsky, invitato anche ad una seduta del “Parlamento Padano”,  e con la visita del 25 aprile 1998 di Bossi a Mosca al congresso del discusso politico russo amico personale di dittatori come Gheddafi e prima ancora Saddam Hussein. La Lega faceva politica controcorrente.  Dopo la visita a Slobodan Milosevic durante la guerra,   Bossi  dalle colonne della Padania il 26 marzo 1999, in un articolo dal titolo “In marcia contro i massoni” a firma Gianluca Savoini, dichiarava: “Non sapevo ci fossero dei massacri dei serbi nei confronti degli albanesi sicuramente c’erano per la pubblicistica americana” . Poi ci fu l’arresto di Milosevic e il processo alla Corte Internazionale dell’Aja, ma le visite proseguirono poi nel febbraio 2000, con le  delegazioni leghiste al congresso del partito nazionalcomunista. E’ storia.

 

La voce della Serbia filo russa? No, era la Padania

A consolidare il corso antiamericano del Carroccio c’era l’organo ufficiale del partito.

26 marzo 1999, Fatto del Giorno

“Non dobbiamo essere una colonia Usa”
Guerra (Ministro padano degli Esteri): “D’Alema prende gli ordini
da Clinton, è molto pericoloso”

di Gianluca Savoini

” Come friulani avvertiamo molto da vicino i pericoli legati alla guerra lanciata dalla Nato contro la Serbia. Come Governo della Padania siamo convinti che la sottomissione totale dell’Italia ai diktat americani non potrà che causare danni a tutti i padani”. Alessandra Guerra, ministro degli Esteri della Padania e consigliere regionale leghista in Friuli, evidenzia come questa guerra dimostra ancora una volta la prepotenza degli Stati Uniti d’America e l’intenzione di Washington di incunearsi direttamente nei Balcani, per impedire una possibile saldatura tra il blocco europeo e russo.”

 

Una firma per dire basta: mandateci un fax

Ancora la Padania di quei giorni, quando Salvini non girava con l’ipad.

“Il nostro quotidiano lancia un appello contro la guerra nei Balcani
Una firma per dire basta
Ritagliate il tagliando, compilatelo e speditecelo”

di Mauro Bottarelli

Un appello per dire basta alle “bombe intelligenti” che massacrano i civili, per dire basta all’inaccettabile aggressione Nato alla Jugoslavia, per dire basta alle logiche di guerra fomentate oltreoceano per dividere e indebolire l’Europa. È questo il senso dell’iniziativa che il nostro quotidiano ha deciso di lanciare tra i lettori, ma anche tra tutti coloro che – indipendentemente dal loro credo politico e ideologico – si riconoscano in una battaglia non violenta contro l’arroganza atlantica. Vi chiediamo di
compilare il coupon che trovate qui sotto e di spedircelo. È un gesto piccolo, che rappresenta però una scelta forte: quella di dire basta allo strapotere di un organismo, la Nato, che ha perso ogni sua prerogativa e ragion d’essere difensiva e che si erge a gendarme degli interessi americani nel Mondo. Nel testo del nostro appello, facciamo esplicito riferimento al fatto che gli Stati Uniti continuino ad intorbidire le acque parlando di intervento umanitario.

Beh, questo è l’obiettivo che vogliamo, ottenere attraverso quest’iniziativa pacifica e democratica: bloccare i Signori della guerra prima che questo continente diventi un campo di battaglia dalle cui macerie sorgerà il nuovo ordine mondiale. Vi chiediamo un segno di cooperazione, come altre volte in passato: la posta in palio è alta, il sacrificio minimo. Aspettiamo i vostri fax”.

 

 La pulizia etnica è una falsa notizia: Savoini intervista Risè

 

Parla Claudio Risè, docente di Polemologia
“Chi non obbedisce agli Usa è massacrato”

di Gianluca Savoini

In che contesto inserire allora l’attuale guerra della Nato contro la
Serbia?

“È appunto una guerra mondialista. Ufficialmente viene motivata con l’ intento di appoggiare un movimento “di radicamento”, quello cioè degli abitanti albanesi del Kosovo per una maggiore autonomia da Belgrado, dalla quale li divide la religione, l’etnia, la cultura, insomma tutto. Nella realtà ci si dimentica che la realtà del Kosovo presentava tensioni croniche da decenni. È stata però la falsa notizia della “pulizia etnica” in atto nella regione e la guerra scatenata ufficialmente per evitarla che hanno dato via libera a Milosevic per procedere alla deportazione contro i kosovari, ormai resi ufficialmente nemici in quanto “alleati” dell’aggressore Nato”.

 

Oggi cambiano i luoghi, gli scenari, ma tutto si ripete. 15 anni dopo.

 

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3 Comments

  1. Silvia says:

    L’articolo ha un tono ironico e poco chiaro. Forse per l’Indipendenza l’Italia (del Nord) dovrebbe restare lontana dal feroce Orso russo e essere ancora piu’ dipendente dagli USA?

    • Stefania says:

      C’è poco da ridere. Questo giornale da subito e prima di altri ha sollevato pesanti dubbi sull’innesco della crisi ucraina, condannando le sanzioni alla Russia. Scorra il giornale e vi troverà coerenza. Quanto all’indipendenza del Nord, grazie alla compagine che si occupa dei rapporti tra Lega (del Nord, del Sud, della Le Pen, di Casa Pound, di Milosevic e via discorrendo) e Putin, sarà la storia a dire come andrà. Noi aspettiamo. L’America sicuramente l’indipendenza non la favorirà mai, quanto alla destra nazionalista, che difende in toto lo stato centrale, mi pare che anche qui la storia abbia da dire. Un re in fuga a Brindisi lo abbiamo già avuto, uno basta.

  2. Gianni da Brivio says:

    L’articolo ha almeno il merito di richiamare l’attenzione sull’incessante attività bellicosa di USA, Nato e Israele. E’ interessante e preoccupante constatare che i media italiani che fanno opinione non riportano la denuncia delle atrocità commesse dalla CIA, non solo a Guantanamo ma anche in Europa e negli altri continenti, riportate invece in prima pagina dai maggiori giornali tedeschi, inglesi e spagnoli. Un’altra dimostrazione dell’asservimento della nostra intellighenzia ai padroni a loro volta servitori del dittatore di turno. C’è anche un altro argomento che l’Indipendenza farebbe bene (sicuramente unica nel firmamento editoriale italiano) a ricordare all’italica gente sempre troppo presa dalle più assurde corbellerie per rendersi conto di ciò che accade anche in casa propria: il pericolo reale, non fantasioso, di una possibile guerra combattuta contro i soliti nemici della libertà e della democrazia con le “little nukes”, ossia con le mini bombe nucleari che secondo Cheney e colleghi sionisti avrebbero un effetto localizzato, limitato all’obiettivo da “neutralizzare” (Corea del Nord, Iran, Palestina, Siria, Sudan e qualche altro) lasciando incolumi i vicini che non avranno nessun motivo di preoccuparsi, nemmeno di un possibile cambiamento di direzione del vento. Non è fantapolitica.

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