Da Mafia Capitale il via libera alla legge elettorale

di ROBERTO BERNARDELLIlegge elettorale

Viene da dire: ma chi se ne frega della legge elettorale. La gente guarda a fine mese, al pane, alla pensione, alle bollette. Ma se fosse così semplice tirare una riga sul problema della sovranità, non varrebbe la pena allora preoccuparsi di creare le condizioni per cambiare lo Stato, per alimentare la nostra sete di indipendenza. Ma si passa attraverso le regole del voto e le regole le stanno decidendo sempre gli stessi. Occorre conoscere il nemico per difendersi, iniziamo a capirne le mosse. Leggiamo non solo intercettazioni ma anche questo: “Come un ciclone travolge tutto quello che incontra sulla sua strada, così l’inchiesta “Mafia Capitale” rischia di finire per avere un’influenza determinante persino sul punto più controverso della riforma della legge elettorale, che è giunta in commissione al Senato al tornante decisivo, le preferenze”. Sulla stampa le connessioni corrono veloci. I tempi stringono…. Vediamo perché.

Il via libera alla legge elettorale deve arrivare prima del cenone di Natale, il 23 dicembre. Per il voto in aula, anche gennaio, magari prima dell’addio di Re Giorgio.

Il patto del Nazareno ha subito dei saltelli, emendamenti, elezioni di mezzo… Insomma, il Nazareno Bis come lo chiamano, è un po’ diverso rispetto ai patti, la soglia per accedere al premio di maggioranza al primo turno passa dal 37 al 40%, e scende al 3% lo sbarramento per la Camera. E poi? Il cuore del problema sta nel fatto che il premio non andrà più a una coalizione, ma alla lista più votata. Oibò.

Pare comunque vada bene a tutti, al Berlusca e pure alla Lega, che potrebbe anche fare la dura e incassare da sola, continuando a pare opposizione senza governare.

Finita qui la questione sulle profezie di voto? No. Scegliere i candidati è un’altra questione da risolvere. Roma Mafia Capitale insegna che le preferenze sono sempre più manipolabili, oggetto di voto di scambio. Ergo? Un partito indicherà il capolista in un centinaio di collegi di piccole dimensioni, che eleggeranno in media sei deputati ciascuno. E poi? Oltre al listino bloccato, sugli altri nomi in lista si potranno dare preferenze.

Col premio di maggioranza, il grosso degli eletti arriverà dalle preferenze, gli altri dovranno farsela bastare con un parlamentare per collegio. Ma potrebbero rispuntare problemi tipo Porcellum, già bocciato per questo vizio dalla Corte Costituzionale. Ma finché Pd e Forza Italia non avanzano obiezioni, non si tocca l’accordo.

Renzi intanto vorrebbe introdurre una postillina… quella della data del 1° gennaio 2016. Questo spiega l’intervento di Calderoli, per legare l’entrata in vigore della nuova legge alle riforme istituzionali, a quando cioè sarà stabilito che il Senato non sarà più eletto direttamente dai cittadini. Insomma, niente elezioni fino a quando non lo dice la Lega. Tecnicamente è così. Elezioni anticipate più lontane, col plauso in fin dei conti di tutti i parlamentari che sanno che non avranno altre botte di fortuna come queste.

Se salta l’ordine del giorno calderoliano che allunga la vita ai partiti, si avrebbe allo stato attuale una legge XY per la Camera e un vuoto YZ per il Senato in fase di smantellamento. Che potrebbe accadere? Spiegano gli analisti che o si vota col Porcellum corretto secondo la Consulta, oppure… una norma ponte che estenda al Senato il meccanismo della Camera. Annoia la questione? E invece purtroppo è il punto di snodo, perché non si sta in piedi senza una legge elettorale, perché se il Parlamento venisse sciolto in qualsiasi momento, occorrerebbe una legge pronta all’istante per rieleggerlo. E oggi non abbiamo né l’uno, la legge, né l’altro, un parlamento senza legittimità e in balia di accordi tra segretari di partito, per di più neanche eletti in parlamento, appunto.

 

 

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