Da clandestini a patrioti contro le multinazionali

di MARCELLO RICCImultinazionali

L’immigrazione proveniente dall’Africa ha le dimensioni e i caratteri dell’ invasione apparentemente pacifica. Non solo perseguitati ( da chi?) richiedenti asilo, ma anche bambini e adolescenti non accompagnati . Difficile credere che detti “migranti” abbiano autonomamente deciso di traversare il mare e che abbiano direttamente pagato il viaggio. Verità che non necessita di dimostrazione.
La vera ragione del fenomeno è nel colonialismo, per tre quarti anglosassone per il restante quarto francese, che per motivazioni politiche e storiche si è riciclato attraverso gli “stati merceologici” denominati ipocritamente multinazionali. A loro il lavoro sporco, immorale, ma redditizio di prelevare le ricchezze del suolo, sottosuolo e mare da quel continente, trasportale altrove per essere lavorate e commercializzate. Multinazionali in grado di corrompere capitribù, di fomentare guerre e guerriglie con la mano sinistra e con la destra poi aiutare “generosamente” i veri padroni dei beni a fuggire. Duplice obbiettivo centrato, rubare in Africa e destabilizzare alcuni paesi, principalmente l’Italia considerata pur essa colonia.
Diagnosi che richiede idonea terapia .
Inutile “Mare nostrum”, inutili anche i respingimenti senza prima aver spiegato ai “migrati” che sono stati costretti a fuggire per essere derubati due volte, dei beni dello loro terre e poi della loro dignità. Il vasto continente africano ha un indice di urbanizzazione inferiore a quello europeo e meno della metà di quello italiano che supera i 203 abitanti per kq.
Il programma di accoglienza dovrà essere totalmente rivisto, dopo l’esatta identificazione del migrante con particolare attenzione alla regione di provenienza e a seconda del livello culturale e delle attitudini dovrà essere informato informalo di quali sono le risorse del suolo, del sottosuolo del suo paese di, chi le sfrutta e dei profitti che se ne ricavano.
Il migrante così indottrinato, dovrà essere educato a contrastare il turbocapitalismo delle multinazionali, aiutato a rientrare in patria e anche finanziato per organizzare i suoi concittadini per combattere la guerra di liberazione dei singoli paesi oggetto di sfruttamento.
Si ha la certezza che l’istituzione di centri di formazione del tipo detto, farà diminuire il flusso di migranti verso la Sicilia.
Dall’Africa all’Europa in prossimità dello stretto di Gibilterra si può giungere anche a nuoto. Perché il flusso di migranti non si orienta verso Spagna e Portogallo?
Non è detto che debba essere il governo a farsi carico di corsi di dottrina e azione prima enunciati, è chiaro che ciò non avverrà mai , ma potrebbero farlo movimenti politici o privati anche con corsi regionali dedicati all’inserimento e accoglienza e quindi coperti finanziariament

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3 Comments

  1. gianni da Brivio says:

    Qui si parla di politica internazionale. Le istituzioni che devono intervenire sono quindi a carattere internazionale: la Comunità Europea e l’ONU. Entrambe hanno dimostrato ampiamente la loro inettitudine, la loro incapacità di risolvere i problemi di loro competenza. L’ONU perché è da sempre al servizio dei potenti e non della giustizia, la seconda perché è l’ aborto di ciò che sarebbe dovuto essere. In entrambe le situazioni ci sono dei responsabili: USA e UK in testa, in seconda battuta la Francia per l’extra Europa. Per quanto riguarda l’Europa è inutile fare distinzioni perché quasi tutti hanno contribuito a farla fallire. Per quanto concerne casa nostra, vanno sempre ricordati i fautori dell’aborto: Ciampi (amico di Kohl, che un giorno l’apostrò in TV con un “…Du alter Fuchs ” , tu vecchia volpe), Prodi ed Amato. Tutti e tre, guarda caso, di sinistra, che s’indigna quando qualcuno le ricorda che non sa governare. Per quanto concerne il problema immigrazione non resta che l’iniziativa autonoma, il “do it yourself”. Ma per farlo servono delle decisioni efficaci e tempestive, l’antitesi di quanto sinora non fatto. E qui casca l’asino perché gli italiani sono quelli del ” si.. ma “, tutti d’accordo nel si farà, pochi autori del si è fatto. Venendo all’educazione degli africani (senza distinzione di paralleli e meridiani) è meglio lasciar perdere, checché ne dicano le onlus ed i loro finanziatori (?). Per due ragioni: perché il tempo necessario è nell’ordine degli anni luce (meridione docet); perché quelli sono meno ingenui di come certa propaganda vorrebbe farci credere. La loro cultura è basata sui clan, che sono innumerevoli e che nessuno riuscirà mai ad indirizzare verso un obiettivo comune, umanitario o civile che sia. Chi non ha vissuto in Africa certe cose le può tutt’al più teorizzare, ma quando si deve passare al pratico, alla realtà di tutti i giorni allora la musica cambia.

  2. CARLO BUTTI says:

    Multinazionali brutte e cattive e turbocapitalismo selvaggio: l’ho già detto e lo ripeto, sembra di leggere certi fogli della sinistra extraparlamentare d’un tempo che fu. Vie ne sono grato, mi fate ringiovanire di quarant’anni.

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