Da Celentano Fitoussi bacchetta l’Italia e parla di quasi dittatura europea

di FABRIZIO DAL COL

Nove milioni di ascolti per lo show di ‘RockEconomy’, nel primo dei due concerti all’Arena di Verona del Celentano Nazionale, al quale, hanno partecipato come ospiti nella splendida cornice da musical  internazionale, l’economista  Jean-Paul Fitoussi, i giornalisti  Gian Antonio Stella  – Sergio Rizzo e l’amico Gianni Morandi. Una serata molto particolare, dove il “Musical” del “molleggiato” non si è fatto mancare nulla,  dai costumi alla scenografia includendo regia, coreografie e luci senza dimenticare gli attori (o meglio, performers) che devono essere in grado di comunicare emozioni ricorrendo, spesso contemporaneamente, a discipline come la recitazione, la danza e il canto.

Ma Celentano ci ha messo ancora di più e, in un “quadretto scenografico” rappresentato da una classica osteria stile anni 50, ha fatto sedere i suoi ospiti su quattro sedie vecchie, davanti a un tavolo altrettanto vecchio, per rivolgergli quelle domande chiare a lui tanto care, sulle problematiche economiche che attanagliano l’Italia e tutta l’Europa. Per l’economista francese, particolarmente critico verso la rigidità nelle politiche di bilancio e di economia monetaria  per i loro effetti su crescita ed occupazione, si tratta di uno dei due più seri problemi che l’Europa si trovi oggi ad affrontare. -L’altro è rappresentato dalla disuguaglianza che “è così grande che è incompatibile con la democrazia”.  Fitoussi ha sostenuto inoltre che il sistema “è antidemocratico”, con i cittadini nazionali tagliati fuori, costretti quasi a votare solo per rappresentanze regionali e non più nazionali, “siamo quasi in dittatura, pensavo fosse una dittatura benevola ma ora non lo credo più”. E Celentano ha aggiunto “lo penso anch’io”.

Più volte, su questo giornale, ho paventato il rischio di una deriva democratica per la futura Europa politica e i lettori de “L’Indipendenza”  lo ricorderanno certamente ma chi sarebbero  i dittatori cui si riferisce l’economista francese? “Sono – ha risposto – il sistema che ha fatto sì che i governi debbano ubbidire alle regole piuttosto che alla sovranità popolare. Ubbidire al patto di stabilità ma non ai loro cittadini…”. E così finisce che “il futuro si è subito deprezzato. Verso quale futuro andiamo? Per i nostri figli non va bene…”. E “significherebbe non essere responsabili – ha detto ancora l’ospite – se c’è una ragione per cui possiamo accettare questa situazione”. Di qui l’invito a “cambiare la politica per fare di noi cittadini pieni”, ovvero “un governo europeo che sia responsabile davanti a noi”. Ma intanto “abbiamo rinunciato a governare, ci siamo messi sotto la tutela dei mercati”. E mentre Celentano stimolava l’economista a proseguire il suo ragionamento, Fitoussi ha suggerito il titolo unico, “così non avremmo più problemi di spread, con il titolo unico non ci sarebbe spazio per la speculazione”. Ma il titolo unico non c’è, “e questo dipende dal fatto che certi Paesi comandano l’Europa” e quando è stata citata la Germania l’economista francese si è limitato a dire “Paesi del nord…”. Parlando poi di crescita ha detto: “può essere qualitativa, e quella che conta è la crescita del benessere”. Il capitale umano è importante, “ci sono alti tassi di disoccupazione non compatibili con la democrazia”. Come non meno importante è il capitale sociale.

Questa sera, su Canale 5,  andrà in onda la seconda parte del concerto “musical” e magari anche una seconda parte relativa alla discussione sulle problematiche economiche. E mentre nei cittadini aleggia già lo spettro della rassegnazione per  una crisi di cui non si intravede la fine, la vecchia politica ben rappresentata dalle solite “mummie” cerca solo la via per riciclarsi all’ombra del premier Monti attraverso un nuovo sistema elettorale.

 

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

One Comment

  1. liugi II says:

    Con un titolo unico si speculerebbe direttamente su tutta l’Europa, che si trasformerebbe in una inefficientissima e fallimentare Italia in scala continentale.

Leave a Comment