CURRI CAVADDU MIO. IL CANTO SICILIANO

di REDAZIONE

L’arrivo del 1860 stravolge la vita del popolo siciliano. Il fermento che prelude alla rivoluzione, l’attività cospirativa dei comitati segreti, l’arrivo sempre più massiccio degli esuli del ’48 da ogni parte d’Europa, la rivolta della Gancia e lo sbarco di Garibaldi: gli avvenimenti si susseguono a ritmo incalzante, e si imprimono in modo indelebile nella coscienza dei siciliani. La percezione degli eventi, e la loro trasmissione, non è esclusivo appannaggio delle èlites colte: anche le classi più umili seguono con interesse e partecipazione le gesta dei liberatori e le sconfitte borboniche, e si avvalgono del canale di trasmissione a loro più avvezzo – quello dei canti popolari – per divulgare la propria rielaborazione di quanto sta accadendo.

Si tratta, il più delle volte, di una lettura mistificata o distorta, in bilico tra cronaca, romanzo e chanson de geste: essa ha comunque il pregio non scontato della spontaneità, riuscendo a trasformarsi in uno strumento di immediata comprensione della coscienza popolare siciliana, delle sue speranze di rinnovamento e della delusione che spesso seguirà alla “liberazione”.

Non cominciò subito la carriera di cantante, nonostante coltivasse in segreto la passione per il canto. Visse, maturando l’esperienza di emigrante, per circa vent’anni a Firenze, per poi trasferirsi a Palermo nel 1971.

Cominciò la carriera di cantante professionista nel 1966 partecipando allo spettacolo di Dario Fo Ci ragiono e canto, nello stesso anno registrò il suo primo disco. Proseguì con concerti al Teatro Carignano di Torino, al Manzoni di Milano e al Metastasio di Prato, alternati con esibizioni in varie sedi e seminari sulla musica popolare in alcune università. Il suo repertorio variava dai canti appresi durante l’infanzia a canti popolari di varia provenienza: in particolare scrisse per lei numerose liriche Ignazio Buttitta. Il timbro forte ed originale della voce le consentì di interpretare le canzoni popolari siciliane con un tono fortemente drammatico esprimendo il senso di povertà e orgoglio della sua terra.

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