Le mosse di Erdogan in Siria. Per fermare i Curdi o contro l’Isis?

di REDAZIONEerdogan

Divisi tra Iraq, Turchia, Siria, Iran e in piccola parte Armenia, i curdi aspirano da sempre alla creazione di un proprio Stato indipendente e le turbolenze in Medio Oriente rilanciano le loro speranze, ma anche i timori dei Paesi dove abitano, in primis la Turchia. Dietro il piano del presidente Recep Tayyip Erdogan per una zona cuscinetto nel Nord della Siria, i curdi vedono innanzitutto il tentativo di bloccare la nascita di una regione autonoma in Siria, che già de facto esiste. Di seguito, i principali dati su questo popolo in cerca di uno stato.

LA TERRA DEI CURDI Il Kurdistan, in curdo “terra dei Curdi” è un vasto altopiano nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia. I curdi – una popolazione stimata complessivamente a 50 milioni di persone – non hanno mai avuto uno Stato indipendente e il Kurdistan geografico è politicamente diviso fra gli attuali stati di Turchia (nord-ovest), Iran (sud-est), Iraq (sud) e, in minor misura, Siria (sud-ovest) ed Armenia (nord), anche se spesso quest’ultima zona è considerata parte del Kurdistan solo dai più ferrei nazionalisti.

DOVE SONO AUTONOMI? Ad oggi solo il Kurdistan iracheno gode di una certa autonomia, come regione federale dell’Iraq, in seguito alla caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003. Anche il Kurdistan siriano, chiamata dai curdi “Rojava” ha acquisito un autonomia politica de facto dall’inizio della guerra civile siriana.

UN TERRITORIO PIU’ VASTO DELL’ITALIA Il Kurdistan si estende complessivamente su una superficie di quasi 400.000 chilometri quadrati; 100mila chilometri in più rispetto all’intero territorio italiano. Il Kurdistan turco ricopre circa 90mila chilometri quadrati; segue la regione curda iraniana con 125mila metri quadrati, quindi l’Iraq con 65mila e la Siria con circa 12mila. Le principali città sono Diyarbakir, Bitlis e Van (Wan) in Turchia, Erbil, Sulaymaniyya e Dhok in Iraq, Kermanshah, Sanandaj e Mahabad in Iran, Hasaka e Qamishli in Siria.

POPOLAZIONE E LINGUA Non ci sono dati ufficiali sul numero dei curdi: varie stime convergano sul conteggio complessivo di 50 milioni di persone, di cui 15-20 milioni in Turchia. I curdi parlano una propria lingua, appartenente al gruppo iranico della famiglia linguistica indoeuropea con numerose varianti dialettali, di cui le principali sono il Kurmanji, parlato nella parte curda della Turchia insieme al Badinani e al Sorani, parlato nel Kurdistan iracheno. Di regola, i curdi sono scolarizzati nella lingua del Paese di cui hanno la cittadinanza (arabo, turco, persiano), che spesso non consente o ostacola l’uso del curdo per cui il bilinguismo è una situazione assolutamente normale.

RELIGIONE La maggioranza degli abitanti aderisce all’Islam sunnita e una piccola minoranza a quella sciita. Un altro gruppo è rappresentato dai cristiani (appartenenti a varie confessioni); vi sono inoltre minoranze di Yazidi, Zoroastriani, Yarsan, Alevi, Ebrei, Sarayi, Bajwan, Shabak Sarli, Mandei.

LA STORIA La questione curda risale almeno alla fine dell’Impero ottomano. Il “Califfato” turco, già ridimensionato col Trattato di Londra del 1913 che concludeva le guerre balcaniche, alla fine della prima guerra mondiale con il Trattato di Sèvres dell’agosto 1920 si trovò ridotto ad un modesto Stato entro i limiti di parte della penisola anatolica, privato di tutti i territori arabi. Il Trattato, tra l’altro, prevedeva ampie tutele per le minoranze nazionali (armene e curde) presenti in Turchia e garantiva ai curdi la possibilità di avere uno Stato i cui confini sarebbero stati definiti da una commissione della Società delle Nazioni designata ad hoc. Il Trattato, fortemente osteggiato dal ‘Padre dei turchi’, Mustafa Kemal Pasha (Ataturk), vincitore della Guerra Turca d’Indipendenza (1920-1923) non fu mai tradotto in realtà. Ataturk, infatti, costrinse le ex potenze alleate a tornare al tavolo dei negoziati, riuscendo a ottenere un nuovo Trattato a Losanna nel luglio 1923, che cancellava ogni concessione ai curdi. E così, lo storico territorio dei curdi si trovò diviso fra diversi nuovi stati.

IRAN, LA REPUBBLICA DI MAHABAD Nel 1945 si forma, con l’appoggio dell’allora Unione Sovietica, il partito democratico curdo PDK). Il 22 gennaio 1946, in territorio iraniano, viene proclamata una repubblica popolare curda, con capitale Mahabad. Con il ritiro delle forze sovietiche, le truppe iraniane riconquistano il territorio, condannando a morte i vertici politici, compreso il presidente Qazi Muhammad.

I PARTITI Gli Stati nazionali dove risiedono hanno prevalentamente negato l’esistenza di una identità nazionale, e quindi politica, curda. In assenza di normali processi politici, i nazionalisti curdi hanno spesso fatto ricorso alla lotta armata. Non sono mancati, atti terroristici e di guerriglia da parte curda, seguiti da feroci repressioni, come il bombardamento di Halabja (marzo 1988) con armi chimiche da parte dell’esercito iracheno di Saddam Hussein. Il Partito Democratico del Kurdistan (PDK) e la Unione Patriottica del Kurdistan (UPK) in Iraq, il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano ed il Partito per la Libertà del Kurdistan (PJAK) in Iran sono gruppi ben organizzati ed in alcuni casi finanziati direttamente o indirettamente dagli USA. IL PKK Diversa è la questione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) in Turchia, unico partito curdo a proseguire la lotta armata e di ispirazione marxista. Questo partito è osteggiato da tutte le potenze, comprese quelle occidentali, ed è considerato un gruppo terroristico.

IRAQ, IL PETROLIO Il Kurdistan è uno dei luoghi più ricchi di petrolio del pianeta. A seguito delle due guerre del golfo (1990-1991 e 2003) e dell’invasione Usa in Iraq, la questione curda si inserisce nel quadro delle strategie da seguire per ottenere il controllo del territorio e delle sue risorse naturali. Inizialmente, Washington sembrava favorevole all’indipendenza del Nord iracheno con capitale a Kirkuk. Ma anche in seguito alle pressioni dell’alleato turco, gli americani hanno accettato, come del resto gli stessi curdi iracheni, un Iraq federale con la capitale a Baghdad, in cui la regione curda non ha ancora ottenuto le città petrolifere di Kirkuk.

SIRIA, IL ROJAVA Il Rojava (termine curdo che significa ‘Occidentale’, che indica il Kurdistan siriano) oggi è una regione autonoma de facto nel nord e nord-est della Siria.Il governo della regione è basato sulla filosofia del federalismo democratico che implica l’autosufficienza, il localismo e il pluralismo politico. Il PKK, partito dei ribelli curdi della Turchia, descrive così il concetto nel suo statuto: “Il federalismo democratico del Kurdistan non è un sistema di Stato, è il sistema democratico di un popolo senza Stato. Prende il potere dal popolo e lo adotta per raggiungere l’autosufficienza in ogni campo compresa l’economia”. I curdi considerano il Rojawva, parte di un grande Kurdistan che comprende anche le zone nel sud-est della Turchia (Kurdistan turco), nord-Iraq (Kurdistan iracheno), e nord-ovest dell’Iran (Kurdistan iraniano). Nel 2012, nel corso della guerra civile siriana, le forze governative siriane si sono ritirate da tre aree abitate dai curdi lasciando il controllo alle milizie curde. Nel luglio dello stesso anno, viene istituito come organo di governo del Rojava, il Comitato Supremo curdo (Dbk) formato dal Partito dell’Unione Democratica (PYD) e il Consiglio Nazionale Curdo (KNC) su basi paritetiche. Nel novembre 2013 il PYD ha annunciato un governo ad interim diviso in tre aree autonome nei cantoni, Afrin, Jazira e Kobani.
(fonte askanews)

 

 

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