Cuneo fiscale record, la vergogna italiana (di cui non parla nessuno)

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di FRANCESCO CANCELLATO – È una regola vecchia come il mondo: per evitare che le persone si accorgano di un’ingiustizia, basta darle un nome difficile da comprendere, o da memorizzare. Prendete il cuneo fiscale, ad esempio. Una di quelle cose che sono già noiose solo a dirle: «Berlusconi parla dell’Ici da abolire, Prodi di cuneo fiscale», si diceva negli anni ruggenti della seconda repubblica per raccontare di quanto la sinistra fosse lontana dai veri problemi del Paese.

E invece no, cari voi. Perché quella brutta parola, quel cuneo fiscale, è una delle cause dei nostri guai. In soldoni, rappresenta la differenza tra quanto vi paga l’azienda per cui lavorate e quel che vi rimane in tasca. O, se preferite, quel che lo Stato si porta via nel frattempo. Ci pensa l’OCSE, con il rapporto Taxing Wages 2018, dedicato per l’appunto alle tasse sul lavoro, a ricordarci che siamo il terzo Paese Ocse col cuneo fiscale più alto, dopo Belgio e Germania, pari al 47,7%, contro una media europea del 35,9%..

In prosa, vuol dire che per ogni 100 euro che il vostro datore paga per il lavoro che fate, a voi ne spettano solo 68, mentre, in media, nel resto del mondo sviluppato, ve ne rimarrebbero 75. Si tratta di una percentuale in crescita, peraltro. Mentre nel resto del mondo occidentale il cuneo è sceso di più di un punto percentuale dal 2000 al 2017, in Italia è cresciuto di 6 decimali: già eravamo tra i più alti al mondo diciassette anni fa. Non bastasse, lo Stato ha deciso di arrotondare per eccesso.

È stato calcolato che tagliare il cuneo fiscale costa 1,7 miliardi a punto. Con 17 miliardi riusciremmo a tornare nella media europea delle tasse sul lavoro. Parliamo più o meno di un costo pari a 2 volte gli 80 euro di Renzi, o pari a quel che spendiamo ogni anno per disinnescare l’aumento dell’Iva. O, ancora, più o meno, al costo di un anno del reddito di cittadinanza dei Cinque Stelle. Tanti soldi, non tantissimi, per una policy, che tuttavia avrebbero il pregio di fare da leva all’economia e all’occupazione italiana.

Siamo uno dei tre Paesi Ocse che tassano più di tutti i redditi da lavoro. Ma siamo anche uno dei Paesi cui questa scelta produce un welfare scadente e squilibrato, imprese poco competitive e zero opportunità per chi perde un lavoro stabile. E ora di smetterla, no?

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One Comment

  1. Riccardo Pozzi says:

    L’unica autentica riforma utile in Italia è l’eliminazione del sostituto d’imposta.
    Da questa discendono tutte le altre, compreso la questione settentrionale.

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