La Dottrina Vyshinsij delle purghe si avvicina a Zaia

di DAVIDE LOVATzaia incazzao

Vyshinskij, chi era costui? No, non intendiamo parafrasare don Abbondio che, con il filosofo greco Carneade, ricordò solo a un dipresso chi fosse e cosa avesse lasciato scritto. Niente affatto. Noi sappiamo anche troppo bene chi fosse Andrej Vishinskij nel periodo delle purghe staliniane in Unione Sovietica.
Lo sappiamo con precisione perché ci è impossibile ragionare di politica in Italia senza tenere conto che un terzo della popolazione (ma ben tre quarti nelle “regioni rosse” che oggi dominano la politica e l’economia statalista della Repubblica, a tutti i livelli) si è imbevuto di ideologia marxista per tre generazioni, una vera e propria “religione atea” da cui non ci si libera per il semplice fatto che la sua più importante realizzazione pratica, l’URSS, è implosa e fallita.

Abbiamo sempre ritenuto incomprensibile come il resto della popolazione sia affatto sprovveduto di conoscenze in questa materia, precludendosi di fatto la possibilità di capire alcuni meccanismi essenziali dell’azione politica degli eredi di quella cultura, oggi per lo più riuniti nel Partito (c’è una sola formazione che conserva tale nome, ed è sintomatico e perfettamente logico che sia proprio quella erede della cultura totalitaria del Partito Unico) che domina lo scenario politico e istituzionale.
Dunque Vyshinskij, dicevamo, politico e giurista, colui che fu vice procuratore dell’Unione Sovietica e, dal 1935 al 1939, procuratore generale. In tale veste rappresentò la pubblica accusa nei principali processi politici che si svolsero nel periodo delle Grandi purghe. Colui che elaborò la famigerata “Dottrina Vyshinskij”, meritevole di approfondimento per chi volesse capire di più, che così definiva il Diritto:
Il diritto è un insieme di regole della condotta umana stabilite dal potere statuale in quanto potere della classe che domina la società, nonché delle consuetudini e delle regole di convivenza sanzionate dal potere statuale e attuate coercitivamente con l’ausilio dell’apparato statuale al fine di tutelare, consolidare e sviluppare i rapporti e l’ordinamento vantaggiosi e favorevoli alla classe dominante.
Tradotto in termini semplici: se stai con il Partito e agisci per la sua causa sei innocente, se sei contro il Partito sei colpevole a prescindere. Prassi marxista allo stato dogmatico puro; letta in questa logica, davvero ineccepibile.
Ebbene, in Italia un terzo della popolazione ha cercato di compiere la Rivoluzione marxista per circa 60 anni e l’ha fatto secondo l’interpretazione di Gramsci, altro intellettuale ignorato bellamente dai restanti due terzi dei cittadini della Repubblica, ma autentico profeta per i marxisti peninsulari. Gramsci, conscio del carattere imbelle dei suoi conterranei, teorizzò un metodo specifico per la presa del potere, quello che è conosciuto come “rivoluzione gramsciana” e che consiste nell’occupazione di tutti i posti dell’apparato burocratico dello Stato da parte dei marxisti: scuola, magistratura, pubblica amministrazione, pubblico impiego, a qualsiasi livello. Quando l’apparato burocratico, dalla periferia al centro, sarà sotto controllo, la presa del potere sarà automatica.
E così hanno fatto gli adepti della setta marxista, con particolare successo nei campi della scuola e della magistratura che sono diventati autentici strumenti di lotta politica, come è evidente agli occhi di tutti.
In particolare la Magistratura è, da almeno 20 anni, connotata da una presenza evidente di militanti politici pronti ad agire a comando, o di concerto con il Partito, nella sempre più palese osservanza della “Dottrina Vyshinskij” e con lo scopo di favorire la presa e la conservazione, o l’aumento, del potere del Partito nell’apparato statale.
La logica del Partito e dell’ideologia che sta a monte è, come tutti sanno, statalista e centralista, dirigista in economia, tendenzialmente totalitaria sia in campo etico che rispetto al pluralismo politico; l’aggettivo “Democratico” che oggi accompagna il nome di quel Partito deve essere letto nel linguaggio marxista-leninista-maoista, ove si parlava di “centralismo democratico” in accezione tutt’affatto differente rispetto all’uso che ne facciamo noi profani rispetto alla “religione atea”. Per capirsi, anche la Corea del Nord si chiama ufficialmente “Repubblica Democratica di Corea” e così era per la “Repubblica Democratica Tedesca” di Hoenecker, quella con la Stasi, la polizia segreta che controllava anonimamente chiunque nel territorio dello Stato.
Chi è oggi il nemico ideologico principale del Partito, ora che ha preso il potere e messo sotto controllo lo Stato a ogni livello e, tramite la propaganda, cattura il consenso in misura del 40%? Ma chiaramente chi si batte per il decentramento, per il federalismo, per l’autonomia o, addirittura e in maniera assolutamente eretica, per l’indipendenza della sua terra e, dunque, per il disfacimento dello Stato stesso. Oggi il fronte più pericoloso è chiaramente rappresentato dal Veneto, dove si cerca di legare il percorso per un referendum indipendentista a quello contemporaneo di Scozia e Catalogna.
Ecco cosa c’entra la “Dottrina Vyshinskij”: la vicenda MOSE tirata fuori recentemente è una porcheria assoluta che coinvolge politici di ogni appartenenza, ma per i media nazionali sembra che solo Galan sia il colpevole; e fin qui sono solo schermaglie che hanno lo scopo di demoralizzare l’elettorato di FI. Ma siamo pronti a scommettere già da ora che l’autunno porterà l’attenzione degli inquisitori del Partito dalle parti della Lega Nord, in misura sempre crescente con l’avvicinarsi delle elezioni regionali del 2015. Il Partito deve impedire ad ogni costo la rielezione di Zaia, che gode del sostegno della quasi totalità del mondo indipendentista, per scongiurare la prosecuzione del percorso legale all’autodeterminazione della storica repubblica della nazione veneta. Ogni mezzo verrà utilizzato, dalle inquisizioni alla propaganda, dal coinvolgimento dei soliti “intellettuali organici” al dispiegamento della “macchina dello spettacolo” (anch’essa gramscianamente occupata da tempo) e degli “opinion leaders” creati ad uopo nel tempo.
Sarà una partita interessante, perché il Presidente Zaia parte da un consenso elevatissimo (oltre il 60% nel 2010) e ha ben governato; una partita che tutta la galassia che si oppone al Partito avrà interesse a seguire. Siamo indietro di almeno 30 anni rispetto a loro nell’organizzazione culturale della battaglia politica; il primo passo da fare è prendere coscienza dello stato delle cose come sopra brevemente esposto; il secondo è cancellare la diffusissima ignoranza della teoria e prassi marxista, che ancora oggi ispira il Partito nonostante mandi avanti figure di facciata come l’on. Renzi; il terzo è mettersi nell’ottica di una ribellione, di una resistenza a oltranza da compiere uno per uno e tutti insieme, dove l’io deve essere meno importante del noi.

Ciò che accadrà in Veneto non riguarda solo noi veneti, riguarda tutti coloro che soggiacciono al dominio del Partito nella Repubblica Italiana e sognano di abbatterlo e spazzarlo via in maniera definitiva. Affinché mai più viva l’idea che si possa piegare la Giustizia alla “Dottrina Vyshinsij”, affinché tornino ad affermarsi i valori popolari specifici delle genti italiche contro le soffocanti dottrine di matrice straniera e si riaffermi la priorità della persona sullo Stato una volta per tutte, condizione essenziale per poter vivere in condizione di libertà.
DAVIDE LOVAT
Associazione FREE VENETO per l’internazionalizzazione della causa dell’autodeterminazione della Repubblica Veneta

 

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10 Comments

  1. Łi vol l’endependensa veneta e łi va a votar ente ła Tałia e łi vota Xaia!
    Ma endoe xeła ła coerensa?
    Ke oror!

    Da mi, sti fanfaroni, no łi ciàpa gnente!
    No meto ła me vida, coeła de ła me fameja, el me laoro, łi me beni. łi me skei, łi me sparagni, łe me speranse, el me diman, … ente łe man de sti fanfaroni e de ste patake, a me vargognaria anca ente ła tonba.
    Cogna esar ensemenii, sensa crapa o co na suca voda a darghe ła dełega en bianco a ste Marudene de połedeganti tałiani e tałego veneti, łi posa deçidar lori se ti a te ghè da vivar o da morir.

    http://www.filarveneto.eu/forum/viewtopic.php?f=126&t=420

  2. Giorgio da Casteo says:

    Ringrazio LOVAT per questo lucido resoconto. E’ triste,per noi Veneti, constatare che dopo aver sognato il federalismo,l’autonomia e disperatamente l’indipendenza,ora, siamo finiti nel vicolo cieco della dittatura catto-comunista.Per non finire….come BRAGADIN …(squoiati) chi ha le palle dia un colpo di coda ! Si tiri fuori dal sistema e lasci in schiavitu’ gli ita/glioti
    WSM

  3. giovanni salemi says:

    Io non sono veneto,ma seguo con attenzione e passione le vicende del Veneto,quello che aspira alla indipendenza con la ricostituzione della Serenissima . La mia attenzione è dovuta prima di tutto alla convinzione profonda sulla brutalità,cattiveria e inutilità ( per i sottomessi,si intende!) del processo unitario e poi per un senso di umana solidarietà per un popolo che fu sottomesso con la violenza e con l’inganno,così come lo fu il mio popolo,quello Duosiciliano .
    Infine ultimo motivo ,ma altrettanto importante come gli altri,l’idea che un successo del Veneto ci aiuterà aprendo maggiormente i nostri cuori alla speranza,dandoci la certezza che,tutto sommato,si può e ce la si può fare .
    Perciò l’augurio è “” niente sciarpa e tabarro tricoloriti” .

    • luigi bandiera says:

      Giovanni Salemi,

      te lo auguro di cuore che tu (e i tuoi) possa liberarti dalla sciarpa, guanti e tabarro trikoloriti.

      Una volta senza la STAGIONE SARA’ davvero un’altra: sicuramente sara’ PRIMAVERA..!!

      At salüt

  4. roberto says:

    L’unica cosa che gli indipendentisti veneti possono fare è essere pronti a sostituire zaia con un altra figura eleggibile, ed un altra ed un altra……fino alla sua elezione…inevitabile lasciare feriti per strada
    Roberto Roman

  5. luigi bandiera says:

    Quelli che hanno il COMANDO sanno bene come giostrarsi nel ACCAPARRARSI IL CONSENSO DELLA MASSA PER FARE il 50+1.
    E MASSA E’ = A IGNORANZA. Si direbbe che il popolo sceglie da sempre BARABBAS e MAI IL GIUSTO..!

    Oggi poi, vogliono 800.000 firme contro le 500.000 firme preesistenti… NON VOGLIONO IL POPOLO SOVRANO, MA SUDDITO..!!!

    RAMENGO GLI INTELLIGHENTI IGNORANTI dato che non si accorgono, loro, della TRUFFALDINA DEMOKRAZIA IN VIGORE.

    MA OGGI, dite: come smuovere la massa e farla ragionare..??

    Con un referendum, con bombe, con partiti nuovi che non farannno mai partire i vecchi partiti..??

    Provate, per metafora, smuovere un masso enorme.

    Quanti uomini serviranno per farlo?

    Una massa enorme ma se la massa e’ ignorante da che parte andra’ il masso..??

    O sta fermo o cadra’ addosso alla massa stessa.

    Quindi..??

    O si disignorantizza la massa o si SOCCOMBERA’ A GRATIS..!!!

    Noi, versanti il grano, verseremo solo per arricchire chi COMANDERA’ e COMANDA, IN FUTURO E AD OGGI.

    GIRATELA COME VOLETE: questa ‘ la medaglia con due facce… la bella e la brutta.
    IN AETERNUM..!

  6. Albert says:

    Che sia dovuto anche a questa dottrina il basso profilo tenuto da Zaia nei confronti dell’indipendenza Veneta ?…..Mah !

  7. Perfetto. Hai detto tutto quel che c’è da dire sull’argomento.
    Il problema è che si dovrà arrivare a qualche cosa di traumatico perché, appunto, i sinistri non molleranno mai. Oggi hanno l’appoggio del Papa e della Unione Sovietica Europea, sono fortissimi e decisi a realizzare il loro sogno che coltivano da 60 anni.
    Tutto il popolo veneto dovrebbe stringersi attorno a Zaia e portare avanti l’indipendenza contro i magistrati. Problema è che contro i magistrati esistono solamente metodi illegali dato che la legalità sono loro. Cosa fare?

    • caterina says:

      attorno a Zaia? se avesse avuto la stoffa del leader, avrebbe già fatto quel che ci si aspettava da lui, ma finora ha navigato per galleggiare senza andare da nessuna parte…ed ha tradito le attese!
      il tempo stringe: o è capace di un’impennata o è finito anche lui…

  8. luigi bandiera says:

    Scrivevo:
    La santa inquisizione non è mai morta.

    Non intendo rivendicare nessuna profezia solo che è facilissimo fare i profeti in questo status e stato.
    Purtroppo sanno come distrarre la massa che, per sua natura, è ignorante anche se composta da tutti Einstein.
    Viva la sciarpa e il tabarro trikoloriti.

    È tanto che non lo scrivo:
    SOCCOMBEREMO.

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