CRONISTORIA DELL’EURO, UN’UNIONE ECONOMICA DISASTROSA

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

Partiamo col fare una cronistoria della moneta unica, che – a soli dieci anni dalla sua imposizione, sta mostrando tutti i lati negativi.

Storia : l’adozione dell’euro

L’Unione Economica e Monetaria (UEM) è un accordo tra Paesi europei volto a condividere una sola moneta, l’euro, e un’unica politica europea a certe precise condizioni di responsabilità fiscale. In partenza c’erano 27 Paesi nell’UE con gradi diversi di integrazione nell’UEM. Tredici Paesi membri hanno adottato l’euro: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Slovenia e Spagna. Altri tre Paesi – Gran Bretagna, Danimarca e Svezia – non hanno in programma l’adesione all’euro. Altri undici paesi – Cipro, Malta, Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria – si trovano a livelli diversi nel processo di adozione.

Dopo la seconda guerra mondiale, gran parte delle valute del mondo industrializzato erano legate strettamente al dollaro nell’ambito di quello che veniva chiamato il “gold standard”, definitivamente abbandonato con gli accordi di Bretton Woods. La supremazia de facto del dollaro e le svalutazioni forzate di alcune valute europee hanno portato i responsabili europei a cercare di riequilibrare la situazione con una più stretta integrazione economica tra i paesi europei.

In realtà il desiderio chiaramente espresso dai fondatori dell’Unione Europea era quello di creare tale unione e non di risolvere un, peraltro, importante problema finanziario. I progetti per creare una moneta unica europea iniziarono nel 1969 con il Rapporto Barre, elaborato dall’allora Comunità Economica Europea (CEE) formata da sei paesi membri. Lo stesso anno vi fu un incontro di capi di stato e di governo all’Aja per progettare la creazione di una unione economica e monetaria.

Il processo fu ritardato dal collasso del Sistema di Bretton Woods nel 1971 dopo la decisione unilaterale del presidente Nixon di por fine alla convertibilità tra dollaro e oro e dalla crisi petrolifera del 1972. Intanto la CEE si allargava a nove stati, molti dei quali esitavano a rinunciare alla loro valuta nazionale. Attualmente i Paesi europei che intendono aderire alla zona euro devono passare per tre stadi diversi, che corrispondono alle fasi storiche dello sviluppo dell’UEM.

Le fasi per aderire all’euro

Stadio 1

Nel 1979 venne creato il Sistema Monetario Europeo (SME) per legare le valute europee ed impedire ampie fluttuazioni tra i loro rispettivi valori. Fu creato il meccanismo europeo dei tassi di cambio (ERM) in base al quale i tassi di cambio delle valute di ogni paese membro dovevano limitarsi a fluttuazioni nell’ambito di una banda ristretta (+/- 2,25%) al di sopra o al di sotto di un valore di riferimento (serpentone). Questo valore di riferimento fu stabilito sulla base di un paniere composito di tutte le valute dei paesi partecipanti chiamato Unità di Valuta Europea (ECU), il cui valore veniva riferito in base al peso dell’economia di ogni singolo paese.

Negli anni 1980 il mercato di ciascun paese membro è andato sempre più avvicinandosi a quello dei paesi vicini, preannunciando quello che sarebbe poi diventato il Mercato Unico Europeo. Il commercio internazionale nell’ambito del Mercato Unico rischiava di essere ostacolato dai rischi di cambio – nonostante la relativa stabilità introdotta dall’ERM – e di far aumentare i costi delle transazioni che ciò comportava. La creazione di una moneta unica per il Mercato Unico sembrava quindi la soluzione logica e l’idea di una moneta unica venne portata alla ribalta.

La Commissione europea di Jacques Delors approvò l’Atto Unico Europeo nel Febbraio 1986, che mirava a eliminare le barriere istituzionali ed economiche nei Paesi membri della CE e fissava l’obiettivo di un mercato comune europeo. Nel 1989 vennero elaborati i progetti per costruire l’UEM in tre fasi. Anche se la fase I era iniziata con lo SME (sistema monetario europeo) nel 1979, la prima fase iniziò ufficialmente nel 1990, quando vennero aboliti i controlli sui tassi di cambio rendendo così liberi i movimenti di capitale in ambito CEE.

Nel 1992 le tre fasi ipotizzate dalla Commissione Delors vennero formalizzate nel Trattato di Maastricht, compresi i criteri di convergenza economica per l’adozione della moneta unica.

Questo trasformò la CEE in Unione Europea. I criteri per l’adesione all’Unione europea e per l’adozione dell’euro vennero fissati in tre documenti. Il primo è il Trattato di Maastricht del 1992 entrato in vigore il 1 novembre 1993. Verso la fine dello stesso anno fu varato il secondo documento dal Consiglio Europeo di Copenaghen con la creazione dei “criteri di Copenaghen” che servirono a chiarire gli obiettivi generali del Trattato di Maastricht. Il terzo è il contratto quadro che viene negoziato con ogni paese nella fase di adesione prima del suo ingresso definitivo nell’Unione europea. Ulteriori chiarimenti dei criteri sono stati fatti sia dalla legislazione dell’UE sia da decisioni del sistema giudiziario europeo nel corso degli anni.

La prima fase dell’UEM può essere equiparata alla situazione in cui si trova attualmente un paese candidato che prima deve rispettare i Criteri di Copenaghen e poi può aderire all’UE

Stadio 2

Al Vertice di Madrid del dicembre 1995, su richiesta della Germania venne cambiato il nome dell’ECU in “euro”. Il cosiddetto “scenario di Madrid” fissò un periodo di transizione tra l’introduzione dell’euro nella contabilità e l’euro in tasca.

Nella seconda fase dell’UEM venne creato l’IME, l’Istituto Monetario Europeo, come antesignano della Banca Centrale Europea (BCE). Nel giugno 1997 il Consiglio europeo di Amsterdam concordò l’elaborazione di un Patto di Stabilità e di Crescita e creò l’ ERM II, che successe allo SME e allo ERM dopo il varo dell’euro.

L’anno successivo al Consiglio Europeo di Bruxelles undici Paesi vennero ammessi ad entrare nella zona euro a partire dal 1999 e fu creata la BCE con il compito di definire la politica economica dell’Unione europea e di controllare l’attività del Sistema Europeo di Banche Centrali – formato dalle banche nazionali incaricate di mettere in atto le decisioni della BCE, stampare i biglietti e coniare le monete e aiutare i paesi della zona euro a rispettare i criteri di convergenza.

La seconda fase dello sviluppo dell’UEM può essere equiparata alla situazione di un paese di recente adesione all’UE che entra nell’ ERM-II, dove deve restare per almeno due anni prima di poter adottare l’euro.

Stadio 3

Il 1 gennaio 1999 l’euro fu adottato in forma contabile, e i tassi di cambio delle valute di 11 dei 15 paesi membri furono fissati l’ultimo giorno del 1998. Il Meccanismo dei Tassi di cambio (ERM) fu sostituito dall’ ERM-II che funzionava come l’ERM ma nell’ambito di una valuta – l’euro – che già esisteva. La BCE cominciò a far applicare una unica politica monetaria con l’aiuto delle Banche Centrali di ogni paese membro e iniziò il periodo di transizione di tre anni fissato a Madrid fino al 1 gennaio 2002.

Alla metà del 2000 la Commissione annunciò che la Grecia poteva aderire formalmente alla terza fase della moneta unica dal 1 gennaio 2001.

L’euro fu quindi una moneta virtuale per i 12 paesi della cosiddetta “zona euro” – Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Spagna e Portogallo. Venne usato nella contabilità e le imprese potevano in tutta sicurezza stilare transazioni in euro sapendo che i tassi di cambio tra i paesi membri erano fissi. Valori in euro apparvero nei conti bancari accanto alle valute nazionali per far abituare i cittadini alla nuova moneta.

Perché ogni paese potesse adottare la nuova valuta il 1 gennaio 2002 era necessario rispettare i cosiddetti “Criteri di Convergenza” fissati dal Trattato di Maastricht. I criteri prevedono quattro principi:

• Le valute devono restare nelle fasce fissate dall’ERM per almeno due anni

• I tassi d’interesse di lungo periodo non potevano essere più alti di due punti percentuali rispetto a quelli dei tre paesi membri più performanti

• L’inflazione doveva rimanere al di sotto di un valore di riferimento (in 3 anni i prezzi non potevano superare del 1,5% quelli del paese più performante)

• Il debito nazionale doveva essere al di sotto del 60% del PIL (o comunque essere il più possibile vicino a questo livello) e il deficit di bilancio doveva essere inferiore al 3%.

Nella fase di preparazione all’introduzione dell’euro il 1 gennaio 2002, furono stampati 14 miliardi di biglietti di banca per un valore di circa 633 miliardi di euro e 52 miliardi di monete furono coniate usando 250.000 tonnellate di metallo. All’approssimarsi del 1 gennaio 1999 regnavano pessimismo, paura e confusione. Nei media aumentavano le storie negative circa il fallimento della massiccia operazione di cambiamento dalle vecchie valute alla nuova. Ma le paure si rivelarono infondate. Le macchinette automatiche sfornarono i nuovi biglietti in euro un minuto dopo la mezzanotte senza problemi e i cittadini cominciarono a usare gli euro immediatamente.

La terza fase dell’UME può essere equiparata a quella di un paese membro che, dopo essere entrato nell’ERM-II ed aver rispettato i criteri di convergenza per almeno due anni, entra infine nella zona euro.

Andamento dei tassi di cambio

Al suo primo apparire alla borsa di Francoforte il 4 gennaio 1999, l’euro fu valutato 1,1789 sul dollaro Usa. Da quel giorno il suo valore è diminuito finendo al di sotto della parità euro-dollaro solo un anno dopo e continuando a calare fino al 26 ottobre 2000 quando la nuova valuta raggiunse la quotazione più bassa rispetto al dollaro (US$0,8225). Un anno dopo il tasso medio di cambio era di US$0,95.

L’euro non si riprese fino all’introduzione dell’”euro in tasca” nel 2002, passando da US$ 0,90 a US$ 1,02 alla fine del 2002. Un anno dopo raggiunse quota US$ 1,24. Nel novembre 2004 superò quota US$1,30 e il 30 dicembre 2004 finiva al livello più elevato mai raggiunto rispetto al dollaro: $1,3668.

Nel corso del 2005 l’euro calò a $1,18 in dicembre. Nel 2006 salì tra $1,1813 il 2 gennaio e $1,2958 il 5 giugno. Alla fine dell’anno la valuta europea raggiunse il livello più elevato mai raggiunto fino ad allora dopo aver facilmente infranto il muro di $1,30 e sembrò voler rimanere a questi livelli per parecchio tempo dopo di allora.

1° gennaio 2002

Nel suo primo anno di attività la coalizione guidata da Prodi concentrò gli sforzi sulle misure da adottare per soddisfare le condizioni richieste dal trattato di Maastricht e consentire al paese l’ingresso nell’Unione monetaria europea.

2001, odissea nell’Euro: così l’Italia accoglieva la moneta

Nasceva 10 anni fa quella che per alcuni, come Prodi, era “un sogno” ma che oggi rischia di tornare in discussione, rivelandosi una triste realtà.

Che cosa è successo ? Gli oppositori erano , già prima dell’avvio del processo, moltissimi. Le obbiezioni fondamentali erano:

1.-L’integrazione europea, idea condivisibile, si doveva basare prioritariamente su unificazioni di regole quali, ad esempio, l’unificazione del sistema fiscale, l’unificazione della giustizia e via discorrendo.

La moneta unica avrebbe dovuto costituire la ciliegina sulla torta e non il primo passo. Inutile vagheggiare che avrebbe avuto un effetto trainante. Tale effetto non si è mai realizzato.

2.-Inutile pensare che i paesi come Germania e Francia si sarebbero accollati il nostro debito pubblico. Non erano e non sono degli stupidi.

3.- Proprio in vista di questa furbata Prodi e soci hanno accettato un cambio giugulatorio di circa 1 a 2000, disposti ad accettare (dicono i bene informati) anche un cambio di 1 a 3000.

4.-Dopo l’ingresso nell’area euro i prezzi sono saliti alle stelle e la sinistra non ha saputo fare di meglio di tacciare di euroscetticismo chi aveva pronosticato il disastro e lo evidenziava in fase attuativa , addossando la colpa a Berlusconi e accusando i cittadini di “non essersi ancora abituati e di non saper fare i conti”.

5.- Dopo i balbettamenti di cui al punto precedente, sono state coniate, dai mezzi di comunicazione, parole dai significati nuovi quali “percezione”. La gente “percepiva” il disagio”. No! Il disagio c’era senza se e senza ma. “Controllo degli speculatori”. Quasi che “l’ammasso” del tempo fascista non avesse insegnato niente a qualcuno. “Adesione entusiastica”. Dei cittadini alla moneta unica, talmente entusiastica che il governo Prodi non ha neppure sognato di fare come negli altri paesi democratici: un referendum.

Ingresso in euro a due stadi

Una proposta che circolava era quella di far entrare la sola Padania, ossia la parte produttiva, attendendo che l’Italia centro-meridionale, attraverso una opportuna gestione delle proprie risorse ed una corretta svalutazione, si mettesse in linea.

Ingresso della Grecia

Promotori italici dell’euro hanno sempre sostenuto a spada tratta l’ingresso di altre nazioni dall’economia dubbia. Tale entusiasmo generava e genera non pochi sospetti. Manco a farlo apposta si scopre ora (udite, udite) che la Grecia ha truccato i bilanci.

Conclusioni

Il deficit di bilancio dell’Italia e della Grecia risale a diversi decenni fa, particolarmente in Italia quando si permetteva di andare in pensione a gente che aveva maturato solamente 15 anni di versamenti. L’Italia ,per il sud ha profuso miliardi dedicati allo sviluppo, tutti rigorosamente buttati via. L’Italia come la Grecia hanno fatto carte false per entrare nell’aerea euro ed ora si lamentano perché la Germania fa la rigorosa (dopo averlo fatto con se stessa in occasione della riunificazione).

Che la Germania in Europa cerchi di fare i suoi affari è nell’ordine naturale delle cose, mentre Italia e Grecia tentano ancora la strada dei magliari. L‘Italia in particolare vuole decidersi , una volta per tutte, a tagliare le enormi spese inutili, senza se e senza ma?

Uscita dall’euro

Riteniamo che, in questo momento, uscire dall’euro richiederebbe ulteriori “lacrime e sangue”. Ci rimane solo da attuare una politica di serietà economica-finanziaria riducendo in modo drastico tagliando sulle spese il deficit pubblico.

 

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4 Comments

  1. selena says:

    Vergognatevi….. questa si chiama falsa informazione…. vogliamo la sovranità monetaria e la vogliamo subito….

  2. luigi says:

    grazie Prodi.
    Quando ti vedo in Tv su Nettuno Università, mi domando quanto ti pagano per raccontarci le fiabe notturne.

  3. eugenio says:

    Aggiungo alle giuste considerazioni dell’amico Gian Luigi questa osservazione, che ovviamente la classe politica dirigente, all’epoca dell’introduzione dell’euro, si è ben guardata di sottoporre agli italiani con principali responsabili Prodi e Ciampi.
    All’epoca del cambio un lavoratore tedesco che percepiva mille marchi al mese si è ritrovato con mille euro al mese.L’analogo lavoratore italiano che percepiva un milione di lire al mese si è ritrovato con circa 500 euro al mese quindi con potere d’acquisto dimezzato rispetto al collega tedesco.
    Nel contempo l’assoluta mancanza di controllo sui prezzi,da parte del Governo, ha portato ad un aumento smodato di questi con il cambio virtuale euro/Lira di 1000 ad uno invece che di 2000 ad uno ed ora tutto il paese ne paga le conseguenze e sappiamo chi ringraziare.
    Eugenio Ceroni

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