“Crolla” un mito? La Radiotelevisione svizzera alle prese con tagli e 40 milioni di risparmi

di GINO CESCHINA*WEB-TV-

Innanzitutto una premessa, chi scrive è in qualche modo parte in causa: tvsvizzera.it è infatti un’emanazione della Radiotelevisione della Svizzera italiana che a sua volta è un’emanazione della SSR, la quale, per farla semplice, è la “RAI svizzera”.

 

Le ragioni dei tagli

Detto questo, proviamo a contestualizzare mirando alla maggiore obiettività possibile la notizia dei 40 milioni di tagli da cui la nostra azienda sarà colpita il prossimo anno. Tagli che di per sé si rendono necessari per ragioni comprensibili: da un lato il calo delle entrate pubblicitarie, dall’altro il fatto che essendo il canone televisivo diventato con la recente votazione del 14 giugno una tassa vera e propria, ai cittadini non sarà più imposto di pagare l’IVA sullo stesso. Il che è in fondo logico perché si tratterebbe di una tassa sulla tassa. Magari più discutibile la decisione del Tribunale federale di caricare questo costo sulla SSR stessa, ma si tratta di una sentenza della più alta istanza di giudizio svizzera e ne va preso atto.

 

Il confronto sul servizio pubblico

Se questi tagli fanno e faranno discutere è perché in Svizzera come in altri paesi, il confronto sull’opportunità e sui compiti di un servizio radiotelevisivo pubblico è sempre acceso. La SSR è spesso attaccata dalla destra, secondo la quale è toppo profilata verso il versante politico opposto (accuse sempre respinte dall’azienda), inoltre viene attaccata dal settore multimediale privato, che in Svizzera è principalmente raggruppato in due network: Tamedia  e Ringier. I privati ritengono che un servizio pubblico eccessivamente forte sia in buona sostanza una concorrenza sleale nei loro confronti, visto che può contare sull’entrata garantita dal canone oltre che su quella pubblicitaria.

Sono quindi in molti a chiedere che la SSR venga ridimensionata, ad esempio rinunciando ad alcuni settori, come lo sport e l’intrattenimento (per i quali è dimostrato che lo spettatore è disposto a pagare e spesso già paga) concentrandosi su informazione e cultura. Altri esempi di ridimensionamento riguardano la rinuncia al web, settore che dovrebbe essere lasciato ai soli privati, e alle entrate pubblicitarie.

 

Lo scenario locale e quello globale

Sono proposte abbastanza estreme non dissimili da quanto di tanto in tanto si sente proporre in Italia per la RAI. Proposte che verosimilmente nel dibattito politico inserito nel sistema svizzero potrebbero trovare delle applicazioni di compromesso, ma che devono tenere conto di almeno due fattori.

Da un lato la particolarità della Svizzera, un piccolo paese con un piccolo mercato, ulteriormente frazionato a causa del fatto che si tratta di paese quadrilingue. Ciò ha portato SSR a produrre 8 canali tv e una ventina di canali radio in 4 lingue facendo salire i costi del canone (uno dei più cari d’Europa) ma, al contempo, rende poco verosimile che un investitore  preveda offerte paragonabili per la maggioranza tedescofona e la minoranza italofona o -a maggior ragione- per la ultra-minoranza romancia. Questo d’altro canto già avviene con alcuni distributori che, a tariffa identica, non corrispondono identico servizio, e anche con Netflix, già disponibile per francofoni e tedescofoni, ma che ha bellamente (e, da un punto di vista commerciale, comprensibilmente) ignorato gli svizzeri italiani. Ciò comporterebbe un rischio per l’identità nazionale, in quanto le minoranze si troverebbero “costrette” a rivolgersi ai mass media di altri paesi (soprattutto Francia e Italia) ma della stessa lingua.

L’altro fattore riguarda proprio l’avvento di Netflix e degli altri giganti della comunicazione a livello mondiale: Google, Apple, senza dimenticare Sky e Al Jazeera. Sono giganti a confronto dei quali sia il settore pubblico che quello privato svizzeri sono dei microbi. Il loro avvento porterà molto verosimilmente ad un mondo della comunicazione sviluppato su due piani: uno “macro” con i grandi eventi sportivi (olimpiadi, mondiali di calcio, Formula uno) e l’entertainment globale (serie tv e grande cinema), l’altro “micro”, dove possono arrivare proprio quei “microbi” di cui parlavamo prima: informazione nazionale e locale, produzioni legate alla cultura ed al sociale, in alcuni casi show comici.

In questo scenario si inseriscono il prossimo dibattito parlamentare sulla definizione dei compiti del servizio pubblico e, nel 2017, la nuova Concessione federale alla SSR. Un confronto che si preannuncia tosto ma anche molto, molto interessante.

 

*Gino Ceschina (tvsvizzera.it)

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