LA CROAZIA DICE SI’ ALL’UNIONE EUROPEA

di SALVATORE ANTONACI

Non è bastata la campagna appassionata di Nigel Farage, campione riconosciuto dell’ euroscetticismo militante, per il NO all’ingresso della Croazia nell’Unione.

L’esito del referendum che ha visto quest’oggi consultato l’elettorato della piccola repubblica ex-jugoslava appariva scontato sino a poco tempo addietro, ma la forbice tra le due risposte al quesito si era accorciata negli ultimi giorni del voto.

Alla fine, tuttavia, il consenso all’importante svolta si è materializzato con dei numeri tali da smorzare qualsiasi velleità. Dai primi polls della televisione di Zagabria, infatti, almeno due terzi dei croati hanno dato il proprio avallo ai desiderata della quasi unanime classe dirigente del paese. Quasi tutti erano concordi, dalla coalizione di centro-sinistra recentemente trionfatrice delle elezioni legislative alla malconcia destra nazionalista al potere fino a poche settimane orsono. Solo gli irriducibili ultrà del Partito del Diritto e i regionalisti di Slavonia e Barania(due regioni orientali) remavano contro in rappresentanza di un 10% scarso del voto parlamentare. Le preoccupazioni per il futuro erano comunque lievitate sulla scia della grave crisi finanziaria e di credibilità in cui si dibatte il colosso europeo.

Più di qualcuno ha iniziato a temere una rovinosa caduta dalla padella iugoslava alla brace continentale: una sorta di coazione a ripetere capace di imbrigliare in una rete mortale il sentimento di gelosa ed orgogliosa autonomia che nemmeno il Gran Turco e gli Absburgo erano riusciti a domare. Per contro, a spingere verso l’abbraccio con l’Europa molto avrà influito la prova invero assai mediocre offerta dalla politica croata da quel fatidico 1991, anno della riconquistata libertà. L’ interminabile sequela di scandali il cui denominatore unico era la spaventosa corruzione ed incompetenza palesata dall’establishment dell’ HDZ, partito fondato e diretto fino alla morte dal padre della patria Franjo Tudjman,oltre a consegnare il governo nelle mani dei moderati ha convinto la maggioranza degli elettori ad appoggiare l’avventura brussellese in questo momento tanto delicato.

Il paese entrerà ufficialmente nel club continentale come ventottesimo membro componente nel luglio 2013. Positive le prime reazioni dei timonieri: convinta approvazione e soddisfazione piena sono state espresse, tra gli altri dal neo-Premier Milanovic, dal ex-Presidente della Repubblica, Stipe Mesic e dall’ attuale Capo di Stato Ivo Josipovic. A tutto vapore verso l’obiettivo, dunque.

Nonostante qualcuno, magari anche nella stessa stanza dei bottoni, inizi a temere che la stessa UE vada miseramente a fallire addirittura prima della conclusione del processo di adesione.

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3 Comments

  1. luigi bandiera says:

    E giu’ tutti per terra…!!!!

    Mi sa ke vogliono rifare l’impero romano…

    Quindi..??

    Altri da mantenere o da sfruttare..??????????

  2. Gianluca says:

    Peccato, si pentiranno amaramente. Vorra dire che d’ora in poi le mie boccate d’aria fuori dall’UE le faro’ in Bosnia o Montenegro. Fanculo l’Europa e fanculo l’Euro

  3. mr1981 says:

    Però per il momento si tengono la loro Kuna. Vediamo se faranno anche il prossimo passo sbagliato…

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