Cristoforo Colombo, disputa sulle origini dello scopritore dell’America

di PAOLO L. BERNARDINI

Un giorno, molto tempo fa, forse nel 1994, mi trovavo a Brown University, nel Rhode Island, e mi capitò di dover enumerare, in un consesso di storici e intellettuali, un po’ per celia, un po’ per orgoglio nazionale, ovvero genovese, le glorie della mia città. Terminai, naturalmente, con Edoardo Sanguineti, Renzo Piano, e Luciano Berio, allora Berio e Sanguineti erano ancor vivi, passando attraverso Paganini, Domenico Fiasella, e altri, e principiando, naturalmente, con Cristoforo Colombo. Ovviamente, la banalità, pronunciare il nome di Colombo in America, venne immediatamente colta e punita da un anziano collega: “Ma sei sicuro che Colombo fosse genovese?”. D’altra parte, non era codesta osservazione peregrina. Nei secoli, si sono succedute leggende sulle origini di Colombo, cui è stata attribuita, e in particolare in occasione del colossale quinto centenario del “descubrimiento”, o del “contatto”, ogni possibile patria, ogni possibile origine. Suonò scandalosa a molti storici genovesi, attenti ad individuare perfino l’indirizzo della “vera” casa natale del Cristoforo nazionale, la tesi del “Colomb juif” portata avanti, non senza documenti, da Sarah Leibovici con un libro pubblicato a Parigi nel 1986, di cui ancora abbondantemente si parlava nel 1992. Sulle origini di Colombo si intrattenne per anni la rivista genovese “Columbeis”, che iniziò le pubblicazioni proprio nel 1986, per concluderle, credo, con il sesto numero del 1997. Rivista di scarsa reperibilità – non insisterò mai abbastanza sulla necessità di digitalizzare l’immensa produzione scientifico-umanistica delle università italiane -, ma con molti pregevoli contributi. D’altra parte, proprio cent’anni fa lo storico francese Henry Vignaud scriveva allarmato sulle ipotesi stravaganti di un Colombo castigliano, corso, e ovviamente ebreo; d’altra parte, almeno per questa identità ebraica, non era certo incompatibile con quella genovese, o con altre. Naturalmente, con in testa lo storico e politico democristiano Paolo Emilio Taviani, di cui si è celebrato l’anno scorso il primo centenario della nascita, gli storici genovesi reagirono con veemenza, e con volumoni celebrativi e costosissimi, come la trilogia di Taviani che la Società Geografica Italiana pubblicò ampiamente sussidiata nel 1996, ma prima ancora con un volumetto dal titolo perentorio, “La genovesità di Colombo”, pubblicato da ECIG nel 1987.

Ora, in pieno rigurgito del (legittimo altroché) nazionalismo catalano, si assiste al fenomeno, un pochino inquietante, della “aragonizzazione”, ci si perdoni la cacofonia del neologismo, del Cristoforo, “genovese”, ma, almeno questo si sa bene, poco amato, all’inizio, dalla Superba, che fu poi ricambiata con eguale moneta. Non si tratta qui di far nascere Colombo a Saragozza o Barcellona (ma vi è una casa natale di Colombo anche qui, ovviamente), quanto se mai di rivendicare un primato aragonese nel processo della scoperta, e in particolare nel secondo viaggio, cruciale, che secondo alcuni sarebbe partito non da Cadice, ma da Barcellona. Sottrarre dunque alla Castiglia il primato da sempre vantato, e ridare a Ferdinando una prerogativa tradizionalmente attribuita ad Isabella. Questa impresa ha un contorno turistico assai forte, e promozionale, “Discovery Columbus: the Official Tour”, in una città certo bellissima, Barcellona, che molto ha da insegnare alla mia, non meno bella di certo, in termini di strategie turistiche che si trasformano in flussi immensi e sorprendenti (che Genova NON ha); e d’altra parte si inserisce in una rivendicazione di lunga data, si veda la colossale statua del navigatore all’inizio della rambla, e tutto il resto. In questo, gli storici nazionalisti giuocano un ruolo non da poco, a cominciare da Eva Sanchez Sans, per finire con Enric Guillot, autore di recente di “Descoberta i conquesta catalana d’Amèrica”, pubblicato nel 2012, in edizione trilingue, castigliano, catalano, ed inglese, e con un bell’apparato iconografico. Guillot non si sofferma tanto sulla presunta nascita catalana di Colombo, quanto sull’importanza dell’elemento catalano (tecnologia, marinai, cartografi, esibizione costante della “senyera”), nella scoperta.

Ora, se da un lato è legittimo continuare ad investigare su un personaggio tanto grande, certamente si corre il rischio di falsare la verità storica a scopi nazionalistici. Cosa che alla fine nuoce allo stesso nazionalismo, e alla sua declinazione politica più immediata, l’indipendenza. Ora, si capisce bene che non son certo tali puntigli a ritardare piuttosto che accelerare il processo indipendentistico. Sono più che altro dispute accademiche e in tale ambito (ristretto) rimangono. Certamente, però, non tanto la nazionalità di Colombo, quanto il primato nella scoperta dell’America o del contatto, costituiscono un terreno interessante per gli storici, troppo inclini però al sensazionale: non è (molto probabilmente) vero che i cinesi arrivarono in America nel 1421, come sostenne (in un best-seller ampiamente stroncato dagli storici professionisti) Gavin Menzies, che si trova forse meglio a descrivere Atlantide (“The Lost Empire of Atlantis”); in un altro libro, 1434, Menzies sostiene che i cinesi avrebbero incontrato papa Eugenio IV a Firenze in quell’anno, portando un bagaglio di conoscenze che avrebbe dato il via al Rinascimento scientifico. Certamente, il primato della scoperta dell’America è più sensazionale rispetto all’attribuzione di un luogo di nascita a Colombo.

Questo non vuol dire che lo storico debba fermarsi al conosciuto, quando si tratta di temi così notevoli. E se fossero stati ad esempio navigatori veneziani a metter per primi piede in America molto prima di Colombo? Forse i fratelli Zen che (come Colombo del resto, e lo ricorda una lapide a Galway, in Irlanda) si spinsero prima verso Nord, per poi, ipotizza Andrea di Robilant in un affascinante libretto, “Irresistibile Nord”, pubblicato nel 2012 da Il Corbaccio, raggiungere il Nord America. Chissà. Certamente, stabilirlo richiederebbe anni di impegno nella ricerca. Ma ne varrebbe la pena. Allo stesso tempo, però, occorre sempre stare molto attenti nella (facile, ma rischiosa) pratica del cosiddetto “uso politico”, o piuttosto “uso nazionalistico” della storia. In fondo, ho frequentato per cinque anni un liceo genovese ai cui piedi, nell’erba, vi sono aiuole digradanti ognuna con una caravella, e ho passeggiato adolescente sognante nei pressi della (falsissima, kitsch, mostruosa, quasi) “casa di Colombo”, per cui lasciatemi credere che Colombo fosse genovese. Almeno per ora non vi è nessuna tassa per il lusso di avere concittadini illustri, e di esser nato nella Superba.

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13 Comments

  1. La storia si fa con i documenti non con le favole.
    Andate a leggere
    il sito http://www.cristoforocolombo savonese.com
    oppure il libro
    “Navigare rende curiosi. Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci secondo i loro scritti autografi
    e le testimonianze di chi li conobbe personalmente”.
    Poi ne riparliamo.
    Cordialmente
    Franco Icardi
    Via Gramsci 28/9 – 17056 Cengio (SV).
    Cel. 340 9472829
    http://www.cristoforocolombosavonese.com

  2. Citizen K says:

    Cristoforo Colombo non è lo scopritore dell’America, è un piccolo mercante genovese che 120 anni fa è stato elevato alla categoria di essere Cristobal Colon. Colon era un nobile galiziano che era un marinaio in Portogallo per 23 anni, tornato in patria dopo essere stato riconosciuto per il suo fratello, aveva discendenti combattuto nella prima rivoluzione sociale europea contro la ‘Irmandiños’ combattuto per il Portogallo contro Elisabetta Castiglia e fu esiliato, i loro titoli e terre erano per suo figlio che lo ha tradito ed è diventato elisabettiano, e nel 1486 tornò in Castiglia per offrire Isabel segreti della navigazione portoghese per andare alla indiana dall’Occidente, per il re portoghese non ha accettato il progetto (perché erano vicino a raggiungere l’India per l’Africa). Né il progetto accettato i re di Inghilterra e Francia. Ci sono un sacco di prove che Cristoforo Colombo era Pedro Alvarez de Sotomayor, nato a Pontevedra.

  3. Dan says:

    Con le teste bacate che girano in certi ambienti presto uscirà il genio che affermerà le origini marocchine di colombo e giusto per non farsi mancare niente salterà fuori pure che era un transgender con la Santa Maria, la Pinta e la Nina che si trasformeranno automaticamente in Santo Mario, Pintus e Nino.

    Scommettiamo che i nostri nipoti troveranno questa biografia di Colombo sui loro libri di storia ?

  4. berg says:

    …e se fosse stato brianzolo? qui in zona di Colombo ce ne sono tantissimi…ridiamoci un po’ su 🙂

  5. Maciknight says:

    Una delle interpretazioni abbastanza accreditate è che le origini di Colombo fossero monferrine, infatti a Cuccaro in Monferrato esiste il CENTRO STUDI COLOMBIANI MONFERRINI – CE.S.CO.M http://www.colombodicuccaro.it/ cui partecipano diversi storici non solo locali e pubblicano ottimi volumi di ricerca ed atti di convegni.
    Per quanto riguarda la scoperta del continente americano è risaputo che non sia stato Colombo il primo ma è solo per convenzione e per motivi politici che lo si è stabilito ed accettato, probabilmente già i Fenici erano in grado di attraversare l’oceano, sicuramente i Vichinghi e probabilmente anche gli irlandesi

    • L'incensurato says:

      Questi Sabaudi! Peggio di Satana! Praticamente è colpa loro di tutto: unità di taglia-guerre sul confine AustroUngarico-massacro degli indigeni Americani e melamina nel latte della Nestlè (cercate bene che è colpa loro anche quello)

  6. Aurelia says:

    Ho dimenticato di dire che Pradello Colombo è frazione di Bettola (PC)

  7. Aurelia says:

    Nella frazione Pradello Colombo ancora oggi esiste una torre medievale che da sempre viene chiamata “Torre dei Colombo” o “Torre Colombo”. Tradizionalmente viene indicata come dimora dei genitori di Cristoforo o addirittura come la casa natale dello scopritore; storicamente accertato è comunque che sia la torre che i terreni circostanti appartenessero effettivamente al ramo dei Colombo di Pradello. La torre ospita attualmente un piccolo museo di memorie colombiane.

  8. Heinrich says:

    In questo caso sono nazionalismi inutili…Colombo era genovese, ed all’epoca Genova era ancora una repubblica sovrana, mentre la spedizione era spagnola in quanto, mi spiace per gli amici catalani, in quel periodo era da poco avvenuta l’unione dinastica tra le due corone di Castiglia ed Aragona, ergo la spedizione fu organizzata da uno Stato che comprendeva entrambi.

  9. matt says:

    Cristoforo Colombo o Cristóbal Colón era genovese quanto castellano. Si ignora che durante i quasi 1.000 anni di vita della Repubblica di Genova, nel periodo che va dal “El siglo de los genoveses“ (il secolo dei genovesi) agli anni pre conquista italo-savoiarda, più di 1/3 della popolazione ligure, era cittadina spagnola. Ancora oggi si riscontrano soprattutto nelle Canarias, in Andalucía, Comunidad Valenciana e Baleares cognomi genovesi (a volte modificati in spagnolo, esempio: Grafigna in Grafiña). L‘oro che arrivava dal Nuevo Mundo, arrivava al porto di Sevilla (Andalucía) per poi finire nelle banche genovesi (Banco di San Giorgio). La Repubblica finanziava il Regno di Spagna e aveva infiniti accordi commerciali, inoltre, politicamente el Reino era fedele alleato della Repubblica. La presenza genovese in Castilla era una cosa normalissima. Se Cristoforo Colombo fosse rimasto nella sua Genova, sicuramente non avrebbe scoperto nulla. È stato uno dei primi casi di: fuga di cervelli, detto in termini moderni. Comunque non è vero che in Sudamerica si considera di cittadinanza spagnola, ma nemmeno italiana grazie a Dio, in Argentina come in quasi tutto il Sudamerica, Cristóbal Colón era GENOVÉS di nascita….PS: Sicuramente storicamente è più corretto dire che fosse spagnolo che italiano!!! Per l‘amor del cielo, italiano proprio NO! Ma si sa, l‘Italia, essendo povera di arte e personaggi propri, si appropria di tutta l‘arte e di quei personaggi storici appartenenti alle repubbliche, ai regni e alle nazioni antecedenti alla sua invenzione.

  10. Gigi says:

    Io ho sempre saputo che la famiglia di Colombo fosse di Bettola (PC)

  11. Veritas says:

    In Argentina ci sono molte strade e piazze cittadine intitolate a “Colòn”, ed è il nome scelto, laggiu’, riferito a Cristoforo Colombo. .Non so se gli altri paesi sudamericani abbiano fatto lo stesso, Inoltre gli argentini lo considerano di cittadinanza spagnola.

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