Crisi in Ucraina. Zitti e Mosca

di GIULIO ARRIGHINI*

Non sfugge il nulla uscito dalle bocche di Renzi e di Napolitano. L’Italia si allinea con Bruxelles e soprattutto con Berlino, condividendo con la Merkel una linea di retroguardia. Il gas russo ci scalda. Ci sfama. In alternativa c’è il carbone di De Benedetti e i morti di Tirrenia a Vado Ligure. Con chi sta Roma?

Sia il capo dello Stato che il neopremier,  dicono:  “Mi pare che sulla questione ucraina il governo Italiano abbia assunto una posizione attenta a tutti gli aspetti e ai rischi della situazione”.   La posizione dell’Italia, prosegue Napolitano, “ha trovato importanti convergenze a livello europeo, in modo particolare con la posizione tedesca”.

Non esponiamoci troppo, insomma. E Renzi idem. “Non bisogna lasciare niente di intentato affinché le relazioni diplomatiche e il dialogo continuino”. Da qui ad aver dichiarato aria non passa alcuna differenza.

Nessuno che racconti i fatti come stanno. Nessuno che dica che quello a cui abbiamo assistito è stato, che lo si voglia o no, un colpo di stato. Nessuno che dica che agli ucraini forse magari non interessa dover dipendere dalle banche europee e dalle massonerie europee. Nessuno che dica che fa paura ai poteri forti l’idea che possa sorgere una superpotenza, Cina-Russia-Germania, che sposterebbe di botto tutti gli equilibri del mondo occidentale. Salterebbero i poteri del mondo che condiziona con la sovranità limitata tutti gli stati europei. La Merkel in testa, sa che Berlino è a sovranità limitata. Con l’unica differenza che la Germania sa far di conto. Napolitano e Renzi, potevano solo che dire ciò che i poteri forti chiedono di sentire: due parole stantie e zitti e mosca. Tanto, non sarà certo la rivoluzione liberale quella che si attendeva da Kiev. Le prime leggi sono state contro l’identità della minoranza russofona. Viva l’Europa. Forse che Putin ha atteso molto, infatti, per alzare gli argini della vicina Crimea, per di più in parte autodeterminata? Non c’ha pensato un secondo.

E c’è chi scommette che anche la minaccia di far uscire Mosca dal G8 poco interessi a Putin. Davvero l’occidente massone e tutte le sue capitali allineate, farà questo sgarbo al Cremlino? Sarebbe come lanciare un sasso ad un rottweiler. Ti azzannerebbe un istante dopo. Mentre Francia e Gran Bretagna, un po’ libere energeticamente rispetto all’asse Roma-Berlino, fanno la voce grossa del gruppo, non si dimentichi la tempistica di reazione di Putin nella guerra di Siria. Chi si piegò, alla fine, l’Arabia Saudita, o Mosca? Chi ebbe la meglio nel dire la sua – con una mina nucleare – in merito alla politica del finanziamento del terrorismo islamico?

Ha dichiarato di recente Pino Arlacchi ai microfoni di Radio 24: “Che chiedano Europa in questo momento non mi pare proprio. La piazza è finita in mano a estremisti di ispirazione nazista e neonazista oltre che ai nazionalisti del partito Svoboda ai quali dell’Europa non credo gliene importi molto. Favorevoli all’Unione europea significa che devono essere favorevoli anche ai metodi e ai valori della Ue.
Andare in piazza armati e sparare, saccheggiare e distruggere edifici pubblichi, e poi pretendete che il governo faccia quello che loro dicono non mi sembra molto europeo”.

Come lo si chiama un attacco al palazzo come questo? Colpo di stato o voglia di euro, smania di entrare nel club più prestigioso del fiscal compact o strategia a tavolino?
“Io direi – prosegue Arlacchi – che dovremmo cercare di interferire molto di meno nella faccende interne degli altri paesi. Questo intervento dell’Europa in Ucraina è stato disastroso perché ha diviso il Paese”.

Se ad esempio il Nord volesse aderire ad un altro asse politico-economico, forse che interverrebbe l’America per favorirne la secessione verso altre comunità? Se la Padania facesse come l’Ucraina, tutti correrebbero in soccorso dei padani?

Intanto il nuovo governo di Kiev  si è già pronunciato per l’eliminazione dei diritti delle minoranze linguistiche. Tanto da aver scocciato la Romania, preoccupata per la propria minoranza linguistica, messa all’angolo.

Chissà che ne pensa la signora Le Pen. Non è per una sola lingua, contro l’autodeterminazione culturale dei popoli?   I nazionalismi d’Europa, appunto…

*Segretario Indipendenza Lombarda

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10 Comments

  1. Silvia says:

    E infatti l’attuale presidente serbo sta allacciando importanti relazioni commerciali (E realizzando importanti opere infrastrutturali ) con la Russia. Minoranza serba in Kossovo? Chissenefrega.
    Quello che non capisco e’ questa smania degli Ucraini filoccidentali e della Serbia di entrare nell’Ue. Non vedono cosa e’ successo in Grecia? Oppure pensano:”A noi non succederà mai di finire così”.
    Qualcuadra non cosa.

  2. indipendentista says:

    Dietro le indecorose slinguazzate fra maroniti e emissari putiniani ci sono in ballo grossi interessi commerciali legati al mala-expo targato Calabbria che sono evidenti non solo agli addetti ai lavori.
    L’estrema confusione che regna anche fra persone perbene come Arrighini sulla questione russia e ex-sovietica in generale è frutto sia di giornalisti improvvisati e ignoranti in materia come Blondie, sia di giornali “russi” in lingua italiana pagati dal Cremlino che secondo una antica tradizione risalente al vecchio pci fanno disinformatzia in favore della Russia, paese alla fame i cui vertici sono occupati da una banda di assassini e ladri che hanno guardacaso nella destra monarchico-tradizionalista il proprio principale avversario.

  3. Albert Nextein says:

    Se i russi di crimea e ucraina se ne vogliono andare e tornare sotto l’influenza della madre russia, devono poter essere liberi di farlo.
    Putin o no.

    Arlacchi, in passato commissario Onu per le droghe, se non ricordo male, ha sempre dimostrato un’acutezza sospetta.
    Quah…, Quah…, Quah…, quah…,

    • indipendentista says:

      Se i tunisini di Torino vogliono tornare sotto l’influenza della madre Tunisia devono essere liberi di farlo. Il discorso è lo stesso. Il vaso di Pandora che Putin sta spalancando ci pioverà addosso peggio delle guerre americane degli ultimi anni.

  4. Silvia says:

    A qualcuno in Kossovo e’ importato qualcosa dell’attuale minoranza serba? No.
    Ma intanto viene preso ad esempio come “Nuova Nazione” con la benedizione dell’Europa e degli stati membri della Nato. Capirei per la questione del Sud Tirolo o della Catalunya ma per il Kossovo no, anche perché una volta era a maggioranza serba.
    Ognuno tragga le debite conclusioni.
    Ah, si: Kossovo: via libera a interessi Nato e criminalità organizzate; Sud Tirolo e Catalunya: chissenefrega.

    • indipendentista says:

      Ah sì, il Kosovo. Quello che Putin ha di fatto svenduto in sede Onu alla faccia della fratellanza panslava. I serbi gliel’hanno giurata e con i serbi non si scherza, vedi Gavrilo.
      Demilitontizziamoci per favore.

  5. Silvia says:

    1) L’Europa ha bisogno del gas e se Putin chiude i rubinetti…

    2) L’Ucraina e’ il “granaio d’Europa” e un affare per le Multinazionali

    3) Putin vuole uno sbocco sul mare e l’Ucraina e’ un punto strategico vitale

    4) l’America preme per le basi Nato in Ucraina, esattamente come ai tempi della guerra dei Balcani.
    Putin non è un santo ma neanche dall’altra parte i manovratori di Obama lo sono…

  6. Luca says:

    L’articolista e’ in uno stato di alterazione mentale, spiace dirlo

  7. Si però ke el presidente destituio el ghese na vila milardaria co lanpadari ke costava 20 milioni de euri (stando a le fature catà dai ribeli) co’ le done ucraine le xe costrà/costrete da la mexerea en volta par l’Ouropa a fa le badanti (ona la ga anca me mama) no me par ke sipia el masimo.

  8. gio86 says:

    Che considerazioni incredibili. Caro Arrighini, i colpi di stato li fanno i militari, non i popoli (ucraino in questo caso, ceco e ungherese in passato). Se l’alternativa alla “Lega” sono le affermazioni di Arrighini tanto vale votare per la “Lega” dello pseudo-ambasciatore con le matrioske e la bottiglia.

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