CRISI, STAMPARE DENARO PER MASCHERARE IL DEFAULT

di MATTEO CORSINI

“Perché quella che il mondo occidentale sta vivendo dal 2007 non è una tipica crisi finanziaria, né una contrazione economica di quelle viste nel corso della seconda metà del secolo scorso. Anche se non c’è stata una recessione formale in questi ultimi due anni, il feeling della gente comune negli Stati Uniti e in molte parti d’Europa è quello di recessione sostanziale nei loro stati patrimoniali. Questo perché stiamo vivendo una «recessione di stato patrimoniale», in cui i valori degli asset si riducono e gli operatori privati (siano essi consumatori o imprese o banche) procedono a un progressivo deleverage nonostante tassi ufficiali a livelli minimi. Sui bilanci «aggregati» nazionali si stanno accumulando enormi quantità di denaro che sono «stallate» nel sistema interbancario, senza riuscire a rientrare nell’economia: manca il «borrower of last resort», ovvero i Governi, che spendano in ottica anti-ciclica le risorse che l’economia nazionale sta risparmiando. Ed ecco forse spiegata anche la migliore performance economica relativa attesa della Gran Bretagna rispetto all’area euro: loro, la fiscal austerity, la stanno posticipando al ciclo economico che partirà a fine anno. In questo modo, gli stabilizzatori automatici possono ancora funzionare bene, soprattutto se accompagnati da una politica monetaria ultra-accomodante. Ecco perché a nessuno importa più dei voti e delle agenzie di rating: il concetto di «recessione di stato patrimoniale» non è nel loro vademecum e l’esperienza giapponese (e quella recente negli Stati Uniti e in Europa) insegna che il mercato sta già prendendo dimestichezza con l’argomento e probabilmente gli operatori reagirebbero bene a un chiaro piano di sostenibilità fiscale con riduzioni dello stock e del deficit nel corso degli anni, lasciando in campo alcune politiche anti-cicliche a sostegno dell’economia reale nel breve. Non a caso, i tassi pagati dagli investitori per acquistare debito inglese sono oggi ai minimi storici. Sarebbe interessante sapere che cosa ne pensa Monti.” (A. Plateroti)

Alessandro Plateroti, vice direttore del Sole 24 Ore, pare avere scoperto Richard Koo. Prima di entrare nel merito delle argomentazioni che ho riportato, vorrei fare una premessa. Leggo i report di Richard Koo da circa sette anni; report sostanzialmente monotematici e imperniati sul concetto di “balance sheet recession” e sulle politiche ultrakeynesiane che lui ritiene debbano essere adottate per sistemare le cose. Mi capita spesso di criticare il pensiero di Koo. Ora, è chiaro che ognuno è libero di essere d’accordo con quello che costui sostiene, ma credo che sarebbe corretto da parte di un giornalista citare le fonti, non essendo necessario in questo caso mantenerle segrete. Plateroti ha, di fatto, scopiazzato dall’ultimo report di Richard Koo (pubblicato un paio di giorni prima dell’articolo di Plateroti; peraltro, se avesse copiato da uno degli innumerevoli precedenti non ci sarebbe stata una grande differenza), senza mai citarlo. Quasi fosse farina del suo sacco.

Ciò premesso, le enormi quantità di denaro che si stanno accumulando sui bilanci aggregati nazionali a cui si riferisce Plateroti non equivalgono a risparmi reali, ma a denari freschi di stampa o derivanti da un delaveraging conseguente allo scoppio di una bolla causata dall’eccesso di credito (debito) a sua volta figlio del sistema a riserva frazionaria e non di un’accumulazione di risparmio reale.

Che il processo di delaveraging non sia indolore è chiaro, ma non potrebbe essere altrimenti. La cura proposta da Koo non farebbe (non farà) altro che posticipare il problema, rendendolo ancor più difficile da gestire. Capisco che la memoria tende a fare brutti scherzi, ma sarebbe bene non dimenticare che la crisi nasce da una eccessiva espansione del credito (debito) causata da politiche monetarie eccessivamente accomodanti. E che caricare ancora di debito i bilanci pubblici stampando altro denaro per tenerne artificialmente basso il costo non è una soluzione, ma un (costoso e iniquo) tampone.

Nei Paesi a debito pubblico alto e/o crescente dotati di una propria banca centrale (ad esempio Stati Uniti, Regno Unito e Giappone) i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine sono bassi e quelli a breve sono sostanzialmente a zero perché il debito può essere (e spesso è) monetizzato senza tante remore dalla banca centrale. Questo non significa altro che mascherare il default con la svalutazione reale del debito. Ai debitori fa certo comodo, ma chi si riempie la bocca di equità dovrebbe ammettere che si tratta di una colossale iniquità, peraltro destinata, se protratta a lungo termine, a portare il sistema monetario alla totale implosione.

Sarebbe davvero interessante sapere che cosa ne pensa Monti, Mr. Equità.

 

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4 Comments

  1. Matteo Corsini says:

    Gentile dott. Plateroti, la ringrazio per la sua replica a un mio post nel quale ritiene che abbia usato toni “un po’ cafoni” nei suoi confronti.
    La mia era un’osservazione dettata dal fatto che il suo articolo conteneva passaggi quasi identici, per contenuto, ad alcuni punti del report di Koo pubblicato un paio di giorni prima.
    Quanto al concetto della balance sheet recession, credo che a Koo vada riconosciuta l’elaborazione più sistematica e meno recente. Tra l’altro, nel post precisavo che leggo Koo da sette anni e lui scrive sempre di BSR. Quindi ben prima del 2008 e anche del 2012, come lei scrive attribuendomi un errore che non si trova nel post.
    In ogni caso, a me interessava mettere in evidenza ciò che non condivido del ragionamento di Koo, che lei invece pare condividere.
    Non dubito che i suoi pensieri e ragionamenti siano farina del suo sacco, ma non è una cosa disdicevole, a mio parere, trarre ispirazione da altri.
    Per quanto mi riguarda, anche io ragiono di testa mia, ma non ho la presunzione di avere inventato nulla quando scrivo su tematiche economiche.
    Tra le diverse scuole di pensiero trovo che la scuola austriaca fornisca gli strumenti analitici più condivisibili. La teoria del ciclo economico austriaca descrive in modo a mio avviso perfetto quello che è accaduto anche in occasione di questa crisi (su tutti, citerei in particolare i lavori di Ludwig von Mises, soprattutto la Teoria della moneta e dei mezzi di circolazione e l’Azione umana).
    Lo stesso Koo, peraltro, credo abbia attinto da Minsky. In ogni modo, sul come si gonfiano le bolle si trovano passaggi simili in teorie per il resto molto divergenti. Il problema di tutte le spiegazioni che partono da Keynes (come fa lo stesso Koo) non individuano correttamente l’origine delle bolle, a mio parere. E quando le bolle scoppiano propongono interventi che perpetuano il problema.
    Ma non voglio dilungarmi e annoiarla.
    Il 2 aprile Richard Koo sarà a Milano. Se le va potrebbe venire ad ascoltarlo e magari potremmo fare quattro chiacchiere.

    • alessandro plateroti says:

      Accetto la sfida: verrò con lei. Avrei potuto citare Koo per dare sfoggio di cultura e preparazione, ma aprire un dibattito sulla recessione patrimoniale e sulle teorie di Koo non era lo scopo dell’articolo. ho solo ritenuto che il concetto fosse appropriato per il momento: non era un libro nè un paper universitario. Per quanto riguarda la data del 2008, l’ho scelta per la pubblicazione di ““Plan-B” for the Global Financial Crisis”, che ben si adatta oggi alla situazione europea. Tra l’altro, lo spunto sulla balance sheet recession me lo aveva dato in gennaio un breve report del credit suisse sulla crisi di Borsa. Il report di Koo pubblicato in gennaio “pochi giorni prima dell’articolo” non l’ho invece mai letto, nè in inglese nè in italiano. Mi era evidentemente sfuggito: altrimenti lo avrei scopiazzato per intero! Scherzi a parte, grazie per i consigli e le critiche: ne farò tesoro. A presto.

  2. alessandro plateroti says:

    Caro Matteo Corsini, è sempre mia abitudine citare le fonti. Ma la recessione patrimoniale, come concetto, è ben chiara a tutti gli economisti, gli analisti e gli investitori da almeno 3 anni: tra l’altro, lei sembra non sapere che è dal 2008 (e non dal gennaio 2012, come erroneamente lei scrive) che Koo teorizza la recessione patrimoniale nel caso Giapponese. Per sua utilità, le consiglio di legge Plan-B for the Global Financial Crisis (2008).
    Ho citato la recessione patrimoniale in un’analisi in cui si parlava di temi generali sui mercati e la liquidità, e non avevo intenzione di rubare le idee a nessuno. Tantomeno a Koo, che di certo non ha bisogne nè di me nè di Lei per essere conosciuto.
    Anzi, potrei inviarle più di un report di analisti in cui si parla di recessione patrimoniale come ho fatto io. Ha scritto anche a loro con gli stessi toni (mi lasci dire un pò cafoni) usati nei miei confronti? Vede, io sono un giornalista, non un analista nè un professore: se avessi tenuto una lezione universitaria – invece di scrivere un modesto articolo di 50 righe – avrei sicuramente citato Koo. Ma a lei certamente questo non interessa: è più facile criticare sul proprio sito, senza curarsi della replica o – come faccio io – di confrontarsi con il pubblico. Solo per caso ho trovato il suo post, e da persona educata le rispondo: vero, la teoria è di Koo, ma i miei pensieri, i miei ragionamenti, sono sempre farina del mio sacco. Lei può dire altrettanto? Grazie e buona sera. (A.Pl.)

  3. Gio says:

    La crisi attuale è effettivamente dovuta, ab origine, a politiche monetarie indiscriminate che, soprattutto nei paesi anglosassoni, hanno fatto stampare moneta a gogo senza esercitare adeguata supervisione bancaria, sulla (indiscriminata) moltiplicazione del credito (facile).

    Come già successo nella storia, questa crisi probabilmente finirà in iperinflazione e mega svalutazioni e, sperabilmente, un ritorno ad un sisema monetario tipo gold standard, in cui l’offerta di moeta è proprozionale alla quantità di metallo prezioso che uno stato ha in cassaforte. Come dimostrato dal successo di crescita econmica del Gold Standard, a cavallo tra ‘800 e ‘900, non c’e’ bisogno di crescita esponenziale di moneta, credito e, alla fine, prezzi per guadagnare crescita economica reale e benessere.

    L’euro – esso è un incidente di percorso nell’ambito di un sistema monetario globale di fiat currency, in cui un’altra moneta è stata aggiunta d’imperio, unendo artificialmente aree nazionali con economie scarsamente compatibili sotto un unico tasso di cambio e tasso di interesse. Siccome BCE e Germania si oppongono a salvare stati stampando moneta a gogo, credo che a mesi/trimestri casa-euro si sgretolerà, ed avremo un ritiorno a valute nazionali o ad un sistema a due euri: uno di serie A ed uno di B.

    Tale svilupo della crisi europea potrebbe essere una grossa occasione per separare la Padania (io la preferisco: Subalpe) dal resto dell’Italia. Tale separazione sarebbe sponsorizzata, a mio parere, dai poteri forti dell’economia mitteleuropea, Germania in testa – per ovvi motivi di competizione commerciale.
    Cio’ detto, anche in tale scenario sarebbe auspicabile tornare ad un sistema monetario serio, di tipo commodity standard, anche se la cosa piu’ allettante sarebbe fare leva sull’implosione per sfruttare forze successivamnente centrifughe – di secessione.

    Let’s hope, Gio.

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