CRISI: LA CAMORRA PIU’ AVVEDUTA DELLO STATO

di REDAZIONE

Qualche decennio fa un economista americano di nome Arthur Laffer impiegò una curva a campana per mettere in relazione il peso delle tasse e le entrate dello stato: oltre una certa pressione fiscale il gettito tende a diminuire. Per quanto gli economisti abbiano dibattuto sulla sua dimostrazione matematica e su quale sia il punto massimo della curva, il ragionamento di Laffer è abbastanza intuitivo. Se le tasse aumentano a dismisura e diventano un peso insopportabile, le persone iniziano ad evaderle perché le ritengono ingiuste oppure, se costretti a pagarle, smettono di lavorare e intraprendere. Lavorare per pagare le tasse non piace e non conviene, pertanto l’aumento delle tasse deprime l’economia e la libera iniziativa.

Il governo dei professori e dei tecnici dovrebbe conoscere meglio di chiunque altro questa relazione, ma la sua politica di caccia alle streghe e di aumento delle tasse dimostrerebbe l’opposto. Tuttavia in Italia ci sono altri “tecnici” che sembrano conoscere meglio la curva di Laffer, sono i camorristi. Lungi da me qualsiasi elogio del crimine organizzato o di banditi che estorcono ricchezza ai legittimi proprietari, ma qui si tratta solo di confrontare le politiche fiscali dell’ente-Camorra e dell’ente-Stato. Qualche giorno fa la squadra mobile di Caserta ha scoperto che in questo periodo di crisi la camorra ha iniziato ad applicare a imprenditori e commercianti una riduzione del 30% sulla “tassa per la protezione”, il pizzo. In ossequio alla massima di Svetonio secondo cui “il buon pastore deve tosare le pecore, non scorticarle”, i camorristi abbassano il prelievo fiscale per evitare che le proprie vittime chiudano bottega. Inoltre, per allargare la propria base imponibile, inviano emissari presso studi medici e professionali per valutarne il volume di affari. Una specie di “lotta all’evasione”: contano il numero di clienti, il prezzo delle prestazioni e in qualche ora individuano il fatturato su cui applicare la “tassa”.

“Pagare meno e pagare tutti”, una strategia diversa dal “pagare tutti e pagare di più” dell’ente-Italia. Il governo ha aumentato la pressione fiscale facendola arrivare quasi al 60%. In pratica si lavora più per lo Stato che per se stessi col risultato che l’economia si deprime, le aziende falliscono e le vittime del sistema arrivano a suicidarsi. Sul fronte evasione, attraverso Equitalia, ha imposto interessi altissimi e ipoteche su chi non era evasore, ma semplicemente non aveva soldi per pagare quanto dichiarato. C’è chi ha chiuso, chi ha perso il lavoro e chi ha perso casa. Quando non arriva Equitalia ci pensano gli studi di settore che presumono quanto il contribuente abbia guadagnato e decidono quanto debba pagare. Se ha guadagnato di meno deve dimostrarlo e, se proprio si vuole opporre, prima paga e poi fa ricorso.

In territori in cui la popolazione non riconosce allo Stato una legittimità superiore alle mafie e in cui spesso le leggi vengono viste come imposizioni esterne rispetto alle regole della criminalità, lo Stato sta perdendo anche quel po’ di credibilità che aveva tra i cittadini onesti. Da un lato si pone un problema economico: lo Stato non si rende conto che aumentando le tasse strozza l’economia e i suoi futuri tassati. Dall’altro un problema di legittimità: in aree in cui Stato e Camorra quando va bene si mescolano e quando va male si sovrappongono sommando la loro imposizione fiscale, lo Stato rischia di apparire più oppressivo delle mafie. Agli occhi di un cittadino che è sempre cresciuto sottomesso a due autorità, quale delle due sarà il buon pastore? La Camorra che abbassa le tasse del 30% o lo Stato che attraverso Equitalia ipoteca le case? Chi è che tosa le proprie pecore e chi le scortica?

Sul tema fiscale lo Stato sta mostrando tutta la sua potenza, ma sta minando la sua già poca legittimità. Se non si inverte direzione la società italiana morirà di tasse e lo Stato per autofagocitazione.

di Luciano Capone

FONTE ORIGINALE: http://www.loccidentale.it/node/115637

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2 Comments

  1. giuseppe says:

    Il commento del signor Capone mi pare sacrosanto.
    Se veramente il Laffer e Svetonio hanno detto quelle cose, e i nosrtri governanti non ne sono informati, significa che questi non sono nè storici nè economisti, perciò non all’altezza di governare una nazione,

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