Crisi, debiti pubblici e schema Ponzi: uscirne non sarà per nulla indolore

di MATTEO CORSINI

Partiamo dalle parole di Giorgio Gawronski e Giorgio La Malfa: “Dal 2008 è aperta una dura discussione fra i sostenitori di due strategie alternative: per gli uni il risanamento finanziario è condizione necessaria per la ripresa; per gli altri bisogna far ripartire l’economia perché solo questo farà aumentare il gettito fiscale e rimetterà in sesto i bilanci pubblici. L’Europa ha scelto la prima strada, gli Stati Uniti la seconda”. Gawronski e La Malfa hanno sentito l’esigenza di farci sapere che Keynes aveva ragione. Non sono gli unici; anzi, sono in folta compagnia. Non si riesce davvero a capire come possa una persona dotata di buon senso (non dico che debba per forza essere un genio o avere passato anni a occuparsi di economia) continuare a dirsi keynesiano nel 2012. Eppure sono in tanti (troppi, a mio parere).

Nel caso di La Malfa si potrebbe anche supporre, se si fosse un po’ maligni, che essere keynesiano sia in qualche misura utile a portare acqua al proprio mulino. Quel mulino in virtù del quale è mantenuto dai contribuenti italiani da circa quarant’anni, essendo uno dei più longevi parlamentari della Repubblica. E, si sa, nel dare allo Stato il compito di far prosperare l’economia o di tirarla fuori dai guai, Keynes fu da subito ben voluto e ha continuato a esserlo da una consistente fetta dei politici di ogni dove. Sì, perché chiunque si definisca liberale (Keynes stesso sosteneva di esserlo) ma poi pretende di legiferare su ogni aspetto della vita economica, di fatto è in qualche misura keynesiano. In Italia, ancorché in modo più o meno sgangherato, lo sono stati tutti i governi, soprattutto dagli anni Sessanta in poi. Il problema è che quando i keynesiani tirano fuori la storia dei moltiplicatori fiscali – che adesso pare siano tendenti all’infinito! – dimenticano di spiegare ai loro interlocutori un dettaglio non del tutto insignificante: tutto il debito pubblico che ci troviamo in giro per il mondo da dove viene? E’ spuntato forse misteriosamente una notte dopo un temporale come i funghi nel sottobosco?

Se sì, allora bisogna quantomeno rivedere l’armamentario keynesiano perché quando Keynes scrisse la teoria generale la spesa pubblica era compresa in giro per il mondo tra il 10 e il 15 per cento del Pil, e il debito pubblico era più o meno agli stessi livelli. Francamente, non vedo come lo si potrebbe rivedere, se non inflazionando massicciamente; cosa che non mi pare farebbe poi così tanto storcere il naso ai keynesiani (anzi). Se, invece, il debito pubblico non è spuntato all’improvviso come i funghi, occorre capire da dove è venuto. I keynesiani rispondono che è colpa della crisi, che fa calare il gettito fiscale e tende automaticamente a far anche aumentare la spesa pubblica (ad esempio per i cosiddetti ammortizzatori sociali). A parte il fatto che anche la crisi non è arrivata dal nulla (ma non starò a [ri]occuparmene in questa sede), venivamo forse da anni di austerità e di governi ferocemente antikeynesiani? A me pare evidente di no. Indubbiamente molti governi hanno fatto un uso del deficit spending che avrebbe inorridito anche Keynes, ma è un dato di fatto che quei governi volevano in qualche modo sostenere la domanda aggregata. E ovviamente ciò portava consenso e voti. Anche volendo concedere al keynesismo il beneficio del dubbio, mi pare quindi chiaro che sarebbe necessario che al governo ci fossero dei santi. Francamente, non ho mai visto aureole in testa a nessun inquilino di palazzo Chigi, né delle altre cancellerie in giro per il mondo.

Un ulteriore problema consiste nel fatto che, oltre a non avere l’aureola, i governanti di solito non sono nemmeno onniscienti. Né potrebbero esserlo, d’altra parte. Questo a me pare già un motivo più che solido per evitare di dare al governo il potere di indirizzare (o tentare di farlo) l’economia. Tornando all’oggi, la contrapposizione tra Europa e Stati Uniti non credo possa utilmente essere spesa dai keynesiani. Gli Stati Uniti stanno semplicemente sostenendo il Pil gonfiando il debito pubblico e tutto per ora va avanti con la gentile opera di monetizzazione della Fed. Se non metteranno a freno il deficit (e credo che il miglior modo per farlo consista nel tagliare spesa pubblica), potranno rimanere solvibili solo continuando a monetizzare il debito, a scapito dei risparmiatori. Non mi pare, tuttavia, che una strategia del genere possa essere perpetuata all’infinito. In Europa, d’altro canto, i problemi vengono quanto meno affrontati. Nel modo sbagliato, a mio parere, ma non perché non sia necessario contenere i deficit, bensì perché lo si sta facendo (Italia in primis) aumentando le tasse, drenando così sempre più risorse da chi produce ricchezza. Non si vuole ammettere con sufficiente franchezza che il welfare state novecentesco era fin dall’inizio uno schema Ponzi, divenuto via via sempre meno sostenibile perché al deterioramento del trend demografico si è reagito addirittura, per un certo periodo, aumentando le prestazioni del welfare stesso.

Ormai i pagatori di tasse sono troppo pochi rispetto ai consumatori di tasse. Anche volendo (e io non vorrei), questo meccanismo non può più andare avanti. Proporre politiche keynesiane quando i debiti in Europa sono mediamente tra l’80 e il 90 per cento del Pil e la spesa pubblica supera in diversi Paesi la metà del Pil significa che l’unico modo per renderle sostenibili è inflazionare massicciamente. E finché si sente dire che “negli anni Trenta Keynes salvò il capitalismo”, l’unica prospettiva pare proprio quella. Contrariamente a quello che vogliono far credere i keynesiani, però, non sarà affatto indolore.

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7 Comments

  1. mr1981 says:

    L’unica soluzione applicata che ha portato dei risultati è questa: http://www.ilfoglio.it/soloqui/15805

  2. luigi ragagnin says:

    i contribuenti francesi sborsano ogni anno 500 miliardi di euro, mentre quelli del belpaese ne sborsano 800.
    evidentemente ci sono 300 miliardi da tagliare. ma se li tagliano salta l’italiaseddesta.

  3. Mercanzin Marco says:

    http://leprechaun.altervista.org/debito_pubblico_italiano.shtml
    Da dove viene il debito?

    “Sappiamo bene qual è la risposta che va di moda: le ruberie, gli sprechi o il costoso stato sociale. C’è chi calca la mano su qualcuna di queste voci, e meno sulle altre, chi le considera un tutt’uno, chi salva lo stato sociale e se la piglia con la “Milano da bere” (quella di Craxi), ecc. ecc.
    Le cose stanno tuttavia un po’ diversamente, come si vedrà tra poco. Questo – è bene dirlo, anche se dovrebbe essere ovvio – non significa assolvere né le ruberie, né gli sprechi (quelli che ci sono stati, non quelli supposti, si intende). Ma l’idea che un “grave peccato” morale abbia come necessaria conseguenza gravi risultati, e viceversa, comportamenti virtuosi comportino necessariamente conseguenze positive, e che il danno sia proporzionato alla gravità del peccato, è un’idea che lascio alla scolastica medievale. A me sta simpatico il Machiavelli (mentre mi stanno antipatici i machiavellismi, guarda un po’!).

    “Come si vede, la somma degli interessi pagati dal 1990 al 2007 è quasi uguale all’ammontare complessivo del debito pubblico al 2007. Questo suggerisce che forse – forse – il problema del debito pubblico stia proprio lì: negli interessi.”

    “Torniamo ad analizzare la situazione. Tralasciamo l’ipotesi orrendamente rivoluzionaria, indigesta come la sugna in pieno agosto, dello Stato che non paga interessi. Domandiamoci semplicemente se gli interessi che ha pagato sono pochi o tanti. Cerchiamo di trovare un modo per valutare questo “poco” o “tanto”. ”

    ” Come si vede, in questo “modello” (una parolona per della semplice aritmetica, ma va tanto di moda, e lasciatemela dunque dire pure a me), l’andamento dei tassi di interesse ha determinato in modo fondamentale il debito pubblico.
    In particolare, da quel che risulta, dal 1980 al 2007 lo Stato ha mediamente e complessivamente garantito ai suoi creditori una remunerazione di 4,2 punti percentuali superiore al tasso di inflazione. Dunque, una remunerazione reale del 4,2% l’anno. In realtà, ha fatto peggio: infatti la somma degli interessi sarebbe stata inferiore a quella effettivamente pagata, perché il punto finale è più o meno lo stesso, ma non così il percorso. ”

    ” Si può notare che sarebbe bastato garantire due punti percentuali oltre l’inflazione per avere un debito pubblico al 2007 ben inferiore al “parametro di Maastricht” (60% del PIL ) ”

    ” I dati che sono in queste pagine mostrano che non sono state queste spese (ancorché possibili oggetto di critiche, come tutte le cose di questo modo, a posteriori e a priori) a determinare il debito pubblico, ma gli esorbitanti tassi di interesse. Inoltre, la correlazione tra tassi e debito pubblico è piuttosto bassa, come mostrato qui. ”

    ” ma a chi sono andati questi interessi? Se qualcuno pensa siano andati agli “investitori padri di famiglia” (i pensionati, come si diceva negli anni ’70) sbaglia. Sono andati sostanzialmente alle Banche, che sono le massime detentrici del debito pubblico. “

    • Flit says:

      Mercanzin, visto che sai tutto epperciò sarai ricchissimo, per l’ennesima volta ti chiedo di permettere anche a noi, poveri ignoranti con quattro miseri risparmi racimolati con la mendicità, di migliorare la nostra misera esistenza.

      Dicci, per piacere, come deve investire chi dispone di 10.000 €, chi dispone di 100.000 €, chi dispone di 1.000.000 di € !

      Se non lo farai, confesserai palesemente di essere un emerito cacciaballe e di far perdere tempo a chi legge i tuoi copia/incolla !

      • Mercanzin Marco says:

        Ehi, caro Flit, ti ho già risposto in un altro post.
        Quello che tu mi chiedi riguarda la finanza, detta anche microeconomia, mentre quello di cui io parlo si chiama macroeconomia.
        E il reiterare questa domanda non fa altro che evidenziare che non sai di cosa si parla.
        Comunque, se palesi il tuo nome e cognome e una mail, forse qualche consiglio potrei dattelo, magari non propriamente finanziario.

  4. Simone Tretti says:

    Nessuna delle due soluzioni è concludente.
    – Soluzione tassazioni: crolla la fiducia (Di tutti) crolla il tessuto economico, muore il lavoro quindi meno tasse…

    – Soluzione spesa a deficit: aumenta l’inflazione ed i tassi di interesse. Inoltre aumenta il debito e gli interessi sullo stesso (che han già ripagato largamento il debito totale negli ultimi 20anni).

    In realtà son gli interessi sul debito, quelli in corso ora.. insomma il debito è insanabile.
    Da dove salta fuori il debito?

    Lunga storia che risale al 1981 circa..

    • Mercanzin Marco says:

      Esatto.
      Dalla divisione fra banca d’Italia e ministero del tesoro, voluta da Andreatta e C. , proprio per i motivi che i liberisti nostrani ancora oggi propugnano: la sottrazione dell’economia dal controllo dei cittadini.
      E visto come e’ andata ( tassi usurai e interessi che superano il debito) penso che non ci sia bisogno di altri commenti.

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