Crisi Italia, i genitori devono correre in aiuto di 4 giovani su dieci

di GIORGIO CALABRESI

Per effetto della crisi economica e delle difficolta’ occupazionali quasi 4 italiani su dieci (37 per cento) hanno chiesto aiuto economico ai genitori che, anche quando non coabitano, restano un solido punto di riferimento per i figli. E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti-Ixe’ in riferimento alle tabelle dell’ultimo Rapporto sulla coesione sociale, elaborate in base a dati Istat dalle quali si evidenzia che sono 6 milioni 964 mila i giovani tra i 18 e i 34 anni che vivono con almeno un genitore.

Spesso considerata superata, la struttura della famiglia italiana si sta dimostrando, nei fatti, fondamentale – sottolinea la Coldiretti – per non far sprofondare nelle difficolta’ della crisi moltissimi cittadini. Lo dimostra il fatto che le famiglie italiane, anche quando non coabitano, tendono a vivere a distanza ravvicinata dalle rispettive abitazioni. Secondo il rapporto Coldiretti/Censis “Vivere bene vivere meglio” il 42,3 per cento degli italiani abita infatti ad una distanza non superiore a 30 minuti a piedi dalla mamma. Questo bisogno di vicinanza, quando non c’e’ addirittura coabitazione, riguarda – precisa la Coldiretti – non solo i piu’ giovani tra i 18 e i 29 anni (il 26,4 abita a meno di 30 minuti), ma anche le persone piu’ grandi con eta’ compresa tra i 30 e i 45 anni (il 42,5 per cento a meno di 30 minuti), e addirittura gli adulti con eta’ compresa tra i 45 e i 64 anni (il 58,5 per cento abita a meno di 30 minuti).

La tendenza a ricompattare i vari componenti della famiglia e’ spiegata – sostiene la Coldiretti – dall’evoluzione delle funzioni socioeconomiche, con il passaggio alla famiglia soggetto di welfare che opera come provider di servizi e tutele per i membri che ne hanno bisogno. La crisi – prosegue la Coldiretti – ha dunque attivato la rete di protezione familiare caratteristica dell’identita’ nazionale offrendo supporto non solo economico. L’accorpamento territoriale delle famiglie e’ infatti oggi – conclude la Coldiretti – anche una risposta ai crescenti bisogni di tutela e non e’ certo estraneo alla tenuta sociale dei territori nella crisi.

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5 Comments

  1. Albert Nextein says:

    Grazie, 1968.

  2. micheli says:

    bravo luigi.

  3. luigi bandiera says:

    Saro’ contro corrente ma non e’ che ci penso tanto, lo sono sempre stato fin da bambino.

    Ricordo che nel dopo guerra e con l’evento dell’industrializzazione dello stato, il cittadino paso’ da contadino a operaio, la famiglia subi’ una vera metamorfosi.
    Le famiglie patriarcali, zoccolo duro della vecchia societa’, si sciolsero come neve al sole perche’ ognuno voleva vivere separato dal vecchio nucleo e anche perche’ ne creava un altro quando questi si sposava.
    L’evento industriale ebbe una azione distuttrice sulle famiglie.
    Aumentando le famiglie aumento’ il fabbisogno di case o alloggi.
    L’edilizia prese il volo portandosi dietro l’indotto.

    Da una parte cresceva il benessere e dasll’altra il MALESSERE: la famiglia stava per essere intaccata.

    Prima con nuclei piu’ grandi era molto solida, dopo divenne vulnerabile e oggetto di aggressione da parte dei soliti noti quali briganti, rapinatori e mantenuti.
    In primis lo stato occupante.

    Detta cosi’ e in malo modo sembra una faccenda che non ci riguarda. Invece, kax, se ci riguarda e molto da vicino.

    Sono bastate alcune generazioni per fare piazza pulita delle famiglie.

    Oggi ci sono solo individui singoli piu’ o meno conviventi tra loro.

    Elementi vaganti per il territorio come estranei se non quando li’ tutti in fila per PAGARE IL PIZZO DI STATO.

    E poi sarebbe lunghetta se si volesse andare fino in fondo.

    Oggi, tuttavia, invece di dare un segnale positivo sul fatto che le famiglie si ingrossano, si allarma la gente perche’ non c’e’ piu’ la famiglia che si rompe.

    LA FAMIGLIA (ricordiamolo) quando e’ unita e compatta vive meglio e RISPARMIA MOLTO.

    Qualche komunista (di dx o di sx o di cnt fa lo stesso) obbietterà che il giusto sarebbe che i figli (adesso non si sa piu’ chi li fa, genitore uno o due o tre o quattro) ad una certa eta’ devono abbandonare il tetto famigliare. Cosi’ va a spendere e a spandere in un appartamento (mini vista la poga) fatto a posta per loro.

    E cosi’ le spese lievitano come un dolce nel forno e il baldo giovane sara’ veramente vulnerabile in tutto e per tutto.

    Ecco nata la nuova societa’ stracolma di alfabetizzati ma vuota dei valori fondamentali.

    Un tempo guardando una cascina ti veniva spontaneo il nome della CASADA.

    Li’ ci sono i MORETEI, li’ ci sono i BIXI, li’ i SIERINI, i BARCHESI e vanti… Tutti nuclei famigliari conosciuti e rispettati.

    Adesso?

    Boh…

    Ci si conosce o nemmeno tra chi si frequenta non c’e’ piu’ la conoscenza dell’individuo che si ha accanto..?

    E mi penso ai vari candidati: chi li conosce davvero..??

    Perche’ se non si conoscono votarli..??

    Gia’ i giovani vasnno a convivere e poco dopo si lasciano. E non si sposano.

    Quando si sposano davvero durano alcuni mesi. PERCHE’..?

    Perche’ credono di conoscersi…

    Siamo diventati tutti degli NN… poi l’uso ed ABUSO del NICKNAME ha fatto il resto.

    Concludendo, se i giovani rimangono in famiglia e’ un bene soprattutto per la FAMIGLIA, ATOMO DELLA SOCIETA’.

    PREGHIAMO

  4. Marcaurelio says:

    Il nostro è un Paese che ha la forza di risollevarsi sempre.
    La storia fino adesso dice questo.
    Gli uccelli del malaugurio la devono smettere di tirarcela.
    Forza Italia risolverà tutti i problemi perchè il cavaliere è un grande.

  5. Dan says:

    Sono circa 7 milioni di persone tra i 19 ed i 35 anni.
    Il giorno che finiranno le pensioni, vuoi perchè vengono a mancare gli aventi diritto, vuoi perchè per pagare il tfr a mastrapasqua e a qualche altro entourage di parassiti che si prepara a sostituirlo, grattano il fondo, lì finirà veramente tutto.

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