CRISI: CHI SALVERA’ L’EUROPA? UN CONFRONTO CON L’INDONESIA DI 14 ANNI FA

di REDAZIONE*

14 anni fa durante la crisi finanziaria asiatica, l’Indonesia visse un collasso monetario, una durissima recessione biennale ed un imbarazzante bailout (salvataggio, ndr) da parte del Fondo Monetario Internazionale. I burocrati occidentali a quel tempo fecero i bacchettoni e con il ditino rimproverarono l’Indonesia per aver corso il pericolo dell’irresponsabilità fiscale. Ironia della sorte, settimana scorsa l’Indonesia ha contribuito con 1 miliardo di dollari al bailout in aiuto dei falliti governi occidentali da parte del FMI. Al contrario del Giappone, degli Stati Uniti e dell’Europa, tutti apparentemente convinti che una crisi economica dovuta da eccesso di debito debba essere curata con più spesa a debito, l’Indonesia e altri paesi del sud-est asiatico nel 1998 chiusero gli occhi e ingoiarono la medicina.

Taglio della spesa pubblica e diminuzione del perimetro dello stato. Deregolamentazione dell’economia e apertura agli investimenti esteri. Dopo due anni dolorosi, l’economia fu in grado di ripartire su basi solide. E l’espansione continua ancora oggi.

Le crisi sono la reazione del mercato ad investimenti sbagliati. Gli errori devono essere liquidati, il capitale deve essere allocato per investimenti produttivi. E questo processo avviene mediante la crisi.  Non è possibile evitarlo. Nascondere la testa sotto la sabbia, far finta di nulla, e continuare a introdurre misure che cercano di evitare la crisi serve solo a continuare a distruggere ricchezza. La natura della politica, in particolare in regime democratico, porta a far tutto per evitare una crisi. Peggiorando le cose. E’ quello che è accaduto in Giappone, USA e Europa negli ultimi decenni.

La crisi che stiamo vivendo non è colpa del libero mercato. Il libero mercato non esiste nelle nostre società, per un motivo molto preciso. Il prezzo più importante di tutti, quello del denaro, è fissato da pochi uomini che da dietro una scrivania e un monitor decidono quale debba essere il tasso d’interesse. Il governo giapponese ha annunciato che probabilmente prima di Novembre di quest’anno non avrà più soldi per finanziare la spesa pubblica e pagare i salari. Si chiama bancarotta. Conseguenza inevitabile delle misure di stimolo all’economia e di monetizzazione del debito che hanno indotto il paese in 20 anni di stagnazione e crescita del debito pubblico fino al 500% del Pil. Gli Stati Uniti stanno seguendo la stessa strada.

Gli interventi nel nostro Special Report approfondiscono la situazione dell’economia globale, dal Giappone e gli Usa alla Cina. L’Europa è messa forse peggio di tutti. E anche la Germania, nonostante appaia come una forza economica, ha di che preoccuparsi..

*http://riecho-economiaeliberta.blogspot.it

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