LA CRISI DELL’EURO E L’INFLAZIONE PROSSIMA VENTURA

L’elettrocardiogramma di un’altra nazione europea sta dando segnali allarmanti. Presto anche la Spagna subirà il processo di imbalsamazione per assomigliare alla Grecia e non puzzare in pubblico. I tassi di rendimento dei bond a 10 anni sono saliti al 6%, mentre il prezzo dei CDS a 5 anni è salito al 6.2%. Questo avviene, logicamente, quando gli investitori non si fidano del mutuatario (dei governi, in questo caso) e cercano di proteggere i propri investimenti da perdite “inattese.” Il Grande Default insegnerà una dura lezione agli investitori che hanno creduto alle chiacchiere dei politici: mai fidarsi delle promesse del governo.

di DAN AMOSS*

La crisi dell’euro non è “risolta”. Non a lungo termine. Tuttavia, Bloomberg ha riportato che i leader europei “hanno dichiarato un punto di svolta nella crisi del debito causato dalla Grecia”, ovvero l’avvio di un “programma pro-crescita.” Questo programma, possiamo esserne sicuri, coinvolgerà i pochi governi dell’UE rimasti solvibili che si ritroveranno a prendere in prestito più soldi per i piani cosiddetti di stimolo.

Ma i problemi in Europa non sono radicati in una spesa che eccede le entrate e le entrate fiscali dovendo quindi prendere in prestito la differenza? Sì. L’Europa ha già finito i soldi — cioè, denaro definito come avente una certa quantità di potere d’acquisto oggi. Ma per quanto riguarda i soldi di carta svalutati, che permetteranno di acquistare meno beni e servizi in futuro? Non ce n’è in abbondanza? Certo! In realtà, [al fine di finanziare la propria Operazione di Rifinanziamento a Lungo Termine (LTRO)] la Banca Centrale Europea ha stampato circa mille miliardi di euro solo negli ultimi mesi.

Ma questo tanto atteso LTRO non sta alimentando gli acquisti di asset rischiosi — almeno non ancora. Se gli investitori seguono il denaro, scopriranno che le banche stanno depositando i prestiti a tre anni concessi dalla BCE presso la BCE stessa! Queste banche non hanno, ovviamente, fretta di speculare con gli incassi derivanti dalla concessione dei loro prestiti LTRO a tre anni. Ecco, dunque, il comportamento della Banca Europea che dovrebbe terrorizzare chiunque basa una strategia di investimento sul fatto che i governi PIIGS continueranno a godere di rendimenti più bassi ed inferiori alle aste dei titoli sovrani: le banche che hanno preso in prestito denaro a tre anni dalla BCE al costo dell’1% l’anno sono disposte a ridepositare il denaro presso la BCE per un rendimento dello 0.25% l’anno. In altre parole, le banche sono disposte a subire un “costo di mantenimento negativo” di 75 punti base solo per avere denaro a disposizione per soddisfare i depositanti con un periodo di preavviso.

La spiegazione più plausibile per questo comportamento è che le banche utilizzeranno questo denaro per soddisfare i propri creditori e depositanti, molti dei quali decideranno di non rinnovare i propri prestiti a queste banche. Le banche dell’Unione Europea stanno, in breve, sostituendo il finanziamento del settore privato col finanziamento della BCE. Ecco la conseguenza: la lenta nazionalizzazione di molte Banche Europee. Quando i prestiti LTRO matureranno dopo tre anni, molte di loro non saranno in grado di tornare al modello di finanziamento del settore privato! Questo in ultima analisi costringerà la BCE a rinnovare a tempo indeterminato i prestiti LTRO alle banche insolventi. Un nome migliore per “l’operazione di rifinanziamento a lungo termine” sarebbe “operazione di rifinanziamento infinito” (per tutto il tempo che l’euro esisterà). Non appena gli investitori europei capiranno che questo denaro degli LTRO sarà utilizzato solo per soddisfare le passività in scadenza, noi probabilmente torneremo subito al contesto di mercato che abbiamo visto nei mesi tra luglio e settembre 2011.

La situazione in Europa è sempre fragile. Il cambiamento politico in Grecia ha il potenziale per produrre un default disordinato, e le elezioni francesi hanno il potenziale per stimolare la fine dell’euro mettendo fine allo status quo dei “salvataggi ad ogni costo” dell’accoppiata Merkel/Sarkozy.

La crisi dell’euro è tanto “risolta” quanto la crisi finanziaria degli Stati Uniti era risolta dopo il salvataggio di “Bear Stearns” nel marzo 2008. Ricordo la primavera del 2008 e, avendo trascorso ore ad identificare le vittime bancarie della crisi dei mutui statunitensi, mentre l’opinione generale tirava un sospiro di sollievo (come oggi), il salvataggio di “Bear Stearns” da parte della FED “risolse” la crisi dei mutui americani. L’unica cosa che garantiscono questi salvataggi della banca centrale è quello di imporre il costo dei salvataggi bancari ai possessori delle valute cartacee. Ecco perché l’S&P 500 Index rimane il 50% al di sotto del suo picco nel 2008 in temini reali (d’oro), anche se l’indice è solo il 12% inferiore al suo massimo storico in termini nominali.

Tutto il denaro che le banche centrali stanno stampando, rappresenta la miccia per una grande esplosione dei prezzi al consumo che dovrebbe, purtroppo, più che controbilanciare i guadagni magri nell’S&P 500 che hanno eccitato così tanto le teste pensanti della stampa economica. Ecco la buona notizia: alla fine di questo mercato al ribasso, l’S&P sarà una frazione ancora più inferiore rispetto ai prezzi dell’oro. Se risparmiate pesantemente sottoforma d’oro, il vostro potere d’acquisto sarà molto maggiore quando arriverà la prossima grande opportunità di acquisto di azioni. Dato che le banche centrali sostengono i governi in bancarotta con denaro creato da poco, un oceano di cartamoneta sarà impegnato ad appropriarsi di oro, facendo aumentare le offerte d’acquisto in tale processo.

Nel corso dei prossimi anni, mi aspetto che con l’aumento dei prezzi al consumo, gli investitori faranno impennare il tasso al quale scontano i futuri flussi finanziari aziendali, che si tradurrà in rapporti di prezzi/utili molto più bassi per la maggior parte delle azioni. L’elenco dei catalizzatori negativi sul mercato è lungo e spaventoso. L’elenco dei catalizzatori positivi di mercato non è nulla di entusiasmante. Il catalizzatore positivo più importante che guiderà in su il mercato fa riferimento ad un vecchio detto: “Le azioni offrono un migliore ritorno totale, compresi i dividendi, rispetto al 2% delle obbligazioni del Tesoro e allo 0% dei conti bancari”. E’ una notizia da prima pagina. E’ un punto di discussione tra i consulenti finanziari e gli strateghi di Wall Street. Quindi è difficile sostenere che questo logoro punto di dibattito dei rialzisti non sia già riflesso nei prezzi delle azioni.

Traduzione: Jhonnycloaca.blogspot.it

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