Crisi dell’Euro, la soluzione è mettere le monete in concorrenza

di NATHALIE JANSON*

L’Europa è in una fase cruciale. L’Euro si dibatte tra le incertezza politiche e si indebolisce. Stiamo rimettendo in discussione la moneta Europea?  Guardando al caso della Grecia non si direbbe, considerato che da qualche settimana i Greci ritirano i loro risparmi dalle banche perché temono, giustamente, un ritorno alla dracma. Questo comportamento denota tutt’altro che un atteggiamento di diffidenza verso la moneta unica. Infatti, la crisi del debito europeo non rimette in  discussione la moneta europea dato che questa globalmente ha apportato stabilità alla maggior parte dei Paesi del “Sud“  e a tutti i Paesi in generale, compresa la Germania, è proprio la buona tenuta dell’Euro e la sua capacità di attrattiva che ha permesso ai medesimi Greci di fare “free riding“ fino alla recessione che ha seguito la crisi finanziaria.

Forse la soluzione della crisi può essere rappresentata dalla presenza di monete concorrenti? Se domani proponessimo ai cittadini europei di utilizzare dollaro e sterlina parallelamente all’Euro o più precisamente se le banche fossero libere di usare queste monete, o altre, o ripristinare quelle esistenti prima dell’Euro, come il Marco. Facciamo per un’attimo questo esercizio di fantaeconomia: se vi fosse libertà monetaria, la libertà di scelta permetterebbe di rivelare le preferenze dei diversi attori. Cosa cercano gli individui, le imprese e gli investitori quando detengono prodotti bancari? Vogliono prodotti bancari denominati in una moneta stabile della quale si fidano e che dia garanzie di potere d’acquisto.

Ciò che accade in Grecia ne è un esempio dato che lo spettro del ritorno ad una dracma svalutata porta oggi a tesaurizzare Euro. Dato che le banche hanno ormai la possibilità di proporre prodotti denominati in valute diverse, cosa accadrebbe? La risposta a questa domanda non è facile perché dipende dalle condizioni di concorrenza. Se la concorrenza avesse luogo nelle attuali condizioni di monopolio nell’emissione delle monete, l’insieme degli attori, in primo luogo gli investitori, indirizzerebbero la loro scelta sulla moneta più stabile, la cui regola di produzione risulta più facile da capire e prevedere e il cui futuro non sia minacciato dall’incertezza politica.

Infatti, ciò che ha indebolito l’Euro nell’ultimo anno è l’instabilità politica a livello europeo nella misura in cui la crisi greca ha fatto riemergere le contraddizioni proprie dell’Euro, ossia l’esistenza di una moneta unica in un’area economica che non rispetta le caratteristiche di un’area monetaria ottima. La mancanza di disciplina fiscale era la minaccia principale e si è palesata nella prima fase della recessione. In termini di stabilità, le politiche monetaria attualmente condotte non la favoriscono. Anche se l’inflazione non si traducesse in un aumento dei prezzi a due cifre, le iniezioni di moneta, iniziezione massicce e ripetute intraprese dalla principali banche centrali hanno impedito ai prezzi di diminuire drasticamente. In questo contesto ci potrebbe essere un’opportunità per le banche di proporre una moneta alternativa che soddisfi meglio le aspettative degli individui, delle imprese o degli investitori? Allora perché le banche tedesche non ne approfittano per ripristinare il Marco, la cui reputazione di stabilità è sempre intatta nella memoria?

Immaginiamo che le banche emettano biglietti denominati in marchi sulla base delle riserve in Euro e convertibili in Euro a tasso di cambio fisso – tasso di cambio fisso che può garantire meglio la stabilità. Quando si propone come alternativa una moneta fiduciaria libera, è indispensabile avere uno standard di riferimento conosciuto e provato. Tenuto conto della storia recente, sarebbe comodo prendere l’Euro come punto di riferimento, anche perché in questi ultimi anni è stato gestito in modo più stabile rispetto al dollaro. Quando si parla di standard, si pensa immediatamente all’oro come alternativa possibile. Se si guarda al forte rialzo del prezzo dell’oro in questi ultimi anni, è certo che questo rappresenti un bene rifugio incontestabile, ma non viene più utilizzato come moneta da 40 anni. Tuttavia è sempre possibile immaginare che alcune banche possano voler convertire le loro riserve di Euro in oro e proporre dei marchi convertibili in oro al fine di mostrare la loro determinazione a gestire una moneta esclusivamente “privata” che non è influenzata né dalle autorità monetarie né dallo Stato.

Vero è che il comportamento delle banche dall’inizio della crisi del 2007 non è stato esemplare per diversi punti di vista. Le banche si sono assunte dei rischi che hanno gravato su di loro solo in parte perché le loro perdite sono state largamente ripartite tra altri soggetti attraverso le diverse iniezioni di capitale effettuate dagli Stati in nome della politica “too big to fail“. In queste condizioni, le banche dovrebbero offrire delle garanzie vere perché proporrebbero una moneta alternativa alle monete esistenti, garanzie che provino la loro capacità di assumersi le loro responsabilità e assumerle senza l’aiuto dello Stato.

Ultimo punto: quale sarebbe il costo della realizzazione, in altri termini il costo di conversione, di un’operazione simile? Non costituirebbe un ostacolo a questo progetto? In un’economia in cui il trasferimento di fondi si effettua soprattutto elettronicamente, i costi di conversione sono minimi. Al momento dei pagamenti elettronici basta proporre l’opzione “tipo di denominazione“ ai clienti perché possano scegliere una moneta alternativa. Resta da sapere se uno scenario simile possa riscuotere successo presso le parti in causa.

In esclusiva per concessione della rivista “Liberamente”

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