Crisi della Carapelli. A Inveruno a casa 98 lavoratori su 136. Cecchetti: la multinazionale pronta a produrre in altri Stati

carapelliSiamo di fronte all’ennesimo caso di prepotenza da parte di una grande multinazionale che prima acquista marchi storici del nostro Paese e poi chiude i battenti portando la produzione in altri stati e trattando i nostri cittadini come numeri. Tutto ciò non si può accettare” E’ quanto commenta il vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia Fabrizio Cecchetti (Lega Nord) in merito all’annuncio da parte dei vertici della multinazionale spagnola Deoleo della messa in mobilità di 98 lavoratori su 136 dello stabilimento di Inveruno (Mi).

Ora però – spiega Cecchetti – è il momento di concentrarsi per cercare di limitare i danni. La situazione è critica e ognuno deve fare la propria parte per tutelare i lavoratori e scongiurare la chiusura dello stabilimento di Inveruno. Ho chiesto immediatamente al presidente della commissione Attività produttive del Consiglio regionale Pietro Foroni di mettere in calendario un’audizione con i rappresentanti dei lavoratori e le parti coinvolte in modo da portare nel più breve tempo possibile la discussione in Regione. Sono inoltre in contatto con Arifl, l’agenzia regionale per il lavoro, per l’apertura di un tavolo di confronto con l’azienda al fine di poter individuare gli strumenti più idonei a salvaguardare l’occupazione.

Regione Lombardia – conclude Cecchetti – non starà certo a guardare e farà tutto ciò che è di propria competenza per evitare la perdita di posti di lavoro essenziali per tutta l’area dell’Alto Milanese

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2 Commenti

  1. giancarlo says:

    PARIGI (WSI) – È opinione comune che uno dei fattori che determinano la potenza economica di una nazione è il suo settore automobilistico. La Francia, un tempo leader nella produzione di auto, potrebbe presto essere tagliata fuori dai grandi del mondo, visto che il suo contributo al settore sta drammaticamente diminuendo. Si tratta di uno dei tanti segni di come l’economia del paese d’Oltralpe si sia indebolita con l’adozione dell’euro e l’avvento della globalizzazione.

    L’industria francese non è stata in grado di recuperare le forze dopo le crisi del 2001 e del 2008, poiché l’euro, una moneta più forte del franco francese, è diventata un peso e non un asset per l’economia francese. Com’è ovvio, il tasso di cambio stabilisce la forza di un’economia: una valuta più debole aiuta a ritrovare la competitività durante una crisi, mentre una moneta più forte sostiene il consumo di merci estere e importate.
    Se da una parte la Cina è stata accusata di svalutare in maniera artificiosa la sua moneta per sostenere le esportazioni, all’inizio del suo percorso la Bce ha messo in atto una politica che ha avuto un effetto opposto per l’economia della Francia ed di altri paesi del sud Europa: l’euro è diventato troppo forte. Mentre per la Germania la prima conseguenza è stata un rafforzamento della competitività, la Francia ha perso appeal a livello mondiale, facendo lentamente deperire la sua industria.
    Secondo i dati diffusi dall’Eurostat, oggi l’industria in Francia costituisce il 14,1% del valore lordo totale aggiunto mentre nel 1995 era del 19,2% contro la media Ue che è ancora al 19,3% e solo in Germania al 25,9%. Sotto la media dell’Unione Eruopea è anche la quota dell’occupazione totale in Francia, ferma all’11,9% contro il 15,4% dell’Unione europea e al 18,8% del livello tedesco. Uno dei segnali della lenta agonia della produzione industriale francese è il collasso del settore automobilistico. La produzione mondiale di auto è quasi raddoppiata passando dai 53 milioni di veicoli prodotti all’anno tra il 1997 e il 2015 a 90 milioni di oggi.
    La Germania ha visto balzare del 20% la sua produzione di auto, mentre in Francia la produzione è quasi dimezzata da 4 milioni a meno di 2. Una stagnazione e un crollo verificatisi subito dopo l’adozione dell’euro. Il paese persegue una politica sociale particolarmente incisiva e attenta alle diverse etnie razziali, vista la presenza massiccia di migranti di fede musulmana.

    Se muore l’industria e non si è più in grado di offrire a tutti un posto di lavoro, potrebbe innescarsi un forte sentimento reazionario che potrebbe dar vita a rivolte estreme, causando ancora più problemi per la Francia. E tutto questo è iniziato con l’arrivo euro.
    Questo articolo è stato ricavato dal sito: wall Street italia e dimostra chiaramente che l’euro è anche per l’italia la causa principale di tutto il sommovimento negativo dell’economia e della situazione generale esistente oggi in italia.
    Se il Veneto non riuscirà a conquistarsi l’indipendenza farà la fine della ” moreciola”.- (topolino)
    WSM

  2. giancarlo says:

    Prontoo!!!! Pronto!!!!
    Hello !! Hello !!!!
    ci siamo ???? quanto ci vorrà perché gli italioti capiscano qualcosa ????
    Possibile che non vedano che l’italia sta per finire come entità statuale ?!!!
    Dopo le delocalizzazioni a go-go per le troppe tasse, dopo la chiusura di decine di migliaia di attività di tutti i tipi, dopo che i giovani laureati non trovano lavoro e se ne vanno, così pur gli anziani per poter vivere decentemente………le multinazionali cercano di distruggere l’apparato industriale italiano perché da sempre siamo stati un concorrente temibile e da cui difendersi.
    Oggi finalmente le multinazionali ed i rispettivi stati che stanno dietro di loro hanno capito come dare il colpo finale alla nostra sovranità economia e sociale.
    Comprare tutto e di tutto per poi chiudere !!!!!!!
    A meno che il governo conceda loro tali e tanti vantaggi da dire, beh soprassediamo perché al momento non guadagneremmo mai quello che possiamo guadagnare adesso con gli aiuti statali italiani in nessuna altra parte d’Europa.
    I sindacati sono diventati inutili !!!
    I politici pure per come è oggi !!
    I partiti sono delle botteghe !!!
    Gli industriali se li foraggi bene, altrimenti se ne vanno o chiudono o vendono……
    Devo continuare per coloro che non leggono, non capiscono e non sono presenti nella vita quotidiana !???
    WSM

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