Crisi: da gennaio chiusi ogni giorno 34 negozi al dettaglio

di REDAZIONE

La crisi ha colpito duramente le imprese del commercio al dettaglio, in particolate tessile, abbigliamento e calzature. Solo nei primi otto mesi del 2013, secondo i dati dell’Osservatorio Confesercenti, hanno chiuso l’attività 8.162 aziende, al ritmo di oltre 34 al giorno. La riduzione drastica delle vendite ed il conseguente lievitare dei magazzini, oltre all’incremento dei costi di gestione e alla pressione fiscale, hanno indotto molti ad alzare le braccia in segno di resa. Confesercenti Fismo, per fronteggiare questa emorragia e rilanciare il settore, ha accolto e fatto sua la proposta di cooperazione tra imprese produttrici e negozi di moda attraverso il progetto ‘Altoitalianò, con l’obiettivo di creare un nuovo equilibrio fra distribuzione commerciale e produzione, fra rischio e redditività.

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5 Comments

  1. Aquele Abraço says:

    Crollo dei consumi,
    aumento della tassazione,
    marcamento a uomo degli sgherri di Befera (che blocca a monte la produzione italiana in nero impedendo al dettagliante italiano ogni minimo tentativo di evasione di sopravvivenza) e infine
    concorrenza dei negozi cinesi e indiani (che riescono a vendere a prezzi irrisori servendosi di dipendenti quasi tutti irregolari e di una produzione in nero a pieno regime che i finanzieri sono incapaci di reprimere)
    è il mix devastante che ha prodotto questa drammatica situazione che si traduce poi in centinai di migliaia di disoccupati molti dei quali, i titolati delle aziende che hanno chiuso, privi di ogni forma di garanzie sociali.

  2. Malgher says:

    Liberalizzare il commercio NON è un problema. NON regolamentarlo è da delinquenti.

  3. Ernesto Furioso says:

    Voglio vedere lo Stato senza soldi per pagare stipendi e pensioni,allora sì che ci sarà da ridere……

  4. Babbini says:

    Il merito è senzaltro di Bersani,quando ha deciso di liberalizzare le attività commerciali! Il resto è il caro affitti.Paragonarlo agli anni 50 gli appartamenti e di conseguenza gli affitti sono( rispetto agli stipendi )aumentati di tre volte.

    • Ernesto Furioso says:

      Caro affitti e caro tasse sopratutto,non si può più lavorare con il mercato in queste condizioni e le tasse al 70% che sono l’unica cosa certa,anzi nemmeno quelle sono certe,perchè un aumento è sempre dietro l’angolo.
      Ma che vadino affanculo.

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