Crisi costruzioni: dal 2008 persi 690 mila posti di lavoro

di REDAZIONE

“Le imprese sono ridotte allo stremo: dal 2008 abbiamo perso 690mila posti di lavoro considerando tutta la filiera delle costruzioni e si stima che 50.000-80.000 persone, oggi in Cassa integrazione guadagni, potrebbero non essere reintegrate”. E’ quanto ha affermato il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, nel suo intervento all’assemblea dell’associazione. Buzzetti ha riferito che dall’inizio della crisi, nel 2008, “11.200 imprese edili sono fallite, il 28-30% delle aziende non sono in condizioni di reggere un altro anno per mancanza di liquidita’. Rispetto al 2007 il credito a sostegno delle imprese del settore e’ diminuito di 77 miliardi”.

“Il mercato della casa – ha aggiunto il presidente dell’Ance – e’ praticamente fermo: l’acquisto di nuove abitazioni da parte delle famiglie ha subito un crollo di 74 miliardi rispetto a 6 anni fa. L’Imu ha contribuito in modo determinante a questa caduta. I lavori pubblici si sono dimezzati. Siamo l’unica nazione – ha detto ancora – che ha fatto il contrario di cio’ che si dovrebbe fare: abbiamo immesso risorse nella fase di espansione degli anni 2000 e nel momento della crisi, anziche’ usare il settore in maniera anticiclica, abbiamo diminuito i fondi di 20 miliardi all’anno”.

Inoltre, la luce in fondo al tunnel nella crisi del mercato immobiliare italiano rimane ancora molto lontana. E’ quanto emerge dal rapporto presentato da Nomisma, con focus su 13 grandi citta’ italiane, e presentato oggi a Roma in occasione di un evento organizzato in collaborazione con Italfondiario. ‘Si confermano fosche le percezioni degli operatori riguardo all’andamento del mercato residenziale nei prossimi 6 mesi” recita il rapporto secondo cui piu’ del 50% degli intervistati ritiene verosimile un ulteriore calo delle compravendite e quasi il 70% prevede un calo dei prezzi delle abitazioni. Le previsioni relative agli investimenti per il periodo 2013-2014, prosegue il rapporto, hanno subito un’ulteriore contrazione rispetto a quanto previsto ad inizio anno generando un’aspettativa di -4% per il 2013 e -0,7% per il 2014. Sul fronte degli investimenti grossa incidenza e’ data dal forte calo delle compravendite immobiliari considerando il tracollo (-25%) del 2012. Esaminando l’orizzonte temporale 2006-2012 le transazioni di abitazioni sono passate da 870.000 unita’ a 444.000 dell’anno passato. Il trend si e’ confermato nel primo trimestre 2013 (-14,2% comparando lo stesso periodo 2012). Per questo si stima per il 2013 un -6% di compravendite (al di sotto delle 420.000 unita’). Nomisma stima inoltre per il 2014 una risalita delle compravendite (con il raggiungimento di quota 470.000) e per il 2015 si dovrebbe superare quota 500.000 unita’ vendute. La previsione Nomisma vede per il 2013 un calo superiore al 5% dei prezzi per quanto riguarda tutti i comparti.

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5 Comments

  1. ivano says:

    Vorrei il codice per votare grazie

  2. Se il volume delle compravendite è in discesa, ovviamente si registra un aumento delle locazioni: 3,21%. Una fotografia della generale crisi di liquidità viene dalla tipologia di immobile preso in locazione: la maggior parte delle locazioni stipulate riguarda difatti bilocali (37%) o trilocali (36%).

  3. Albert Nextein says:

    Il futuro sarà ancora peggiore.
    Chi acquista in un paese dove lo stato ha una patrimoniale come l’Imu?
    Patrimoniale significa che si è costretti a pagare allo stato una somma calcolata sul patrimonio che va ad erodere il patrimonio medesimo.
    Inoltre esistono imposte sulla rendita ed una selva di altri balzelli che riducono il settore immobiliare da rifugio per il risparmio a condanna all’impoverimento.
    Inoltre ho letto che per il futuro i piani urbanistici saranno principalmente attenti a impedire il consumo di altro suolo.
    Vale a dire che si costruirà meno e si ristrutturerà di più.
    Sempre che ci siano i soldi per farlo, dopo esser stati prosciugati dal fisco.
    In sintesi, chi ha immobili soffre e vorrebbe disfarsene, mentre chi non li ha o sta in affitto oppure non acquista grazie a banche che non prestano e ai risparmi in via di erosione.

    Il futuro del settore immobiliare produttivo e terziario, poi, sarà una tragedia assoluta.
    D’altronde in un paese cesso come l’italia, dove aumentano i fallimenti, le delocalizzazioni e le chiusure di attività ed aziende, quali prospettive ci possono essere?
    Basta fare un giretto nei vari comparti artigianali-industriali attorno alle città per rendersi conto dello sfascio in corso.

    Conteremo, quindi , altri disoccupati in edilizia.

  4. Dan says:

    Non sono solo 690 mila posti di lavoro.
    Non li contiamo tutti quei lavori che ruotano intorno all’edilizia come produttori/commercianti di vernici, finiture, arredi… ?
    Se non si compra casa non va solo al culo chi la costruisce ma anche chi dovrebbe riempirle con quello che serve.

    • Meglio in culo a loro che in culo a noi.

      Mi spiace, ma i politici hanno creato questo casino (e tanti altri) e pensare che possano risolverlo è semplicemente folle.

      Le case, se vogliono che il mercato si riprenda, devono costare meno, altrimenti possono spalmarsele sul pane oppure imburrarsele.

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