Crimea e Russia, Vladimir allievo di Hegel e Thomas Hobbes

di PAOLO MATHLOUTHI

Nel clima di ecumenismo generalizzato tipico del pensiero debole che oggi la fa da padrone, con la sua pervicace volontà di smussare ogni angolo ed annullare ogni contrapposizione in vista della creazione di un limbo del pensiero in cui, democraticamente, ciascuno possa godere della propria parte di rispettabilità e le vecchiette possano passeggiare senza timore che qualcuno turbi i loro sonni, ultimo tabù, residuo parafulmine contro il quale scaricare anatemi ideologici, sembra essere rimasto Vladimir Putin. L’imbelle cultura liberaldemocratica lo teme e lo esorcizza, descrivendolo come l’uomo nero, perché lo avverte istintivamente come altro da sé, irriducibile ai propri parametri. In un mondo in cui la politica si limita al quieto alternarsi delle dinamiche parlamentari e i politici, come diceva Ezra Pound, altro non sono che i camerieri dei banchieri ( e voglio proprio vedere se qualcuno dei lettori ha la faccia tosta di contraddirmi in questi tempi di austerità forzata), dalla desolata vastità della steppa attanagliata dal ghiaccio dell’inverno siberiano si è levato un uomo che, solo gigante in un mondo di nani da giardino, ha ancora il coraggio di muovere i carri armati per far valere le proprie rivendicazioni.

Chiamato al Cremlino dagli oligarchi che, come racconta Emmanuel Carrère, speravano di aver trovato il docile cagnolino che avrebbe “preso il cibo dalle loro mani”, l’ex colonnello del KGB, rivelatosi presto, con adamantina freddezza degna del più fosco eroe shakespeariano, carnefice di coloro che speravano di poterlo tenere al guinzaglio, ha dimostrato di aver imparato bene la lezione appresa alla Lubjanka. La vittoriosa sortita delle truppe russe in Crimea ha evidenziato due cose la prima delle quali, mi duole doverlo sottolineare, va a detrimento delle bislacche teorie accampate in questi anni dagli ambienti autonomisti. Nessun Volkgeist, nessuno spirito popolare, nessuna identità può produrre effetti positivi sulla vita di una comunità umana senza che la si compenetri di una struttura che ne salvaguardi l’integrità politica. In altre parole l’annosa questione del Federalismo, tanto cara al nostro mondo, inerisce solo ed esclusivamente all’architettura istituzionale dello Stato ma non intacca minimamente il suo valore intrinseco, come vorrebbero alcune frange anarcoidi che pervicacemente e rumorosamente allignano tra le nostre fila, essendo esso, fino a prova contraria, l’unico habitus del vivere civile che la cultura occidentale conosca dai tempi di Pericle ad oggi, a meno di non voler considerare praticabile un fantasioso ritorno alle comunità di villaggio.

La Russia è sena dubbio un’ istituzione federale ma sorretta da una precisa idea di sé e del proprio ruolo nel mondo che poco o nulla ha che spartire con l’infausto principio del “padroni a casa nostra”, sepolcro di quella che Nietzsche chiamava “Grande Politica”. Quando un popolo è consapevole della propria forza, della propria vitalità, del proprio destino, tende naturalmente a proiettare se stesso oltre i confini che la natura gli ha dato in sorte, il che accede, giocoforza, sempre a scapito della libertà altrui. La politica estera, spogliata delle sue sovrastrutture, non è altro che questo. Dai tempi delle guerre puniche non è la libertà ad aver garantito all’Occidente le posizioni di predominio che lo hanno reso un faro di civiltà e delle quali tutti noi godiamo, ma l’ordine, la repressione e la paura. Lo stendardo di guerra innalzato sulla cattedrale di San Basilio è lì a dimostrare che lo Stato etico funziona, se a sostenerlo è un’Idea, una visione del mondo, una vocazione all’Impero.

Certo è – e qui veniamo al secondo punto della nostra argomentazione – che la volontà di potenza mal si accorda con le fumose alchimie del parlamentarismo ma, per fortuna, anche su questo Vladimir Putin sembra avere le idee chiare: prima ha occupato militarmente la Crimea e, solo in un secondo momento, ha indetto il referendum, dimostrando, qualora ve ne fosse bisogno, che nel Grande Gioco degli imperialismi espansivi contrapposti i rituali della Democrazia rappresentativa sono un oppiaceo ad uso e consumo di quegli stessi benpensanti che, rimasti spiazzati da un’azione di forza, altro non hanno saputo fare che nascondersi dietro il paravento di sanzioni economiche inapplicabili. La storia, invariabilmente, si ripete. Non me ne vogliano gli amici autonomisti ma Hegel e Thomas Hobbes, troppo frettolosamente accantonati, tornano ad essere di sconcertante attualità… e parlano russo!

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11 Comments

  1. Roberto Priora says:

    A mio parere non si tratta di rivalutare Stati etici, ma di cercare di costruire un mondo multipolare e un Europa dei popoli. L’ atlantismo e l’ attuale Unione Europea è diventata il nuovo Leviatano ed è stata capace di farlo usando parole concetti di liberal-democrazia. Consiglio a chi non l’ha ancora capito di leggere con attenzione i testi e gli articoli di Alain De Benoist.
    Roberto

  2. Ewiak Ryszard says:

    Purtroppo, la nuova guerra mondiale è inevitabile, come la morte, ma non ancora. La Bibbia dice: “Al tempo fissato [il re del nord] tornerà [questo significa crisi, che eclisserà la Grande Depressione, la disgregazione non solo dell’area euro, ma anche dell’Unione europea e della NATO. Molti paesi dell’ex blocco orientale tornerà nella sfera d’influenza della Russia]. Ed entrerà a sud [con ogni probabilità Georgia], ma non sarà come la prima volta [2008 – Georgia] e come l’ultima volta [ora – Ucraina].” (Daniele 11:29)

    Frammento “ma non sarà come la prima volta e come l’ultima volta” presagisce anche l’intervento in Ucraina. Ancora una volta sarà una vittoria spettacolare. Ma la terza volta sarà l’intervento degli Stati Uniti e la guerra nucleare globale. (Daniele 11:30a; Matteo 24:7; Rivelazione 6:4)

  3. manlio contini says:

    Minchia! Un articolo nel più perfetto stile richiesto dall’imperante mentalità fascista di questo disgraziato Paese! E senza mezzi termini! Complimenti! Putin ti starebbe proprio bene, caro intellettuale del menga, a farti sentire lo scudiscio dei suoi scherani. Hai dimenticato che è l’erede dei servizi segreti responsabili di decine di milioni di morti. In ogni caso ha fatto fuori alcuni oligarchi per favorire i suoi e la Russia è federale tanto quanto lo era la Spagna franchista. Prima di scrivere c…te, informati meglio.

  4. Stefano Spagocci says:

    Francamente parlando, caro Paolo, mi chiedo cosa tu ci faccia in Terra Insubre. A meno che, come purtroppo sospetto, Terra Insubre stessa stia convergendo verso la Lega salviniana, movimento ormai fascio-nazionalista ed italianista.

    Le tue posizioni sono legittime ma cosa hanno a che fare con l’indipendentismo? Se vogliamo un mondo senza regole, in cui il più prepotente vinca, allora dovresti essere coerente e sostenere che l’Italia ha tutto il diritto di contrastare anche con la forza eventuali pulsioni indipendentiste.

    Ma allora sii coerente e sostieni che gli Insubri, o i Padani, l’indipendenza debbano conquistarla con le armi. Può essere vero ma allora non si vede perchè lo stato italiano debba consentire agli indipendentisti di stare al governo, anche locale, o perchè Terra Insubre debba erodere il sentimento nazionale italiano godendo di contributi pubblici (pochi o tanti non importa).

    Non si può disprezzare la democrazia liberale e poi farsi sponsorizzare da comuni, regioni e provincie italiane nonchè da Poste Italiane.

    Vogliamo tornare alla situazione prerivoluzionaria? Non è possibile perchè tutti, anche gli estremisti di destra, di fatto praticano la liberaldemocrazia e pianucolano quando lo stato li reprime anche blandamente.

    Non ci vuole tanto eroismo per fare i prepotenti. I mafiosi o gli scugnizzi vivono di prepotenze. Putin ha annesso la Crimea con la stessa logica per cui l’Italia si annettè il SudTirolo, l’Istria o la Dalmazia.

    I Russi non si sono fatti mai il minimo scrupolo nel russificare a forza i territori a loro contigui. Non facciamoli passare per eroi dell’autodeterminazione dei popoli e chiedete a Polacchi, Cechi, Georgiani o Baltici quanto i Russi abbiano rispettato l’ìidentità culturale dei popoli soggiogati.

    I Russi puntavano alla Crimea tutta intera e dunque forse non tu (che autonomista non sei, ma non so cosa tu ci faccia in un’associazione autonomista) ma molti padanisti ed insubristi dovrebbero smetterla di guardare all’ultranazionalismo russo come ad un modello.

    Se, dal punto di vista del’autonomismo, è stato giusto che l’Ucraina si sottraesse alle grinfie russe, visto che gli Ucraini si ritengono legati alla Mitteleuropa e non alla Russia, potrebbe essere anche giusta la ricollocazione della Crimea.

    Ma, anche da questo punto di vista, ci sarebbe da discutere. Non si è detto, nel caso del Kossovo, che il fatto che un’etnia straniera occupi a forza un territorio non cancelli i diritti degli “autoctoni”? Non si è sostenuta l’illegittimità di Israele e non si è sostenuta l’IRA, sebbene la maggioranza degli attuali abitanti dell’Ulster siano oggi filobritannici?

    Tu sei coerente, senonchè mi chiedo cosa tu ci faccia tra gli autonomisti, ma altri autonomisti filorussi no.

    Un conto è accettare realisticamente lo stato delle cose, perchè cambiarlo costerebbe una guerra atomica. Altra cosa è prendere a modello l’ultranazionalismo fascio-comunista per le nostre rivendicazioni.

    I veri Crimeani non sono Russi. I Russi in Crimea sono occupanti, molti arrivati in tempi relativamente recenti. Kant è russo o prussiano, visto che i filorussi di oggi sono in strangrande maggioranza filonazisti? Kaliningrad o Koenigsberg?

    Purtroppo bisogna prendere atto delle sostituzioni etniche, anche se mi rifiuto di vedere Kant come un filosofo russo. Ma mi rifiuto di considerare l’annessione della Crimea come tappa verso il principio di autodeterminazione.

    I Tatari sono ancora il 15% della popolazione crimeana e sono minoranza a casa loro per la prepotenza russa ed in particolare staliniana. Un autonomista dovrebbe per prima cosa ascoltare le ragioni dei Tatari, quali che esse siano.

    A me non piace sottomettermi ad alcuno ma in particolare non vedo cosa la Russia possa apportare alla Padania o all’Insubria. Chi ha lavorato con i Russi, non mi stanco di ripeterlo, si mette le mani nei capelli per la loro mentalità, che nulla ha a che fare con la Mitteleuropa o anche solo con la padanità.

    Cosa ci può apportare uno stato che rappresenta una miscela tra feroce statalismo burocratico e capitalismo selvaggio? Cosa ci può apportare uno stato in cui c’è l’abitudine di sequestrare alla frontiera cittadini stranieri, con banali scuse, per rilasciarli dietro pagamento di tangente?

    Cosa ci può apportare una burocrazia feroce e corrotta, peggiore (se possibile) di quella italiana? Cosa ci può apportare un carattere nazionale che, non a caso, si sente affine a popoli “mediterranei” come l’Italia?

    Infine, non scrivevi, pochi mesi or sono, un panegirico a favore della Svizzera, vista come modello federale e liberista per combattere ad armi pari nel mercato globale? La Svizzera è la sublimazione del “padroni a casa nostra”, principio che mi sembra irrinunciabile.

    • Aquele Abraço says:

      E’ da vedere se Putin sia imperialista, sta semplicemente mettendo dei paletti all’imperialismo occidentale della NATO. Prendetevi pure l’Ucraina, ma la Crimea (tartari inclusi) no perché è russa. In questo senso è certo un ultranazionalista come ogni russo.
      Del resto, neanche i pacifici veneti, la cui civiltà ha assilmilato di tutto nei secoli, vedono di buon occhio certa immigrazione quando è incontrollata e culturamente incompatibile, al punto che potrebbe sostituire in futuro quella autoctona. Giustamente non vogliono diventare minoranza nella terra dei loro padri, come è toccato ai serbi in Kossovo, culla della loro civiltà. Bene che vada, la democrazia è niente altro che la tirannia della maggioranza. Ne sanno qualcosa gli irlandesi dell’Ulster. Peggio è andata in passato a pellirossa, tartari e baschi e recentemente ai serbi.

      • Stefano Spagocci says:

        Putin non è certo un paladino dell’autodeterminazione dei popoli. Se lo fosse, lascerebbe liberi i Ceceni o le tante nazionalità che, più o meno forzatamente, convivono in quella che erratamente definiamo Russia.

        E’ un ultranazionalista autoritario. Non spacciamo l’ultranazionalismo per autodeterminazione dei popoli. Altrimenti si finisce per definire paladini dell’autodeterminazione i protagonisti dello stesso risorgimento e, ancor di più, i loro epigoni fascisti.

        Dopotutto l’Italia era oggettivamente la culla della civiltà romana, se adottiamo criteri russi. La grande anima italo-romana andava riunita. Mosca si definisce come la Terza Roma, dopotutto.

        Sul Kossovo sarei prudente. La gloriosa rivista Etnie, giustamente cara a Gilberto Oneto, in tempi non sospetti sosteneva il diritto dei Kossovari ad avere una propria patria e definiva come propagandastica la tesi serba secondo la quale il Kossovo sarebbe albanese solo da tempi recenti.

        Io non so cosa dire a proposito, perchè finora ho letto solo resoconti di parte e, per metodo, cerco sempre di essere oggettivo e di sentire l’altra campana. Registro però che Milosevic era un dittatore ultranazionalista ed in Europa non ci dovrebbe essere posto per tali regimi. Che poi la Serbia avesse le sue ragioni è anche vero. E’ anche colpa di Milosevic, però, se non si è giunti ad una miglior soluzione di compromesso.

        Se la maggioranza di una popolazione ha automaticamente il diritto di schiacciare la minoranza, allora per coerenza si dovrebbe sostenere l’annessione del Kossovo all’Albania, tanto quanto si sostiene l’annessione della Crimea alla Russia. E non si dovrebbe sostenere la causa indipendentista nordirlandese, sostenendo viceversa l’esistenza di Israele.

        Ma, ci scommetto, quelli che inneggiano all’annessione (non indipendenza) della Crimea poi sostengono acriticamente la lotta dell’IRA, vorrebbero il Kossovo totalmente serbo o la distruzione di Israele. Del tutto legittimo ma non si parli di autodeterminazione. Si dica che si considera il mondo anglosassone come il nemico da abbattere, così siamo tutti più sinceri.

        Mi attirerò molte ire e non voglio certo difendere gli USA, però non vedo perchè l’Ucraina dovesse essere costretta ad accettare un regime autoritario filomoscovita se gli Ucraini non lo desiderano.

        Direi lo stesso nel caso si imponesse ad altri popoli un regime autoritario filoamericano. E’ successo nel passato, ma si era in Guerra Fredda e se Mosca si fosse espansa in Europa ed America Latina non ne saremmo molto contenti. Tant’è che i fascisti che spopolano nel nostro mondo all’epoca furono ben felici di collaborare con il Grande Satana, spargendo qualche bombetta qua e là.

        Non ritengo però che sia imperialismo il favorire un regime democratico. Certo, bisogna stare molto attenti perchè, nei paesi del Terzo Mondo, a voler veramente la democrazia sono solo poche elites e dietro alle varie rivolte c’è spesso l’integralismo islamico o ci sono potenziali regimi, nemici dei precedenti ma non per questo meno regimi.

        Ma l’Ucraina non è Terzo Mondo e vorrei vedere se sono più affini a noi gli Ucraini che si riferiscono alla Mitteleuropa o i Russi, con la loro anima ben poco europea.

        Le migrazioni di massa sono sempre esistite e si sono sempre giocate con la forza. Non ha senso condannare l’espansione anglosassone o spagnola e portoghese in America, quella russa in Asia o quella inglese in Nord Irlanda.

        Tutti i popoli che oggi consideriamo autoctoni si sono insediati in terre non loro. Se sono stati fortunati le hanno trovate vuote, altrimenti ci si sono insediati con la forza.
        Adesso li consideriamo nostri discendenti.

        L’uomo di Kennevick suggerisce persino che i Nativi Americani, a suo tempo, sterminarono una precedente popolazione americana.

        Oggi però si sono affermati certi principi che lo stesso Putin dice di approvare, visto che si fa eleggere. Che poi i suoi oppositori o i giornalisti scomodi finiscano in galera o nella tomba è un altro discorso. Oggi quindi è giusto che si affermi il principio dell’autodeterminazione dei popoli.

        Nel caso di territori multietnici non ci sono facili soluzioni. Bisogna gestire la soluzione caso per caso, minimizzando lo scontento ed i danni. Si possono formare stati federali multietnici o spartire i territori, nel modo più equo possibile.
        Ma si farà comunque del male a qualcuno.

        Non mi sembra, però, che un indipendentista possa sostenere che la Crimea sia russa. Semmai è tatara, con una legittima componente russa, qualora si tratti di immigrati che ormai non saprebbero dove tornare a casa, perchè lì da secoli. E dico lo stesso per l’Ulster. Meno legittimi sono i Russi inviati in tempi recenti per russificare la Crimea. O gli Han inviati per cinesizzare il Tibet.

        Tutti gli immigrati inviati per nazionalizzare terre non loro e che saprebbero dove tornare, se ne fossero costretti, devono essere rispettati come persone e tutelati come minoranza ma non possono pretendere di continuare ad essere colonizzatori.

        Chi ormai non saprebbe dove tornare (e parlo di migrazioni di secoli fa) deve invece essere considerato come popolazione ormai autoctona, piaccia o no. Per me, quindi, il principio di autodeterminzione deve valere anche per l’Ulster, Gibilterra o le Falkland/Malvinas. So che dicendo questo scandalizzerò molti ma è la mia idea, condivisa peraltro dagli indipendentisti catalani.

  5. Aquele Abraço says:

    Tante chiacchere inutili, C’è stato solo un referendum popolare per l’autodeterminazione di un territorio abitato da storicamente da una maggioranza schiacciante di russi, cui Putin ha voluto garantire che esso si potesse svolgere senza spargimenti di sangue. L’azione imperialista è stata semmai consumata dalla Russia zarista nel ‘700 deportando altrove i tartari, gli originari abitanti della Crimea. Negli stessi anni inglesi e francesi stavano ponendo le premesse per la sterminazione dei nativi nordamericani.
    Se poi Putin occuperà con la forza anche territori limitrofi dell’Ucraina dove i russi sono in netta minoranza, allora questo sì sarà un’atto imperialista di espansione territoriale.

  6. Annibale says:

    Questa poi. Putin, un vero filosofo. Allievo semmai di Felix Dzerzhinski e Lavrentij Berija. Chiedete di Putin ai cittadini di Dresda, dove lo chiamano ancora il boia di Dresda o leggete i libri della Politkovskaja che descrive con dati inoppugnabili gli autoattentati orditi da Putin nel ’99 nelle palazzine e attribuite scientificamente ai ceceni per giustificare l’occupazione della Cecenia e la seconda guerra-genocidio ceceno, dopo quella ordita da Boris Nikolaevic, padrino di Putin.

    Pillola rossa o pillola blu?

  7. Lei, PAOLO MATHLOUTHI ha letto male Nietzsche e peggio lo ha compreso, la “volontà di potenza” a cui Lei si richiama è la distorsione del pensiero del grande filosofo già attuata dal Nazismo.
    Vade retro!

    PS mi spieghi come mai la CIVILE Svizzera non ha MAI avuto sentimenti imperialisti o minimamente espansionistici.
    L’imperialismo non è una conseguenza della civiltà!

  8. niki says:

    Se la storia si ripete (ma non si ripete, risuona soltanto) noi siamo più o meno nella situazione dell’impero romano in decadenza: eccesso di debito, eccesso di tassazione, limitazione delle libertà personali ed economiche, debasement della moneta 🙂
    …non mi sembra che ne sia uscito un altro impero, ma piuttosto, sotto l’ondata a volte innovativa (longobardi) a volte bigotta e retriva (carolingi), allora il mondo si era spostato verso una pletora di piccoli stati! Che dopo qualche secolo ci ha regalato il Rinascimento.
    O no?

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