PIU’ TASSE E PIU’ SPESA: ECCO LA PROPOSTA DI FERRERO

di MATTEO CORSINI

“L’esecutivo continua con i suoi provvedimenti ad aggravare la crisi che produce disoccupazione. Occorre rovesciare l’attuale politica economica: ci vuole un intervento pubblico in economia che crei occupazione e reperisca le risorse necessarie dalle grandi ricchezze.” Così parlò Paolo Ferrero.

Da diversi mesi nel dibattito sulla politica economica del governo (anche di quello precedente) capita di sentire usare a sproposito due parole: austerità e crescita. La prima è usata a sproposito perché la vera austerità comporterebbe un’azione di riduzione della spesa che francamente non si vede da nessuna parte. Purtroppo spesso vengono definiti tagli di spesa delle riduzioni rispetto all’incremento inerziale che quella voce di spesa avrebbe a legislazione vigente. Un concetto che per chiunque si sia trovato a dover ridimensionare le proprie abitudini di spesa personali non trova riscontro, nel senso che quando è ora di tirare la cinghia la spesa diminuisce in valore assoluto e non rispetto a un ipotetico aumento inerziale.

Perfino la spending review, che era stata venduta agli italiani come l’inizio di una dieta rigorosa per lo Stato, si è finora limitata al non certo ambizioso obiettivo di limare nel 2012 poco più di 4 miliardi di spesa su circa 300 che il ministro Giarda ritiene essere l’ammontare su cui si può lavorare (molto meno della metà del totale), e per il 2015 conta di ottenere una invarianza in valore nominale rispetto ai valori correnti. Come se una persona in forte sovrappeso iniziasse la dieta rinunciando a un caffè.

L’altra parola usata a sproposito è “crescita”. Tutti la invocano, esortando il governo ad agire, evidentemente ritenendo che la crescita dipenda da ciò che fa lo Stato. Non dico che nell’attuale situazione lo Stato non possa fare nulla per la crescita, ma la (ahimè) maggioranza di coloro che si riempiono la bocca di “crescita” vorrebbero un’azione governativa che, a mio parere, peggiorerebbe le cose, oltre a essere incompatibile con lo stato pietoso dei conti pubblici.

Più che “fare” qualcosa per la crescita, lo Stato dovrebbe iniziare a “smettere di fare” e dovrebbe “lasciar fare” a individui e imprese.

Dovrebbe, cioè, rimuovere i tanti ostacoli burocratici e fiscali che impediscono la crescita. Sentire ancora parlare di infrastrutture pubbliche come rimedio per la ripresa dell’economia è scoraggiante. E non è che ottenendo a livello europeo (come vorrebbe Monti) di far finta che il debito contratto per finanziare opere pubbliche non sia tale si ottenga anche il cambiamento della sostanza. Ma per gli statalisti più convinti c’è sempre la soluzione magica: prendere i soldi colpendo le grandi ricchezze. Paolo Ferrero è tra questi. Pur non essendo in possesso di grandi ricchezze, sono totalmente contrario all’atteggiamento di coloro che ritengono la tassazione ingiusta se tocca le proprie tasche e sacrosanta se la mano dello Stato si infila in quelle degli altri, generalmente indicati in coloro che percepiscono un reddito o posseggono un patrimonio superiore di un centesimo di euro al proprio. Non vedo perché avere una grande ricchezza quello dovrebbe essere il presupposto per essere bastonati fiscalmente più di quanto già avviene.

Voglio anche prescindere dalle croniche inefficienze e corruttele che storicamente si accompagnano all’intervento dello Stato in economia (in Italia e non solo). Anche volendo supporre di poter evitare inefficienze e corruttele, i problemi restano. Lo Stato non è onnisciente e non si può a priori affermare che utilizzerebbe le risorse in modo migliore rispetto ai legittimi proprietari delle stesse. Né ci si deve limitare a considerare le opere pubbliche realizzate e i posti di lavoro ad esse connessi.  Bastiat direbbe che queste cose sono ciò che si vede, mentre gli utilizzi alternativi di quelle risorse da parte dei legittimi proprietari e i posti di lavoro ad essi connessi sono ciò che non si vede. Nella migliore delle ipotesi sarebbe un gioco a somma zero. Ma, proprio perché lo Stato non è onnisciente (e solitamente non è neppure efficiente), il gioco risulta a somma negativa. Nella redistribuzione, infatti, una quota non insignificante viene assorbita da una burocrazia elefantiaca che, non a caso, è la prima nemica della semplificazione e dei tagli di spesa.

Ma stiamo pure tranquilli: sta iniziando la spending review…

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6 Comments

  1. michela.verdi says:

    E’ totalmente inutile discutere con chi non ha nemmeno i fondamenti della conoscenza economica. Non hanno imparato niente dal collasso dei Paesi comunisti e credono che la ricchezza piova dal cielo nelle mani di qualche eletto, da tosare. Più tasse e più spesa = MISERIA.

  2. pontenna says:

    Ferrero chi ?
    Quello che quando parla agita vorticosamente le mani nella speranza che quell’agitare estragga dal cervello idee inesistenti?
    Credo che come venditore non si guadagnerebbe neanche l’acqua dabere.

  3. Roberto says:

    Sono fermamente convinto che può fare più danno chi riporta in vita con articoli certi personaggi inutili ormai relegati all’oblio che l’assurda ideologia degli stessi.

  4. marco says:

    condivido tutto! ferrero non serve nemmeno commentarlo, e per fortuna è fuori dalle scatole. detto in parole semplici: siamo nella merda!

  5. Albert says:

    Che pirla, da buon comunista.

    • fabio ghidotti says:

      non è un comunista, è un piemontese. Quando l’unità d’italia (cosiddetta) è in pericolo, i piemontesi escono dallle fogne. Magari travestiti da comunisti per confondere le idee (e purtroppo ci riescono).

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