Cremona come Praga! Via i cartelli delle ideologie, nelle vetrine l’insegna della città

di STEFANIA PIAZZOcremona2

Cremona come Praga. Una città tornata in stato d’assedio sabato 24 gennaio da dopo la fine della guerra ma che si sveglia cercando di nuovo di essere padrona di se stessa. C’è un modo di fare politica che ragiona da sempre solo con le spranghe: il comunismo e il fascismo. Accanto alla violenza c’è la propaganda, il braccio intellettuale che sfrutta tutte le occasioni per accreditarsi. E Cremona, grazie alla sua delocalizzazione sociale rispetto alle altre città da decenni  vittime di guerriglia urbana, ora paga il conto del cattivo servizio degli altri. Della politica, per cominciare, che fa accordi con il nuovo fascismo e il nuovo comunismo, che si fa votare e porta in piazza, e li legittima, gli estremismi che la storia aveva punito.

Cremona come Praga. Le vetrine distrutte, una caserma dei vigili urbani assaltata, i negozi devastati, la calma e la tranquillità scontate spazzate via per sempre. è la violenza dello stupro delle ideologie.

Cremona come Praga. Un regime le voleva togliere le libertà, portare il terrore delle dittature del pensiero che si impongono solo con la violenza, la delazione, la menzogna. Il gulag. Che oggi è il coprifuoco per la paura di non tornare più a casa interi.

L’ideologia a Praga cercava consenso obbligando i commercianti ad esporre il cartello “Proletari di tutto il mondo unitevi”. La popolazione non aveva armi, ma esercitò il potere dei senza potere….

«Finché l’apparenza — scrive Vaclav Havel, ne Il potere dei senza potere — non viene messa a confronto con la realtà non sembra un’apparenza; finché la vita nella menzogna non viene messa a confronto con la vita nella verità manca un punto di riferimento che ne riveli la falsità. (…) l’ortolano non ha messo in pericolo la struttura del potere a causa della sua importanza “fisica” o del suo potere oggettivo, ma in quanto il suo gesto ha trasceso la sua persona, ha fatto luce intorno a sé», scriveva Havel.

Cosa fecero gli ortolani di Praga? Rimossero, tolsero dalle loro vetrine il cartello del regime. Spezzarono la catena della vergogna. Tolsero consenso a ciò che non era vero. Quanto è grande il potere dei senza potere! Fu l’inizio della rivoluzione che spense la dittatura. Non essere più obbligati a esporlo, significava essere opposizione. Avevano capito che togliere l’assenso della base, di cui il regime ha bisogno, significava la rottura dei loro equilibri. Di questo Cremona deve essere  consapevole.

Cremona alzi le proprie bandiere, porti nelle vetrine le insegne della città, l’identità della sua storia. Fortitudo mea in brachio, disse Zanen de la Bala, Giovanni Baldesio. Si difenda facendo opposizione alzando il simbolo di ciò che è. Non si rassegni, perché tanto ovunque è così. Passi dalla paura della rassegnazione,  che significa letteralmente abbassare l’insegna, al suo esatto opposto. L’insegna. Su i gonfaloni, mia Cremona.

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