Credito: imprese sempre a secco. Il calo di spread e tassi non serve

di CHRIS WILTON

Taglierà? Non taglierà? In attesa della decisione del board della Bce, per l’occasione in trasferta a Bratislava, su un’eventuale sforbiciata ai tassi d’interesse, da più parti si mette preventivamente in dubbio l’efficacia di una mossa ribassista dell’Eurotower. Anche alla luce del fatto che, nonostante l’azione estensiva messa in campo dalla Banca centrale (aste LTRO per prestiti agevolati alle banche), aziende e cittadini dell’Europa del sud non hanno assolutamente vissuto alcun tipo di ripresa. Insomma, la strategia non funziona. O meglio, funziona per l’abbassamento artificiale degli spread (attaverso gli acquisti delle banche finanziate a pioggia proprio dalla Bce) ma non ha rimesso in moto alcuno stimolo per le PMI e non ha attivato un meccanismo di trasmissione del credito per i cittadini dei Paesi cosiddetti periferici. Per Michael Gallagher, direttore del centro studi di IDEAglobal, se anche l’Eurotower deciderà per un taglio dei tassi, questa mossa si rivelerà troppo poco e troppo tardi: <Alla fine, tagliare di 25 punti base il costo del rifinanziamento è poca cosa e giunge con colpevole ritardo rispetto alla situazione attuale, non produrrà alcun tipo di ripresa nell’eurozona>. Per Gallagher, che fornisce previsioni e ricerche a banche d’affari ma anche a hedge funds, per far arrivare liquidità alle piccole e medie imprese serve altro: <Ci sono segnali che la Bce stia pensando a un programma di prestito ad hoc per le piccole e medie imprese. Questo è molto importante sul lungo termine, produrrà certamente risultati ma non è un game changer sul piano macro. Serve qualcosa di più radicale, o un’altro programma di aste LTRO o addirittura uno stimolo di allentamento quantitativo in stile Fed, solo questo porterà un po’ di ripresa in Europa>.

Questo per una ragione molto chiara ed evidente a tutti: l’asta di Btp di lunedì ha visto scendere i costi del finanziamento del debito italiano ai livelli di ottobre 2010 e anche i rendimenti dei bond spagnoli, irlandesi, francesi e portoghesi hanno conosciuto cali repentini nelle ultime settimane ma questo non si traduce in più agevole e più a buon mercato accesso al credito per le aziende. Insomma, le banche beneficiano del calo degli spread, vedendo aumentare il valore delle obbligazioni che hanno in portafoglio ma non prestano denaro alle Pmi, le quali continuano a combattere per un accesso al finanziamento che tassi così bassi dovrebbero invece rendere agevole. Il fatto che a certificarlo sia la Bce stessa, non rende meno grave il problema. Nel suo report della scorsa settimana, l’Eurotower parlava infatti a chiare lettere di <un grado di deterioramento della propensione al credito da parte delle banche che rimane significativo in parecchie nazioni dell’Europa periferica, soprattutto Grecia e Portogallo. Rispetto alla volontà delle banche di offrire un prestito nelle varie nazioni dell’eurozona, fatta eccezione delle Germania che fa registrare un +6%, notiamo infatti un generale deterioramento, soprattutto in Grecia (-46%), Spagna (-38%), Italia (-34%), Portogallo (-32%) e Olanda (-30%)>. Questo grafico ne è la conferma. Per Nicholas Spiro, capo della Spiro Sovereign Strategy, c’è una palese sconnessione tra il sentimento del mercato e l’economia reale: <Quando si parla di condizioni finanziarie, è soltanto il debito sovrano a beneficiare della percezione maggiormente favorevole che c’è sulla Spagna, ad esempio. I costi del finanziamento per aziende e cittadini restano a livello punitivo e ci dimostrano come il meccanismo di trasmissione stia ancora depotenziando la politica monetaria della Bce>. Più drastico nella sua ricetta, Norman Villamin, responsabile per l’Europa della banca privata Coutts, secondo cui l’unico modo per bypassare banche disfunzionali che non prestano denaro è un programma sullo stile del TARP della Fed (Troubled Assets Relief Program, programma messo a punto nel settembre del 2008 dal Tesoro statunitense e dalla Federal Reserve che vide il Treasury comprare asset “tossici” dagli istituti di credito per 700 miliardi di dollari, in cambio di partecipazioni sotto forma di azioni privilegiate e dell’impegno da parte degli istituti di restituire quanto ricevuto, ndr): <Il vero problema, infatti, è il disfunzionale sistema bancario, non l’assenza di liquidità. Partendo da questo assunto, l’unico modo che ha la Bce per dar vita a una politica davvero risolutiva è includere l’ipotesi di prestito diretto alle aziende oppure attraverso agenzie sovranazionali, come la Banca Europea per gli Investimenti, bypassando le banche. Se poi i responsabili dell’Ue si decideranno a muoversi con più decisione verso un’opzione TARP, allora offriranno davvero un catalizzatore in grado di innescare la ripresa>.

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One Comment

  1. Albert Nextein says:

    Mezzucci.
    Questi non hanno a disposizione che mezzucci, nel tentativo in malafede, di sistemare un qualcosa.

    Cosa fa una riduzione miserabile del genere?
    A che serve se le banche commerciali non prestano per paura e usano i soldi che Bce gli allunga per salvarsi la pellaccia insieme con gli stati sovrani?
    Ma che credono di fare, questi miserabili?

    Inchiodano l’economia in un loop negativo, secondo il mio modesto parere.
    Così non si va da alcuna parte.

    I governi nazionali, alla faccia di quei deficienti del sovrastato europeo, devono ridurre pesantemente tasse e spesa.
    Subito, senza attendere alcun benestare.
    Alla faccia della disciplina europea.

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