Le banche hanno molte colpe, ma ottenere credito non è un diritto

di MATTEO CORSINI

Da qualche giorno sul Sole 24 Ore si dibatte sulla necessità di aumentare il credito alle imprese, con la proposta di creare un veicolo (idealmente) privato capace di finanziarsi in Bce per un multiplo della dotazione di capitale proprio. Capaldo ha scritto: “Se ho bisogno di un prestito di 1.000 non mi puoi prestare solo 500 perché così non risolvo il mio problema… se i 1.000 di cui ho bisogno posso ragionevolmente rimborsarli solo tra 5 anni (pur pagando nel frattempo regolarmente gli interessi) non mi puoi offrire un prestito a 6-12 mesi con la promessa verbale di rinnovarlo, nel tempo, finché occorre… Occorre in particolare ripristinare, nel finanziamento d’impresa, la correlazione tra durata dei prestiti e probabile generazione di cassa della gestione”.

Come sempre in questi casi, l’idea di moltiplicare il pane e i pesci tramite il finanziamento da parte della banca centrale viene visto come panacea di (quasi) tutti i mali. Ovviamente partono anche accuse al sistema bancario, reo di aver attinto a 255 miliardi dalla Bce tramite le LTRO e di aver utilizzato oltre la metà di quella somma per comprare BTP, e la restante per sostituire altre forme di raccolta, senza aumentare il credito alle imprese.

Ci sarebbe più di un motivo per criticare le banche, anche col rischio di fare di tutta l’erba un fascio; quasi sempre, però, chi avanza le critiche usa argomenti erronei. Si potrebbe sostenere, ad esempio, che l’erogazione del credito sia spesso basata su considerazioni non propriamente legate al merito di chi chiede il prestito, facendo premio valutazioni di tipo relazionale in senso lato. Una modalità di conduzione degli affari piuttosto diffusa in Italia e perfino difesa da molti di coloro che poi criticano l’operato delle banche. Si potrebbe anche aggiungere che tali valutazioni influiscono non solo sulla quantità di credito erogato, ma anche sulle condizioni. Di osservazioni critiche potrebbero esserne fatte altre, ma non voglio dilungarmi su questo punto. Preferisco esprimere alcune considerazioni su ciò che trovo erroneo nelle osservazioni di Pellegrino Capaldo, che pure qualche esperienza in consigli di amministrazione di banche l’ha maturata.

In primo luogo, ottenere credito non è un diritto. Non credo dovrebbe essere chiarito, ma leggendo certe affermazioni pare sia necessario farlo. Né è un diritto ottenere tutto il credito di cui si ritiene di avere bisogno. Evidentemente si può chiedere un prestito presentando un progetto da finanziare, ma è diritto (dovere) di chi è chiamato a erogare il credito valutare il merito del richiedente e le condizioni quantitative e qualitative da applicare. Ed è indubbiamente vero che idealmente dovrebbe esserci “correlazione tra durata dei prestiti e probabile generazione di cassa della gestione”, ma occorre tenere sempre presente che una banca opera per cifre quasi mai inferiori al 90 per cento del proprio bilancio con somme raccolte da terzi, in prevalenza sotto forma di obbligazioni e di depositi. Soprattutto in quest’ultimo caso non si deve ritenere secondario il fatto che la disponibilità delle somme per il depositante sia per lo più a vista, rendendo sostanzialmente (anche se non legalmente) diversa da una transazione creditizia l’operazione di deposito a vista.

Sarebbe quindi fonte di instabilità (e storicamente lo è stata) una eccessiva trasformazione delle scadenze da parte delle banche, ossia la concessione di credito a medio lungo termine a fronte di raccolta a breve termine o, peggio ancora, a vista. Se si volesse un sistema bancario solido, i depositi a vista non dovrebbero essere utilizzati per erogare credito. Se, dunque, per erogare credito a medio lungo termine è idealmente necessario disporre di raccolta con scadenze analoghe (e più mezzi propri non farebbero male), non esistono molte alternative: o si raccoglie a lungo termine, con obbligazioni anche oltre i 5 anni, oppure si cartolarizzano i crediti o si emettono covered bond. Purtroppo per i fautori dell’aumento del credito questi due ultimi strumenti in tempi di crisi non sono utilizzabili con la stessa efficacia con cui lo erano prima del 2008.

D’altra parte, gli italiani hanno negli ultimi anni aumentato la quota di risparmi detenuti in strumenti a breve termine o liquidità, il che è coerente con la minore capacità di risparmio e la maggiore avversione al rischio. Ma se la durata media della raccolta diminuisce, non può non diminuire la durata media dei crediti, a meno che non si auspichi un aumento della instabilità del settore bancario. Per questo le banche hanno comprato BTP, prevalentemente di durata inferiore a 3 anni, con i soldi ottenuti dalla Bce nelle operazioni LTRO. Non dimenticando che nessuno, al Tesoro o alla Banca d’Italia, si è lamentato per questa allocazione dei fondi ottenuti dalla Bce (anzi). E non dimenticando neppure che le regole che stabiliscono i requisiti patrimoniali per le banche non le scrivono le stesse banche, bensì le autorità di vigilanza. Se 100 euro di BTP possono essere finanziati per intero, ossia senza dover accantonare mezzi propri, mentre 100 euro concessi come prestito al signor Rossi o alla sua azienda richiedono un accantonamento di mezzi propri attorno a 8 euro, è evidente che una banca cerchi di impiegare il denaro nel modo che ritiene più conveniente e meno costoso da finanziare.

Last, but not least, negli anni precedenti la crisi il sistema bancario italiano ha impiegato circa 300 miliardi più di quanto raccolto sul mercato domestico. Quei 300 miliardi erano reperiti sul mercato internazionale, i cui rubinetti si sono chiusi con l’inizio della crisi e tali sono ancora oggi, sostanzialmente. Per anni il Pil nominale dell’Italia cresceva dell’1-2 per cento e il credito aumentava a doppia cifra. Nessuno di quelli che oggi si lamentano in quegli anni criticava l’eccesso di credito erogato o, peggio ancora, la non impeccabile selezione dei debitori. Oggi se ne pagano le conseguenze e sarebbe bene tenerne conto quando si commenta il pur criticabile operato delle banche.

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8 Comments

  1. EFEX says:

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  2. Marco Mercanzin says:

    Non sono l’avvocato di Corsini, ma capire come funziona il sistema bancario e’ fondamentale.
    Le banche sono aziende, e sono molto condizionate dal sistema che sta sopra di loro.
    La capacità di emettere credito dipende da molti fattori indipendenti dalla loro volontà. Sopratutto dopo gli accordi di Basilea.
    Logico che anche nel sistema bancario esiste l’inciucio e la discrezionalità, ma se qualcuno di voi ricorda, i vincoli all’emissione di credito che ora molti criticano, prima del 2000 erano la normalità : personalmente, nel 98, per un fido collaterale di soli 30.000.000 di vecchie lire, ho dovuto porre in garanzia un asset da 250.000.000, e lo stesso valeva per i mutui casa, al massimo arrivavano al 60/70% del valore immobiliare.
    Mentre dal 2000 in poi, causa la bolla del credito , ti finanziavano il 110% del costo, così ti pagavi anche il rogito.
    Quindi, al netto delle discrezionalità colpevoli delle banche, esiste comunque un rischio imprenditoriale da parte delle banche, che permette ad esse solo un tot di sofferenze.
    Pena l’intervento della banca d’Italia.
    Poi esistono i casi tipo monte paschi: e qui entra in campo la politica e la commistione fra controllori e controllati, ma qui siamo nel campo del penale più che nel discorso bancario.
    Oppure sarebbe utile analizzare i casi di anatocismo perpetrati a ripetizione, sui quali pesa un vuoto legislativo e quindi una discrezionalità dei giudici da far rabbrividire.
    Ma anche qui, purtroppo si cade nella commistione fra controllori e controllati, che lascia spazio a tragedie incommensurabili.
    Ma il fondamento dell’articolo di Corsini e’ corretto.
    I numeri sono quelli.

  3. Marco Mercanzin says:

    Ottimo articolo.
    Sfata molti luoghi comuni sulle banche, come nel caso della quasi costrizione all’aquisto di titoli di stato.
    Anche perché la crisi di liquidità non dipende tanto dalle erogazioni delle banche, ma dalla disoccupazione e dal calo di domanda interna che inaridisce l’economia e quindi i fatturati delle aziende, causato da perdita di competitività.
    D’altra parte non ci si può lamentare quando le banche fanno i mutui casa agli immigrati con la prima busta paga, causando la bolla edilizia, e quando finalmente smettono, piangere per la scarsità del credito.

  4. oppio49 says:

    “Evidentemente si può chiedere un prestito presentando un progetto da finanziare, ma è diritto (dovere) di chi è chiamato a erogare il credito valutare il merito del richiedente e le condizioni quantitative e qualitative da applicare”
    Bhè io non so che mestiere faccia il sig. Matteo Corsini ma, nel mondo reale della piccola impresa dei progetti alle banche non gliene frega nulla, anzi, se vai a chiedere soldi per un progetto stai sicuro che non lo prendono nemmeno in considerazione a meno che tu non offra garanzie almeno doppie della somma che vai a richiedere. Caro Orsini, so che non è bello metterla sul piano personale ma ti porto ad esempio il mio caso. Ho una piccola impresa artigiana che produce pale eoliche (ed in questo settore si prevede uno sviluppo duraturo per i prossimi 10 anni), ho ordini, da aziende sane che pagano puntualmente, per i prossimi due anni e, ovviamente, ho bisogno di scontare le fatture. A fronte della richiesta che ho avanzato mi hanno chiesto un’ipoteca su di una proprietà oltre alla garanzia, di metà dell’importo, rilasciata da una cooperativa di garanzia fidi e, il funzionario non mi ha nemmeno detto che è sicuro che la richiesta venga accolta. Le banche, ad oggi, non ho capito che mestiere fanno ma certamente non operano nel settore del credito. sono troppo impegnate ad inculare la gente con i loro prodotti derivati, con la carta straccia e la finanza irreale del cosidetto mondo finanziario. A proposito, come si spiega che il denaro che il grande falsario Draghi stampa a fronte di niente venga venduto alle banche al tasso dello 0,75% mentre i tassi applicati per gli impieghi superano il 7%?. Caro Corsini, il credito non sarà un diritto ma se un’azienda fa come mestiere la banca “deve” concedere il credito altrimenti è socialmente inutile quando non è dannosa. PMS docet

  5. fuck the statalist system says:

    I grandi banchieri sono nemici parassitari della libertà,vivono alle spalle degli altri controllando il denaro,quindi l’economia e quindi in collaborazione con gli alti burocrati la politica.

  6. Le banche italiane operano a favore degli amici e degli amici degli amici interessi ridicoli, salvo caricare il resto degli interessi a chi chiede un prestito e non ha santi in paradiso.
    Italiani, i soliti furbi e raccomandati che ottengono favori a discapito dei soliti poveri cristi.

  7. Dan says:

    Il credito non sarà un diritto ma visto e considerato che queste farabutte di banche si stanno pagando i loro debiti, le loro speculazioni con i nostri soldi, con il nostro lavoro e con le nostre pensioni, mi sa tanto che il parere sarà destinato a cambiare.

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