Credere nel “Sapere”, da Harvard un esempio agli indipendentisti

di PAOLO L. BERNARDINI

Se vale la vecchia massima, “non dare all’affamato il pane, ma insegnagli a coltivare il grano”, nelle sue infinite varianti, “non dargli un pesce, ma insegnagli a pescare…”,  e via così, non possiamo che guardare con ammirazione a quel che è appena accaduto a Harvard. Che cosa? Un filantropo ha donato la bella cifra di 150 milioni di dollari al prestigioso ateneo del Massachussetts. Si tratta del maggior dono di un privato nella storia di Harvard. E probabilmente nella storia di tutte le università americane e forse del mondo. In un momento di crisi, anche e soprattutto per gli USA, schiacciati da un debito pubblico immane e da una serie di crisi locali mostruose (Detroit, solo una…) una notizia come questa sembra destinata a suscitare eco infinita, e naturalmente, si spera, imitatori. Eccola qui, come riportata dal sito dell’ateneo di Cambridge: LEGGI QUI.

Kenneth Griffin, probabili origini irlandesi, laureato a Harvard nel 1989, non è un nome ignoto, tutt’altro. E’ il fondatore di “Citadel”, un colosso finanziario. Certamente, si possono avanzare critiche agli “hedge funds”, e comunque la grossa compagnia finanziaria basata a Chicago attualmente gestisce circa 14 miliardi di dollari, dai 20 che gestiva al suo massimo splendore. Lo stesso Griffin ha un patrimonio personale stimato in 3 miliardi dollari.  E tuttavia non possiamo che riconoscere un gesto importante, perché, nelle intenzioni di Griffin, gran parte del denaro dovrà essere utilizzato in borse di studio per gli studenti maggiormente meritevoli. Sappiamo che la maggioranza degli studenti di Harvard può studiare in tale ateneo grazie a borse di studio, dal momento che la retta si aggira sui 50,000 dollari annui. E non tutti gli americani – non ostante gli americanisti di sinistra, dalla storia e dalla vita sinistrati, in Italia, credano che sia così – sono Griffin o affini.

Credere nel sapere, la miglior cosa che si possa fare. Credere in un sistema di merito, in un ateneo di eccellenza, in una vita migliore attraverso lo studio e la preparazione. Non tutti diventeranno come Griffin, ma molti cambieranno il destino del mondo, dopo aver cambiato il proprio, divenendo persone istruite e consapevoli. Purtroppo in Europa simili donazioni sono un’utopia, anche se ricordo la donazione che il fondatore e CEO di Adecco fece anni fa alla Jacobs (International) University di Brema, che infatti ora porta il suo nome: guarda qui. Un piccolo ateneo d’eccellenza in una bellissima città che uno dei baluardi della Lega Anseatica.

Sarebbe bello che nella Lombardia e nel Veneto liberi del futuro, vi fossero simili manifestazioni di intelligente generosità. Certamente ora i ricchi che potrebbero fare operazioni del genere sono ridotti a pochi, e sicuramente non sono interessati alla cosa. Ma non dubito che in futuro, persone abbienti, penso a Berlusconi e alla sua famiglia, ma non solo a lui, possano contribuire in questa maniera decisiva al rilancio del sapere, il miglior investimento possibile. Penso con gioia a tutti i giovani di talento ma di scarse risorse finanziarie che grazie al dono del signor Griffin potranno accedere ad un’istruzione di eccellenza, per poi, come sognano gli americani, “cambiare il mondo”, in bene, o cercare di farlo, almeno.

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8 Comments

  1. Quanti Griffin sarebbero disposti a buttare soldi propri in una università pubblica USA o italiana?
    Penso nessuno.
    La prima garanzia di buon uso di quei fondi la può offrire solo un’organizzazione scolastica privata.

  2. Giancarlo says:

    Leggere di Berlusconi che potrebbe donare borse di studio ai meritevoli è la più grande assurdità mai letta finora….

    Grazie per avermi fatto ridere stamattina ne avevo bisogno 🙂

    • Non vedo perche’ non dovrebbe farlo…o potrebbe farlo…se non lo fa lui, chi ce li ha tutti quei soldi? Comunque sono lieto di far ridere qualcuno, visto che leggendo il resto, sullo sfascio immondo di ITA, non c’e’ che da piangere…

  3. Indubbiamente, caro Giacomo, io spero infatti che tale generosita’ venga esercitata nelle repubbliche italiane del futuro, Veneto, Lombardia, Sardegna…

  4. Caro Paolo, difficile avvertire la stessa tensione ideale nei confronti di una “università statale” gestita cinicamente da dinastie di baroni, passacarte e tagliagole di ogni genere, interessati a occupare minuscoli coriandoli di potere alla prima opportunità. Ci vuole più che una rivoluzione per riprodurre da noi certi stati d’animo.

    • Alessandro says:

      Il grande, grandissimo scrittore troinese Guido Ceronetti definiva le università italiane “palestre di violenza”. Come non condividere l”auspicio del prof. Bernardini? E sperare, però, che gli eventuali donatori siano molto ben consigliati e selezionino con cura gli atenei cui rivolgere le loro attenzioni.

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