PIEMONTE, COTA FA LA CONTA: CHI LASCERA’?

di REDAZIONE

Il governatore vuole portare in giunta il consigliere decaduto Molinari. Vittime sacrificali: Maccanti, Quaglia e Sacchetto. Ma il Pdl potrebbe approfittarne per chiedere un rimpasto più corposo

Ambarabà ciccì coccò, son tre assessori sul comò. A chi toccherà lasciare il posto in giunta per far spazio a Riccardo Molinari, l’ex consigliere regionale del Carroccio dichiarato decaduto, perché “ineleggibile”, dalla Cassazione? Il governatore lo vuole nella sua squadra ma non ha ancora deciso a chi chiederà di sacrificarsi. Al momento le ipotesi sono tre. La più semplice prevede il passaggio di testimone, con deleghe inalterate, tra il giovane esponente leghista alessandrino e Elena Maccanti, attuale addetta ai rapporti con il Consiglio regionale e longa manus del presidente nel sottogoverno. Si tratterebbe di un passo indietro, ma non di un salto nel vuoto: la Maccanti ha il paracadute elettorale e potrebbe agevolmente sostituire a sua volta il collega alla vicepresidenza di Palazzo Lascaris.

Il secondo scenario coinvolge invece Giovanna Quaglia, la titolare del Bilancio. In questo caso, se spettasse a lei fare il beau gest, per non lasciarla a spasso qualche suo compagno di partito e di giunta, eletto nel listino, dovrebbe dimettersi da consigliere. In tal modo, attraverso la ripartizione a quoziente regionale, per la Quaglia, sebbene ad Asti la Lega non abbia ottenute il quorum, si aprirebbe il portone di via Alfieri. Ma la prospettiva di sollevare colei che in questo difficile avvio della legislatura ha saputo tener duro ed è riuscita a difendere la cassa di piazza Castello dall’assalto alla diligenza degli assessori big spender, non convince del tutto neppure Roberto Cota.

Sarebbe meno indolore privarsi di Claudio Sacchetto, assessore all’Agricoltura, al centro di numerose polemiche (dalle quote latte al referendum sulla caccia) con le opposizioni e non del tutto amato neppure da qualche settore della maggioranza. L’agronomo cuneese ha lo scranno assicurato nel parlamentino piemontese, dove è approdato con ben 11.756 voti di preferenza, e quindi potrebbe rispondere “obbedisco” senza troppi patemi d’animo all’eventuale ordine del governatur.

Il vero problema è che anche il solo passaggio di consegne rischia di riaprire la questione del rimpasto, chiesto a più riprese dall’alleato pidiellino dopo il siluramento di Caterina Ferrero, e finora accantonato abbastanza agevolmente da Cota. Il coordinatore dei berlusconiani Enzo Ghigo avrebbe intimato (alle sue maniere, ovviamente) l’aut-aut: o entra uno dei nostri o non se ne fa nulla. Ed anche sull’identità del “nostro” si aprirebbe la bagarre interna: la componente “lealista” con i vertici di corso Vittorio preme perla promozione di Luca Pedrale, l’area “dissidente” dei sette più bonsignoriani rivendica a sé l’eventuale posto in più.

FONTE ORIGINALE: http://www.lospiffero.com/buco-della-serratura/regionecota-fa-la-conta-a-chi-tocca-uscire-3022.html

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One Comment

  1. floriano says:

    ECO VE PRESENTO EL GATO E A VOLPE DèA POITICA DEL, QUARA QUAQUA, QUEI Cà VòL SALVAR I-TAG-LIA E INTANTO LORI I SINGRASA DE PANXA E DE SCHEI.

    IN TèA FOTO A MANCA SòEO PINOCHIO E CHEL MONA DEL BOSSI E SèMO A POSTO.

    CO’PEVE LADRI

    W SAN MARCO

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