CASA PAGATA A CALDEROLI, LA DIFESA DEI LEGHISTI

di GIANMARCO LUCCHI

 

BOSSI: NON SAPEVO DEL DOSSIER SU MARONI 

Sapeva del dossier su Maroni? «No», così ha risposto Umberto Bossi a una domanda di un cronista al suo arrivo stasera ad Alessandria.  «Se lo chiedevano a me – ha aggiunto Bossi a proposito del dossier di Maroni – facevano prima perchè io sapevo che Maroni ha la barca, sapevo anche dove l’aveva, l’aveva sistemata in Sicilia». «Non penso, spero di no»: così sempre Bossi ad una domanda su eventuali dossier su altre persone. «Spero che il cinematografo finisca presto, è solo un film». «Non lo so». Così il Senatur ha risposto a una domanda sulla sua possibile candidatura alla guida della Lega. «Di certo il nord non verrà sconfitto dai poteri romani con l’aiuto della mafia calabrese». Così Umberto Bossi ad Alessandria. «Cercano di annichilirci, il momento è difficile, dobbiamo essere forti, non dobbiamo inginocchiarci. La nostra gente se vuole vince la partita». «È stata espulsa dal consiglio federale, non voglio commentare». Così Umberto Bossi ad una domanda su Rosi Mauro.

«Il momento non è dei migliori, a momenti c’è da vergognarsi. La partita è difficile ma non è finita». Lo ha detto Umberto Bossi al comizio per il candidato a sindaco di Alessandria Roberto Sarti. «La partita da giocare è difficile, ma la nostra gente è abituata a vincere», ha aggiunto raccogliendo applausi. 

 

 

Con i soldi della Lega Nord veniva pagato l’affitto di casa dell’ex ministro Roberto Calderoli. È quanto emerso dagli atti sequestrati ed esaminati dai carabinieri del Noe di Roma. A quanto si è appreso, veniva pagato un fitto di 2.200 euro mensili per un appartamento in via Ugo Bassi al Gianicolo. Le indagini sono state svolte nell’ambito del filone d’inchiesta sulla Lega condotto dai pm di Napoli Curcio, Piscitelli e Woodcock, coordinati dal procuratore aggiunto Greco. I carabinieri del Noe hanno interrogato il proprietario dell’appartamento che avrebbe confermato la circostanza. 

CALDEROLI SI DIFENDE: «Siamo all’incredibile. Si viene infangati per aver fatto il proprio dovere, per aver lavorato e tanto! E tutto questo senza aver mai preso un euro di stipendio, per aver lavorato sette giorni su sette, tutte le settimane dell’anno!». Lo dice Roberto Calderoli, a proposito degli ultimi particolari su di lui emersi dagli atti sequestrati dai carabinieri del Noe di Roma. «Mi si infanga per aver avuto in dotazione da parte del movimento una casa-ufficio dal costo di 2200 euro al mese, quando io ne verso mensilmente 3000 di euro alla Lega Nord -prosegue l’ex ministro-. Come ho già spiegato nelle scorse settimane da 10 anni svolgo l’incarico di coordinatore delle segreterie nazionali della Lega nord, incarico che mi ha portato a lavorare quasi sette giorni alla settimana, tutte le settimane dell’anno, feste, sabati e domeniche compresi, con una media di quasi 100mila km l’anno, girando in lungo e in largo su tutto il territorio nazionale». Calderoli specifica ancora: «Per questo mio lavoro non ho mai percepito un’indennità e per anni il movimento mi ha soltanto riconosciuto un rimborso per le spese sostenute, rimborso che è stato costantemente e totalmente devoluto al movimento stesso. Da un anno e mezzo la Lega nord ha sottoscritto un contratto di affitto per un appartamento a Roma che è stato dato in uso a me, come mia residenza e mio ufficio dove poter incontrare, anche riservatamente, i vertici del movimento e delle altre forze politiche». L’esponente della Lega prosegue: «Buona parte dei decreti delegati del Federalismo fiscale sono stati studiati e partoriti in quella sede. Io a Roma non ho fatto semplicemente il lavoro di senatore o quello di ministro, o meglio per quattro ministri avendo avuto anche le loro deleghe, ma ho dovuto svolgere al meglio quanto mi era richiesto dal movimento ovvero il coordinamento delle stesso nelle sedi istituzionali della capitale, i rapporti con le altre forze politiche, il ruolo di portavoce del movimento in seno al governo, oltre a qualunque altra iniziativa delegatami da Umberto Bossi per l’attività ed il bene del movimento». «Al netto di tutto questo, a fronte di questi accordi sottoscritti con il movimento, ho beneficiato di uno strumento di lavoro, ma verso 3000 euro mensili al partito e mi faccio carico delle spese che sostengo in qualità di coordinatore del movimento -conclude Calderoli-. Tutto quanto da me dichiarato è assolutamente circostanziato e dimostrabile e tutto questo è noto anche l’attuale segretario amministrativo della Lega nord».

STEFANI: CALDEROLI UN ESEMPIO. CONTRO LUI VILE ATTACCO

«Esprimo tutta la mia solidarietà e stima a Roberto Calderoli per il vile attacco di cui è stato fatto oggetto. Sarei disposto a mettere la mano sul fuoco sull’onestà e la trasparenza di Calderoli, un esempio per tutti per il suo attaccamento alla Lega e per l’impegno che da sempre mette nel suo lavoro, sia sul territorio che in Parlamento». Lo afferma il segretario amministrativo della Lega Stefano Stefani.

LEONI: QUANTO VELENO. SCANDALOSO ATTACCO A CALDEROLI

«Quanto veleno sulla Lega e sui suoi dirigenti. E scandaloso vedere come attaccano Calderoli su una questione su cui non c’è proprio nulla su cui speculare: Calderoli è uno che lavora tanto, è sempre presente sia sul territorio che nelle sedi istituzionali di Roma, ed è giusto che il movimento gliela riconosca, anche concretamente, e lo sostenga in ogni modo possibile». Così il co-fondatore della Lega Nord, Giuseppe Leoni sulle notizie riguardo la casa romana dove risiede Roberto Calderoli.

COTA, IL CERCHIOBOTTISTA SU CUI SI ADDENSANO NUVOLE

In attesa di capire se a breve ci sarà l’atteso in contro fra Bossi e Maroni, che rischia di essere uno scontro finale dopo la pesante incazzatura dell’ex ministro per la storia del dossier su di lui (e su alcuni parlamentari a lui particolarmente vicini) di cui Umberto sapeva (e forse ha addirittura approvato), nelle viscere del Carroccio si avverte soffiare una certa aria di resa dei conti anche verso il governatore del Piemonte, Roberto Cota, finora abile a tenersi lontano dal fuoco che può bruciare. Ma la figura fatta martedì sera a Ballarò non è passata inosservata e adesso su di lui si starebbero addensando le nubi portatrici di temporale. Alla trasmissione di Floris Cota è andato sostenendo che Belsito si era appropriato di soldi della Lega per acquistare oro e diamanti e che dunque il Carroccio era “parte lesa”. Peccato sia stato smentito poche ore dopo col la notizia che i preziosi erano stati un investimento del partito… Insomma, uno scivolone di un Cota che è cominciato ad apparire meno sicuro del solito, forse perché ha cominciato a capire che il suo tentativo di accreditarsi come possibile segretario federale è destinato a un probabile magro risultato.

Per tentare la scalata a via Bellerio, magari appoggiato dagli altri due Roberti, Calderoli e Castelli, mai troppo amici e parecchio invidiosi dell’altro Roberto, Maroni, Cota stava cercando di spingere al massimo la sua principale qualità, quella di essere un gran “cerchiobottista”. “Più che un cerchista è un cerchiobottista” ha sibilato un parlamentare lumbard che in passato ha condiviso con il governatore la direzione del gruppo leghista di Montecitorio, osservando le repentine manovre di sganciamento dal “cerchio magico” bossiano. Ma tutti conoscono come fosse legato a doppio filo a Bossi e soprattutto al Trota, grazie al quale si era mantenuto nell’ambito dei cerchisti nonostante, al momento della sua elezione in Piemonte, Reguzzoni, Mauro e Bricolo avessero cercato di escluderlo dal “cerchio magico”.

Che anche per lui stia maturando il momento cruciale dipende anche da un fatto non secondario per gli equilibri futuri del Carroccio. Cota, infatti, fa parte del consiglio di amministrazione dell’Editoriale Nord, la cooperativa che edita il quotidiano la Padania, dove presidente è Federico Bricolo, e dove il piemontese, insieme all’epurata Rosi Mauro, finora hanno assicurato la maggioranza ai cerchisti. Tra l’altro proprio Cota, grazie ai buoni rapporti con la Fiat aveva patrocinato l’affidamento a Pk-Publikompass, la concessionaria de La Stampa, della raccolta pubblicitaria del giornale leghista: una parentesi non troppo fortunata se, dopo pochi mesi,  il contratto è stato stracciato e si è tornati a fare tutto in casa. E Cota, insieme alla Mauro e a Bricolo, sono stati gli artefici della scelta del direttore, Stefania Piazzo, una scelta marchiata “cerchio magico” in una redazione costretta ai contratti di solidarietà per via dei conti sempre in rosso  (nonostante circa 4 milioni annui di finanziamento pubblico). E c’è chi pronostica un’imminente resa dei conti pure nella palazzina di via Bellerio che ospita il giornale.

PINI AFFRONTATOA MUSO DURO DA DOZZO IN TRANSATLANTICO

Momenti di tensione in Transatlantico tra i deputati della Lega, dopo l’attacco di Gianluca Pini all’ex capogruppo Marco Reguzzoni. Tra i ‘lumbard’ volano parolacce ed occhiatacce davanti ai cronisti. Il capogruppo del Carroccio alla Camera, Gianpaolo Dozzo, legge sul cellulare le parole di Pini su Reguzzoni e parte in quarta alla ricerca del deputato romagnolo per un ‘chiarimentò. Anche Manuela Dal Lago, membro del triumvirato che regge il partito lumbard, legge l’agenzia e resta senza parole. Si mette subito al telefono per contattare Pini e si lascia sfuggire: «È un testa di cazzo…», registrato dai taccuini dei giornalisti. Dozzo, invece, trova Pini in Transatlantico. «Che cazzo hai fatto?», gli dice prima di portarlo in cortile dove lo affronta a muso duro. Evidentemente il capogruppo leghista teme che le spaccature interne possano indebolire l’immagine del Carroccio già alle prese con le inchieste sui fondi di partito. Pini regge il colpo e pare rispondere al capogruppo con decisione. I due parlano per una decina di minuti su una panchina per non essere ascoltati. Alla fine Dozzo rientra in Transatlantico, dove ad attenderlo ci sono i cronisti. «Era un pò nervoso con Pini», gli viene detto. «No – replica Dozzo – È il mio carattere un pò esuberante». Intanto, a Montecitorio si avverte una crescente tensione tra i deputati del Carroccio con ‘maronianì e ‘cerchistì che ormai sembrano anche fisicamente divisi in due gruppi.

«Quando scopro che il mio ex capogruppo ha speso in un anno 90mila euro con la carta di credito del gruppo qualcuno mi deve giustificare come cavolo son stati spesi». Lo ha detto il deputato leghista Gianluca Pini a Omnibus su La7, senza fare il nome di Marco Reguzzoni, ultimo capogruppo prima dell’attuale Gianpaolo Dozzo.  «La certificazione del bilancio – ha evidenziato il parlamentare del Carroccio – non va ad analizzare ogni singola pezza giustificativa. Il problema vero è dare una risposta seria a quello che si è evidenziato come un malcostume diffusissimo. Che non è solo sul finanziamento pubblico legato ai rimborsi elettorali: è anche sull’utilizzo che ne fanno i gruppi parlamentari». «Quando scopro – ha accusato – che il mio ex capogruppo ha speso in un anno 90mila euro con la carta di credito del gruppo qualcuno mi deve giustificare come cavolo son stati spesi».

REGUZZONI: FANGO SU DI ME. iL SALDO DEL GRUPPO AMMONTA A 2 MILIONI DI EURO

«La gestione dei soldi del Gruppo alla Camera è stata sempre virtuosa sotto ogni punto di vista. Mi spiace che Pini per soddisfare un suo rancore personale voglia sollevare il mio nome che, se non lo avesse notato, non è mai stato coinvolto in nulla di quello che sta accadendo in questi giorni». Lo dichiara in una nota il deputato della Lega Nord, Marco Reguzzoni che allega il saldo del gruppo del giorno delle sue dimissioni da capogruppo e che «ammonta ad euro 2.031.156,82».

«Le spese effettuate dal Gruppo – dice Reguzzoni nella nota – sono riconducibili tutte e soltanto ad attività politiche derivanti dalle esigenze del Gruppo. L’importo complessivo delle spese della presidenza (i 90 mila euro citati per il 2011) tiene conto di molte esigenze, tutte documentabili, trasparenti e perfettamente motivate e solo in parte effettuate con la carta di credito in mia dotazione come capogruppo. Per i quasi due anni di durata del mio mandato l’importo complessivo delle spese della carta di credito è di circa 55mila euro (in due anni e non solo nel 2011) cifra che tiene conto, e cito a memoria, degli acquisti effettuati on-line per i quali era necessario o maggiormente economico utilizzare una carta di credito, degli abbonamenti di quotidiani, degli acquisti di materiale informatico». «La gestione – sottolinea l’ex capogruppo – è sempre stata virtuosa e trasparente, testimoniata dall’entità delle cifre lasciate sul conto corrente o investite in titoli a reddito fisso, che ammontano a circa 2 milioni di euro (vedasi i saldi allegati) e che sono stato contento di lasciare a disposizione del mio successore in vista della campagna elettorale dell’anno prossimo». «Non ho mai attaccato nessuno all’interno della Lega – prosegue Reguzzoni – e mi dispiace che Pini ed altri colleghi vogliano tentare di screditare chi ha sempre dimostrato nella vita di essere corretto. Si vuole tentare maldestramente di infangarmi utilizzando il nulla, forse anche per coprire i seri problemi di altri». «Si allegano alla presente i saldi (relativi al giorno delle dismissioni da capogruppo dell’onorevole Marco Reguzzoni) dei tre soli conti correnti intestati al Gruppo della Lega Nord Padania e del deposito titoli ad essi collegato. Sommando gli importi ed esclusi la cassa per le piccole spese (circa 3mila euro) e gli interessi maturati sui titoli in deposito, il saldo ammonta ad euro 2.031.156,82».

STUCCHI: FESTA 70 ANNI DI BOSSI PAGATA CON I SOLDI DELLA CAMERA? SI, NO, FORSE

Come sono stati spesi i 90mila euro di cui oggi il deputato leghista Gianluca Pini ha chiesto conto all’ex capogruppo Marco Reguzzoni? «Dietro una questione di poco conto, se paragonata a diamanti e lingotti, potrebbe nascondersi l’ennesimo utilizzo discutibile dei fondi pubblici da parte del Carroccio», scrive La Discussione che domani pubblica una intervista al deputato bergamasco Giacomo Stucchi il quale spiega che «i conti tornerebbero facilmente se, ad esempio, venissimo a sapere che l’ex capogruppo ha usato quei soldi per pagare la cena di festeggiamento dei settant’anni di Umberto Bossi». Un evento al quale «avrebbero partecipato almeno un centinaio tra deputati, senatori e collaboratori del segretario e del nostro gruppo. Mi sembrerebbe più che logico – afferma Stucchi – che una parte rilevante di quei 90mila euro se ne sia andata per offrire quella serata».

«Non ho assolutamente asserito che la cena per festeggiare il 70 compleanno di Umberto Bossi sia stata pagata dall’allora presidente Marco Reguzzoni con i fondi del gruppo parlamentare. Non avere escluso tra le tante ipotesi possibili l’utilizzo dei fondi del gruppo per tale occasione, rappresenta una mia inesattezza che ha ingenerato conclusioni errate, circa il pensiero da me espresso ». Lo precisa il deputato della Lega Giacomo Stucchi in una nota a proposito della sua intervista a La Discussione che ne aveva diffuso una anticipazione.

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15 Comments

  1. max says:

    La battaglia dei soldi è storia nella lega a pari merito con il noto leccaculismo dei vari ras di quartiere che tengono a bada con promesse da marinaio chiunque faccia o porti acqua al loro mulino,chi sono i soliti noti il cerchio originale cioè nell’ordine Bossi-Calderoli-Maroni-Castelli-Speroni,ma l’ultimo è impegnato a correre a 300km/h con la sua nissan e a fare il balio del figlio e del fratello di bossi,loro sono gli unici inossidabili sempre presenti,gli altri sono comprimari che si spostano o spostano la lingua dove fa più comodo al loro interesse,certamente non dalla parte dei cittadini e nemmeno dei loro elettori,infatti la serata di Bergamo è l’ennesima buffonata degna della lega,tante parole inutili per non cambiare niente.Metà o forse più di quelli sul palco andrebbero mandati a casa proprio per incapacità conclamata e disonestà ma nei confronti di tanti voti e di niente in cambio solo tasse tasse e ancora tasse.

  2. Miki says:

    Hai capito il baffetto barbaro Maroni…..!!?!! Barche, yacht, ville romane, portavoci, amanti, tangenti dalla Libia…. M non era la Rosy Mauro il male del partito…??? Ah ahah! Chi la fa l’aspetti…. Cacciarle il baffetto dalla Lega!

  3. lorenzo says:

    Ormai si sa che la lega e´finita ma perche´i PM indagano solo la lega? Inizino a indagare subito tutti gli altri partiti e vedrete che nessuno ne uscira´pulito. Non si dovrebbe piu´andare a votare per nessuno. Si dovrebbe chiedere tutti il ritiro di Monti e la sua conbriccola di banchieri e finanzieri che ci stanno annientando senza nemmeno una speranza di miglioramento. Basta pagare le tasse. Meglio uscire dall´euro ora che essere cacciati domani. Non paghiamo piú i deb iti non paghiamo l IMU ….

  4. Ferruccio says:

    Per favore non infanghiamo il Calderolo….

    La sig.a Marrone e il Bossi potrebbero arrabbiarsi…

    E’ stato inserito nel triumvirato per tutelare gli interessi della Sacra Famiglia…..dall’assalto dei Barbari Rampicanti

  5. Miki says:

    Ah pero’…..! 57 milioni di euro dalla Libia x il baffetto (che similitudine con l’altro baffo D’Alema…)….!! Interessante… 4 mega barche in Sicilia….. La portavoce calabrese che guadagna 250 mila euro l’anno (pagata con quali soldi….???)…. Il suo barbaro sognatore Pini indagato….. Interessante…. “Pulizia, pulizia, pulizia…!!!”

  6. Miki says:

    Maroni Giuda, barcaiolo, traditore, peggio di Fini!! Lui e quel fascista-“chiaccherato” di Tosi” sono la rovina della Lega!

  7. Miki says:

    Pini, barbaro sognatore maroniano indagato. Subito dimissioni!!!

  8. Marco B says:

    Ehm… purtroppo (per noi piemontesi) COta governa il Piemonte, non il Veneto….

  9. livolsi says:

    No ma la Piazzo piace tantissimo a Giorgetti che è un suo estimatore fin dai tempi della scuola. Quindi tutto ok!

  10. ribes says:

    Va bene i cerchiobottisti, ok. Si sa che fine faranno. Ma iinvece i PANCIAFICHSTI? Ovvero quelli che saltando qui e là si sono riempiti la pancia di fichi, ovvero bei posticini pubblici ben pagari, come ad esempio in Rai e adesso stan ben nascosti, facendo dimenticare o cercando di far dimenticare le loro amicizie e il loro passato, aspettando gli eventi per poi saltar fuori? Che fine faranno i grassi panciafichisti? Mah?

  11. elveciorecio says:

    Cota xe beo, bei oci, bel soriso timidoso e bifido, oci languidi e trasversi, xe un omo morbidoso e anguiloso, scivolosamente beo e tumido. Me disi che xe albanese? No so, xe beo, tumido e sornione…

  12. beverina says:

    Cota è nel cerchio degli ospiti fissi di Rai Parlamento….quindi su di lui è già caduta la fortuna cieca…..destino sicuro.

  13. gilberto says:

    Il vero emergente è Carcano, detto SuperCarcano il più grande di tutti, una luce nella bufera, una intelligenza superiore e sopraffina, un visionario mistico, uomo di immensa cultura e di capacità enormi, amico di tutti i giornalisti del Corriere e di Repubblica di cui è confidente. Ecco il futuro!!!

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