Cota costretto a fare il presidente. E a cercarsi un futuro… in Albania

di TONTOLO

La Bresso ha perso un altro ricorso contro l’elezione di Cota alla presidenza del Piemonte, ma ha annunciato un nuovo procedimento. Auguri! Se Atene piange, Sparta però non ride. Cota non lo ammetterà mai, ma aveva sperato che la sua risicata elezione fosse annullata quando c’era stato il primo ricorso. Questo non per amore di giustizia (in effetti lui ha vinto grazie a una lista di pensionati con firme taroccate), ma perché il giovanotto sarebbe stato beneficiato dalla posizione di “vittima del sistema”, si sarebbe tolto di torno la rogna di una maggioranza infida e di un compito difficile, e – circondato dall’alone di “perseguitato” – sarebbe trionfalmente tornato al governo come ministro (si era liberato il posto di Zaia) o come sottosegretario. Stare a Roma è più facile e politicamente remunerativo che una carica operativa rognosa ed è per questo che Cota non ha mai smesso di frequentare i talk show nazionali, dove pontifica imperturbabile su ogni dettaglio dello scibile umano.
Sfumata l’opzione governativa, oggi la sua posizione è molto più difficile. Preso fra l’incudine di una sentenza che lo costringe a fare il presidente della Regione (con alleati sempre più “avvisati” e con la frotta di incapaci che gli sono rimasti attorno dopo le sue radicali epurazioni nella Lega) e il martello della incompatibilità con la carica di Segretario nazionale che gli sta confezionando la nuova gestione del partito (non è molto amato dai “barbari sognanti”), non ha molta scelta. Sperava di lasciare la Presidenza e di fare il Segretario nazionale in attesa di altri incarichi più prestigiosi (da anni studia “da Bossi”), invece dovrà mollare la Segreteria e fare il Presidente finché dura, e poi cercarsi un’occupazione. Il ragazzo è sveglio e intelligente e potrà scegliere fra tante opzioni: un agriturismo in Albania, uno studio legale con la moglie magistrato, il vice-preside della Scuola Bosina, oppure potrebbe anche tentare la fortuna in un’altra formazione politica. Roba tipo l’Udc (per tradizione di famiglia), o Montezemolo o il nuovo partito di Berlusconi: avrebbe già il guardaroba e la faccia adatti.

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13 Comments

  1. Cota mediocre, e la sua fine verrà da sola…ma il suo amicone Calderoli vogliamo parlarne? Non è mica lui quella cima di statista del cazzo che definì Napolitano un amico con cui la Lega ha stabilito un ottimo rapporto e un amico del federalismo”???? Era mica lui che andava a leccare il culo e faceva comunicati a firma Carcano per lodare il presidente e difenderlo? Che omino piccolo, che omuncolo. Amico di Cota e suo alleati pure. Ma in che mani era finita la Lega????????

  2. Sia lui che Tosi sono 2 democristiani-caregari-opportunisti a cui del partito non frega proprio nulla… Con la differenza che almeno il secondo è furbo e con le careghe gestisce potere e consensi, questo qui……

  3. piccolo penalista di provincia con studio in periferia di Novara al piano rialzato e con arredo anni 60…che vuoi di piu?

  4. Nooo, non solo Jean Claude, ricoprirà anche il ruolo di maggiordomo di Maroni : la ‘gestione’ è ufficialmente cambiata, anche senza portaceneri ! Non lo si dimentichi mai…

    • Oneto è contento ogni volta che si parla male della vecchia guardia bossiana… quando c’è da parlare male di barbari-democristiani-scopatori-sognatori invece…. Sai, i libri…..

  5. Criticare, criticare, criticare! La cosa più semplice del mondo. Provare a fare qualcosa no? Chiunque scriva o faccia la critica, si proponga con una soluzione alternativa, ne fissi i contenuti in maniera inoppugnabile e poi faccia, altrimenti zitti e “non disturbare il manovratore”, altrimenti siamo tutti bravissimi!

  6. Ci sarebbe anche maggiordomo portacenere: se esiste il personal shopper per i malati dello shopping, può starci anche il portacenere ad ore per politici trombati

  7. Hai perfettamente ragione. Cota si presenta bene: ha il faccino pulito, non dice assolutamente nulla e non sa di cosa parla però lo fa con una certa moderazione ed educazione, a differenza dei leghisti alla Bossi, quindi è l’ospite più gradito nei salotti televisivi in voga. O meglio lo era, finché è durato il carnevale berlusconiano. Ora che siamo in piena quaresima e che dovrebbe dedicarsi alla difficile arte di amministrare il Piemonte, si ritrova ad essere senza senso né scopo. Sotto il faccino niente.

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