La Costituzione italiana non è un contratto, ma un’imposizione

di FRANCO FUMAGALLI*

Ho letto, su questo giornale, il commento di un cittadino che definiva la Costituzione come un contratto. Non sono di questo parere. Mi spiego. Il termine “contratto”, sottintende una funzione che ha un senso, per esempio, sotto il profilo economico. In questo, il “contratto” può considerarsi come un complesso di relazioni di molteplice natura e regolate con norme specifiche, che si costituiscono fra operatori diversi. Il che comporta, come minimo, soggetti distinti con interessi precisi, per il raggiungimento di finalità differenti. In politica, intesa questa come “ la sfera di decisioni collettive sovrane” di una singola società, come la definisce Giovanni Sartori, o in altre similari definizioni, il “contratto” non può esistere, perché non vi sono contraenti che hanno finalità diverse. Sin dalle società primitive, le regole di convivenza erano decise all’unanimità o a maggioranza tra “uguali”, quindi con gli identici interessi, per tutti. Non vi erano “contraenti” ma soggetti che si autogestivano con norme condivise. Nello sviluppo delle complessità della vita sociale, chi era stato incaricato di compiere gli atti necessari al bene comune, ha iniziato a trasformare il mandato, in diritto, quasi sempre basato sulla forza. Non solo. Anche ricorrendo ad altre giustificazioni come, ad esempio, la predestinazione divina ( faraoni dei, imperatori romani pure) e creando, di fatto, un sistema, lo Stato. Quest’entità che avrebbe dovuto agire in nome e per conto del popolo, in pratica, lo ha trasformato in suddito e provvedeva solo a realizzare  gli interessi della casta di cui era costituito.

Nella storia, intesa come narrazione evolutiva della politica, lo “Stato” ha sempre avuto il principale compito di realizzare gli interessi  del monarca, del signore o del dittatore in auge, mai quello del popolo. Si era così venuto a creare un “dualismo” , teoricamente surrettizio, ma praticamente realizzato, che ha caratterizzato per secoli la storia occidentale e non solo. Nel tentativo di eliminare i contrasti più estremi, le tesi di G.G. Rosseau, se non nella formulazione concettuale ma nella realtà sostanziale, hanno legittimato, con la formula del “contratto sociale”, la presenza di due entità distinte. Solo con la deriva della rivoluzione francese, nella storia, si è iniziato a scalfire la “torre d’avorio” dello “Stato”. Anche le forme di governo più assolute iniziarono a fare i conti con gli “Statuti”, ovvero quei principi legislativi attinenti all’organizzazione “statale”. E qui siamo quasi giunti alla nostra “Costituzione”.  In realtà questa è un prolungamento dello statuto di Carlo Alberto del 1848: riconosce certe prerogative al popolo ma non intacca minimamente il concetto di base, ovvero l’entità “Stato” che “concede” al popolo. Rimangono quindi due soggetti distinti e giuridicamente in contrasto.

Nel nostro periodo storico, in un mondo in accelerazione continua e in costante  evoluzione sociale, come quello che stiamo vivendo, è impensabile, come pretende l’attuale nostro atto costitutivo, di ritenere ancora due distinti soggetti istituzionali: il “potere” (lo si chiami Governo o Stato) e il popolo. La Costituzione non può quindi che essere un insieme di regole approvate esclusivamente dai cittadini, perché loro sono lo “Stato”. La Costituzione non è un contratto. E’ un’autonoma scelta di norme che i cittadini si danno. Infatti, al di là del percorso storico, la definizione di Stato rappresenta una comunità organizzata unitariamente come persona giuridica collettiva e titolare di un potere sovrano. Per questa definizione popolo e Stato, si identificano. E’ erroneo ritenere e considerare lo Stato al di fuori del popolo e sia “cosa” della “nomenclatura” (che oggi si chiama burocrazia), che ha semplicemente sostituito la “corte” dei Savoia. Per chiarire meglio il concetto si può dire che al posto di Stato si dovrebbe parlare di “funzione pubblica” che non dovrebbe essere nient’altro che un’organizzazione per l’assolvimento di compiti particolari che i cittadini, nel loro complesso, demandano (e pagano) ad altri cittadini. Questi compiti saranno limitati in quantità e qualità, regolati con opportune norme, ma sempre e solo in funzione degli interessi sociali. In questa ottica i “soggetti pubblici”, nelle loro prestazioni, devono essere  vincolati alle regole degli operatori privati. Il loro operato dev’essere sotto stretto controllo, democratico, dei cittadini con opportuni strumenti, ad esempio con referendum di tutti i tipi.

*Unione Padana – Mantova

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5 Comments

  1. marina reliniti says:

    Basta teorie astratte!… La Costituzione italiana non è stata nemmeno sottoposta a referendum popolare, perchè si aveva paura che sarebbe stata rifiutata…
    Ma quale contratto!…. E’ un pezzo di carta come un altro, elaborato da capipartito dotati anche di scarsa cultura.

    • Aquele Abraço says:

      E’ un’imposizione della classe dirigente all’epoca della sua stesura, non per niente non prevede i referendum propositivi.
      La garanzia per mantenere sempre il potere nelle mani della “nomenclatura” altro che “funzione pubblica”, tanto che i referndum consultivi e addiritura quelli abrogativi non sono nemmeno considerati.

  2. Antonino Trunfio says:

    la prima costituzione è la creazione : l’uomo, la natura e tutti gli essere viventi. Quanto al lettore che scriveva che la costituzione è un contratto, la dichiarazione si commenta da sola. Quando dico questo ai miei interlocutori la cosa più gentile che mi viene detta è : se non ti sta bene, vattene via dall’Italia !!!

  3. Dan says:

    Chiamiamola come vogliamo, il nodo rimane però scoperto: le fondamenta di questa cosa sono democrazia e lavoro. Democrazia non c’è, lavoro neppure, sempre e solo per azione dello stato, nato e legittimato proprio dall’esistenza di queste fondamenta quindi la costituzione decade e tutto ciò che discende da essa.

  4. Maurizio says:

    Thomas Paine in”Rights of man(1791)scrisse: «Una costituzione non è l’atto di un governo, ma l’atto di un popolo che crea un governo: un governo senza costituzione è un potere senza diritto……Una costituzione è antecedente ad un governo: e il governo è solo la creatura della costituzione».
    A questo ci si dovrebbe ispirare per una costituzione che sia tale e non come la “costituzione italiana”, che non è nemmeno mai stata legittimata dal popolo.da ritenersi legale, ma totalmente illegittima !

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