Costi standard sanità: Veneto, Emilia e Umbria le regioni di riferimento

di REDAZIONE

Dopo mesi di discussioni e archiviato qualche malumore, partono, finalmente, i costi standard. Che porteranno – ha assicurato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a 2-3 miliardi di minori costi in sanità. Risparmi che, per il governatore del Veneto, Luca Zaia, salgono a 30 miliardi. Ma che – qualunque sia la cifra – serviranno a rendere il sistema sanitario nazionale più omogeneo da nord a sud «evitando, tra l’altro, che un pasto in ospedale, che nel Veneto costa 6,50 euro, in altre Regioni costi fino a 80 euro», ha sostenuto oggi Zaia. «Con i costi standard riparte anche il federalismo, che deve significare autonomia e responsabilità, e che finora è stato attuato con poca costanza», ha esultato il ministro per gli Affari Regionali, Graziano Delrio. E acquista «maggiore forza il lavoro per il nuovo Patto per la salute, a cui siamo impegnati da mesi, per riprogrammare il Servizio sanitario nazionale valorizzando maggiormente i Lea, i Livelli essenziali di assistenza, che hanno sofferto in questi anni», ha spiegato il ministro Lorenzin. Oggi, infatti, sulla scorta delle cinque Regioni individuate tempo fa dal ministero della Salute quali eleggibili (Umbria, Emilia Romagna, Marche, Lombardia e Veneto), la Conferenza delle Regioni ha indicato le tre Regioni di riferimento: Umbria, Emilia Romagna e Veneto. Lombardia e Marche hanno fatto un passo indietro, «per senso di responsabilità e per tenere unita la Conferenza delle Regioni», ha spiegato l’ assessore marchigiano alla Sanità, Almerino Mezzolani. Mentre il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha assicurato che rappresenterà «tutto il Lombardo-Veneto». Soddisfatto anche il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta, secondo il quale «oggi è una giornata importante per andare verso un federalismo responsabile, che valorizzi le migliori pratiche. Non si tratta di una graduatoria ma di un parametro in grado di assicurare la qualità della spesa sanitaria». Il ministro Delrio ha spiegato che è in corso, con il ministero dell’ Economia, anche un lavoro di ricognizione, già compiuto all’80%, per introdurre costi e fabbisogni standard nei Comuni e nelle Province. «Sono state le Regioni a proporre l’introduzione dei costi standard per evitare i tagli lineari e per lavorare nella direzione di una maggiore qualità ed efficienza del servizio sanitario nazionale», ha sottolineato la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, che oggi ha presieduto i lavori della Conferenza delle Regioni. Le tre Regioni benchmark, tuttavia, «rimarranno in carica» solo per questo scorcio del 2013. La Conferenza delle Regioni, come oggi ha anticipato la presidente Marini, «valuterà infatti già nella prossima seduta, una proposta che individui ulteriori criteri per i costi standard in sanità per l’anno 2014». L’idea delle Regioni è di mettere a punto una proposta secondo la quale tutte le Regioni che abbiano i requisiti, vengano considerate per l’elaborazione dei costi standard. La proposta verrà inserita come emendamento alla legge di Stabilità e modificherà, se approvata, il decreto 68 del 2011. E a questo punto parte anche il lavoro delle Regioni per il riparto del Fondo sanitario nazionale 2013: per giovedì prossimo è già stata convocata una seduta straordinaria della Conferenza delle Regioni con all’ordine del giorno il riparto del Fondo che, compresi i 2 miliardi previsti dal Governo per evitare l’introduzione dei ticket sanitari dal 1 gennaio 2014, ammonta complessivamente a 109,9 miliardi di euro.

 Per Zaia, ora, il motto dev’essere “gambe in spalla e lavorare, perche’ mai come adesso c’e’ bisogno di una sanita’ che funzioni e che costi il giusto a prescindere da dove la si eroga. Cosi’, lo dico da tempo, si risparmieranno 30 miliardi di euro l’anno da investire sui fronti per i quali c’e’ piu’ bisogno: economia, lavoro, assistenza, sanita’”. “Si parte dal subito, dal 2014 con tutti gli accorgimenti del caso – ha aggiunto il presidente del Veneto – pensando anche ad una sorta di soft landing per le Regioni in piano di rientro. Questo passaggio – ha proseguito – rappresenta una svolta storica verso una nuova cultura della spesa sanitaria. Andava fatto gia’ dieci anni fa, ma erano tempi di vacche grasse e non se ne volle sapere”. Secondo Zaia, “la scelta delle Regioni Benchmark dara’ anche un’importante spinta positiva alla definizione del nuovo Patto Nazionale sulla sanita’ e rendera’ possibile definire una volta per tutte il riparto del Fondo Nazionale 2013 che ancora non c’e'”. Arriva, infine, un ringraziamento al collega e compagno di partito, Roberto Maroni, “per la disponibilita’ ad indicare il Veneto. Vuol dire che avremo noi la responsabilita’ di rappresentare un grande lombardo-veneto della sanita’ virtuosa e moderna”.

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8 Comments

  1. get smart says:

    Questi sono organi necessari delle regioni, per cui gli statuti e le leggi regionali non possono disporre diversamente dal dettato costituzionale.

  2. ingenuo39 says:

    Costi standard sanità? La vedo dura, mooolto dura, spero ardentemente che ci riescano.

  3. Pietro says:

    ma anche se lo stato risparmiasse soldi risparmiando per le spese sanitarie del sud (tutto da vedere), non penso proprio che i soldi rimarrebbero in veneto o lombardia, ma sarebbero dirottati verso altre fonti di spreco e assistenzialismo…quindi, di cosa parliamo??!

  4. Trasea Peto says:

    cosa vol far vedare Zaia, kel lu el xe un italian pi beo?

  5. Gianfrancesco says:

    da lombardo mi fa piacere che mi rappresenti Zaia, però temo che lo stato italiano farà di tutto per continuare così, quindi presto metteranno come regione di riferimento la Calabria. Già mi preoccupa che Zaia dica si risparmiano 30 miliardi e la Lorenzin dica che se ne risparmiano 3… vuol dire che gli altri 27 continueranno a sprecarli.

    Basta Italia!!!!!!

  6. lombardi-cerri says:

    Non riesco proprio a capire tutta questa pantomima sui costi standard (termine contabilmente assolutamente errato) .
    Basta semplicemente dire : il costo massimo ammissibile dellasanità è di X Euro/ per cittadino.
    Questo è il livello che se superato deve essere pagato dai cittadini della regione sotto esame.
    Punto e basta !
    Naturalmente il costo dei cittadini che vanno a farsi curare in trasferta deve essere totalmente addebitato alla Regione di provenienza e ,sopratutto , PAGATO.

  7. pierino says:

    se dove un pasto costa 80 euro lo faran arrivare anche a soli 10… tempo un giorno e dichiara fallimento l ospedale,il comune, la (ex)provincia e pure la regione. e giu soldi

  8. gianluca says:

    alla faccia di Boby che alla farsa degli stati generali del nord invitò il governatore della calabria.

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